Lo scorso 10 maggio è stato presentato a Roma il nuovo soggetto di rappresentanza unitaria del mondo della Pmi e dell’impresa diffusa promosso dalle cinque maggiori organizzazioni dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo (Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confesercenti, Casartigiani), che in futuro saranno dunque riunite sotto un unico logo e un’unica Fondazione.
Ai tavoli istituzionali
R.ete. Imprese Italia si presenterà con il solo portavoce di turno, che farà pesare la forza unitaria di questa importante alleanza delle organizzazioni dell’artigianato, del commercio e dei servizi: oltre 2,3 milioni di imprese, 11 milioni di addetti, 95% del tessuto produttivo nazionale.
R.ete. Imprese Italia è un’
Associazione inter-confederale pensata come strumento unitario di rappresentanza e di confronto con le istituzioni, la politica, le altre forze economiche e sociali e insieme è anche una Fondazione dedicata all’approfondimento culturale e scientifico, alla costruzione di analisi e di proposte. Associazione e Fondazione agiranno in stretto raccordo, avendo come finalità statutarie la “promozione delle ragioni e dei valori dell’impresa, del lavoro, dello sviluppo territoriale, ma anche lo sviluppo dell’integrazione politica e culturale della rappresentanza del popolo del fare impresa”.
I Presidenti delle Confederazioni fondatrici - membri degli Organi dell’Associazione e della Fondazione - si alterneranno nel ruolo di Presidente dell’Associazione, secondo un principio di rotazione semestrale, iniziando con Carlo Sangalli Presidente di Confcommercio e poi a rotazione Giorgio Guerrini Presidente Confartigianato, Ivan Malavasi Presidente CNA, Marco Venturi Presidente Confesercenti, Giacomo Basso presidente Casartigiani.
Tutto prende origine dal celebre “Patto del Capranica”, una manifestazione unitaria, promossa da Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, svoltasi a Roma nell’ex cinema Capranica l’ottobre 2006 in risposta ad alcune scelte operate dal governo Prodi nell’ambito della legge finanziaria, misure che prevedevano un inasprimento della pressione fiscale e contributiva a carico delle Pmi.
Questa fu l’occasione costituì il pretesto iniziale per avvicinare le cinque Organizzazioni, le quali da allora hanno avviato un processo di coordinamento informale che nel tempo le ha portate a sostenere posizioni comuni ed elaborare documenti unitari presso le principali sedi istituzionali governative e parlamentari. Ora sì è voluto dare una svolta e avviare un processo organico e meglio definito per garantire una rappresentanza unitaria nuova del mondo delle Pmi, senza però annullare le singole identità delle Confederazioni che hanno aderito.
L’attuale crisi economica ha sicuramente funto da catalizzatore, facendo riscoprire il valore dell’economia reale e conseguentemente il ruolo determinante delle piccole e medie imprese dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo, che, nonostante le turbolenze dei mercati, continuano a sostenere il tessuto economico - produttivo e sociale del nostro Paese. Questa crisi ha dato un forte impulso alle cinque organizzazioni, condizionandone la scelta di impostare in modo organico e strutturato questo coordinamento al fine di renderlo maggiormente operativo e decisamente più incisivo.
In fondo le crisi a questo servono se veramente si tratta di crisi; infatti analizzando l’etimologia del termine, ossia risalendo al significato d’origine, (dal latino crisis, dal greco Krisis scelta, decisione, momento risolutivo fonte:dizionario Garzanti) crisi, senza alcuna accezione sia essa positiva o negativa, significa uno stato di cambiamento drastico, repentino. Quindi cinque Confederazioni si sono organizzate per rappresentare le imprese: insieme per condividere posizioni, azioni, proposte e richieste nei confronti delle istituzioni, della politica, delle forze economiche e sociali; insieme per sostenere le Pmi valorizzandone le immense potenzialità, condividendo valori, principi, missione e soprattutto politiche perché richiamando una frase celeberrima del Ministro Sacconi: “ciò che va bene alla piccola impresa va bene al Paese”.
Insieme quindi per garantire, nel sistema della concertazione, più voce e visibilità all’Italia dell’impresa diffusa che, anche nella crisi più grave, non intende arrendersi anzi diventa una risorsa fondamentale per rimettere in moto la crescita e lo sviluppo del Paese, continuando a generare lavoro, occupazione e valore e contribuendo quindi a salvaguardare coesione sociale e territoriale. Affrontare e vincere la sfida della produttività e della crisi richiede anche, sulla scorta dello Small Business Act europeo già fatto proprio dal nostro Paese, il riconoscimento della necessità di politiche dedicate alle piccole e medie imprese.
R.ete. Imprese Italia vuole essere una risposta nuova e più efficace al problema della rappresentanza del sistema imprenditoriale italiano, andando oltre frammentazioni di tipo dimensionali, settoriali o legate ad appartenenze politiche originarie, assumendo forme organizzative stabili e strutturate, contenuti programmatici più impegnativi, obiettivi più ambiziosi.
“Il futuro del nostro Paese infatti – dice
Carlo Sangalli presidente di turno di R.ete. Imprese Italia e
Presidente di Confcommercio - è inscindibilmente legato alle piccole e medie imprese ed all’impresa diffusa, chiave di volta della sua competitività, struttura portante dell’economia reale e dei processi di sviluppo territoriale, luogo di integrazione e costruzione delle appartenenze. Le imprese piccole e medie sono frutto di investimenti e di iniziativa privata, senza aiuti e sussidi, senza mercati protetti, senza monopoli e rendite di posizione. Sanno coniugare competizione ed efficienza insieme a prossimità e coesione sociale. Compongono un mondo che innova, produce ricchezza e occupazione, alimenta la connettività del tessuto sociale, accresce il patrimonio di saperi, di capacità, di operosità, di mestieri e di professionalità che appartiene alla storia del Paese. Esprimono valore sociale e sono insostituibile occasione di trasmissione e diffusione dei valori del lavoro, dell’inclusione, della solidarietà.
Hanno mostrato di sapersi misurare con i nuovi scenari competitivi. Hanno compiuto la transizione dal “lavorare per produrre” al “produrre per competere”. Hanno salde radici nel territorio e sanno esplorare il mondo. Sono le imprese che nascono dal territorio e lo disegnano. Fanno il made in Italy e lo valorizzano nel mercato globale. Si sono aperte alla contaminazione tra la produzione e il mondo dei servizi, dell’artigianato, del commercio, delle reti, del turismo. Agiscono in rete, si uniscono per competere, fanno squadra. Significano modernità e sistema-Paese. Significano futuro.” Il modello di R.ete. Imprese Italia. è un modello “programmaticamente aperto e plurale, che lavora per rafforzare le ragioni dell’unità di rappresentanza delle imprese e della collaborazione tra le imprese ed il lavoro.”.