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I lavoratori stranieri: Italian melting pot

fonte: 'Elettricoplus'
I lavoratori stranieri: Italian melting pot
26.03.2008
Le imprese lamentano una forte carenza di manodopera qualificata. Molte ricorrono a lavoratori esteri poiché l'offerta nazionale appare insufficiente sia per quantità sia per qualità.
La situazione è aggravata dalla scarsa flessibilità e dal fatto che, nel caso sia necessario incrementare la forza lavoro per fronteggiare picchi produttivi, svariate barriere rendono assai problematico operare assunzioni a tempo determinato.
Con il nostro sondaggio ci proponiamo di verificare il peso che queste problematiche assumono nel comparto dell'installazione elettrica, di tratteggiare i criteri e le metodologie di cui le aziende si avvalgono nella ricerca del personale, di esaminare quali strumenti esse adottano per operare nuove assunzioni e di constatare, infine, quale dimensione assuma la presenza di installatori di origine straniera.

Metodologia dell'indagine

L'indagine è stata realizzata somministrando un questionario, contenente domande a scelta multipla o con scala di valutazione a cinque punti, ad un campione di imprese d'installazione elettrica estratto in modo casuale dagli albi professionali, da repertori di categoria e dagli elenchi telefonici.
In ragione della sua ampiezza, il campione, formato da centotrenta aziende distribuite sull'intero territorio nazionale, può essere considerato rappresentativo del settore.
La rilevazione è stata completata mediante interviste telefoniche di tipo non direttivo, volte a focalizzare gli aspetti qualitativi del tema ed a cogliere i diversi punti di vista ed i giudizi soggettivi.
Nell'intento di evidenziare le opinioni e le tendenze comportamentali più comuni, le risposte rese dagli intervistati sono state elaborate con i metodi della statistica descrittiva. Successivamente sono state segmentate sulla base del patrimonio umano aziendale, dell'area di business e della localizzazione geografica, allo scopo di individuare l'esistenza di correlazioni tra caratteristiche della struttura aziendale e condotta di mercato.
I dati emersi sono illustrati nelle tabelle per mezzo della frequenza percentuale con la quale le opzioni sono state selezionate o degli indici di tendenza centrale dei punteggi registrati nelle valutazioni su scala.
Per comodità di lettura ricordiamo che la moda rappresenta l'item che ha ottenuto il massimo numero di indicazioni; la mediana indica l'elemento centrale nell'insieme delle risposte ordinate per valore crescente, la media misura il valore teorico intorno al quale si distribuiscono i dati e la deviazione standard, infine, fornisce un indice della variabilità (che assume un valore pari ad 1 nel caso della distribuzione normale) ed esprime il grado di omogeneità delle opinioni espresse. Ove si è reso opportuno operare delle inferenze, per segnalare se differenze riscontrate tra i campioni siano significative a livello statistico o siano, per contro, riconducibili a fenomeni di causalità, sono stati eseguiti i Test X2 e di Fisher, ad un livello di confidenza pari al 95 per cento.

Scarica in PDF le figure relative all'articolo

Analisi del campione
Il campione analizzato si compone d'imprese regolarmente iscritte alle Camere di Commercio ed attive nel settore dell'installazione elettrica sia nel campo civile (59 %) sia nel campo industriale (35 %) sia in entrambi (6 %).
La loro dimensione organizzativa mostra un range di variabilità idoneo a rispecchiare l'intero universo: il 59% dispone di un patrimonio umano inferiore a sette persone, il 32 % offre impiego ad un numero di addetti compreso tra 7 e 15 ed il 9 per cento occupa oltre 15 lavoratori.
La ripartizione per settore d'attività evidenzia che, nell'area dell'installazione elettrica per uso civile, le organizzazioni con meno di sette dipendenti ammontano al 61% mentre quelle con una forza lavoro pari a 7/15 unità rappresentano il 29 per cento. Nel comparto industriale, invece, le aziende della prima tipologia costituiscono il 54% e quelle della seconda il 38 per cento.
La segmentazione per area geografica, d'altro canto, prospetta una correlazione tra localizzazione e dimensione organizzativa poiché sia le realtà con oltre 15 addetti nelle regioni del Nord Ovest (15%) e del centro (13%), sia le aziende con meno di sette dipendenti nel Sud della penisola (69%) mostrano una presenza superiore alla media campionaria.
A parere di alcuni operatori intervistati telefonicamente, tali differenze sono riconducibili alle peculiarità della struttura economica locale: i distretti ove si concentrano le industrie e nel campo dell'edilizia residenziale prevale la costruzione di grandi condomini forniscono le condizioni più favorevoli alla crescita dimensionale delle imprese d'installazione elettrica e, per contro, dove l'industria è meno sviluppata e si edificano soprattutto unità abitative di tipo monofamiliare risultano meno elevate le barriere alla creazione di nuove realtà di piccole dimensioni.
Le imprese campionate competono in aree geografiche di estensione diversa: il 19% presidia esclusivamente la provincia di appartenenza, il 45% opera in ambito regionale, il 29% estende l'attività a livello nazionale e l'8% copre anche mercati esteri.
L'ampiezza della zona operativa non appare necessariamente determinata dalla dimensione aziendale poiché, ad esempio, una frazione superiore al 40% delle organizzazioni insediate al Sud dichiara di agire sull'intero territorio italiano.
Secondo gli installatori interpellati, questo dato trova spiegazione nel fatto che, frequentemente, le piccole imprese meridionali riescono ad aggiudicarsi appalti al Nord, in ragione della forte competitività di prezzo e della disponibilità ad eseguire i lavori in tempi molto contenuti.

Le aspettative sul breve periodo

A dicembre 2007, mese nel quale è stata condotta la rilevazione, il 60% degli intervistati dichiarava di avere commesse sufficienti a coprire un periodo di attività inferiore ai tre mesi; il 34%, invece, denunciava impegni per 3/6 mesi.
Il confronto tra le singole partizioni del campione evidenzia che l'area di business non condiziona l'entità del portafoglio ordinativi, poiché le risposte rese dagli installatori che operano nel campo civile sono del tutto sovrapponibili a quelle fornite dagli attori del comparto industriale.

Scarica in PDF le tabelle relative all'articolo

La localizzazione geografica, per contro, sembra esercitare una notevole influenza, dal momento che la frazione percentuale di quanti dispongono di lavoro pianificato per oltre tre mesi ammonta al 53% nelle regioni del Nord Est e si ferma al 34% in quelle del Sud.
Accettando una probabilità d'errore pari al 5% (livello di confidenza = 95%), gli scostamenti dalla media campionaria non appaiono imputabili alla casualità e indicano l'esistenza di fattori ambientali specifici, in grado di influire sul risultato aziendale.
Gli interpellati si dimostrano piuttosto fiduciosi riguardo all'evoluzione della domanda nel breve/medio termine.
Nel dettaglio, circa la metà di loro giudica che il mercato si manterrà stabile nei prossimi dodici mesi, il 35% stima che mostrerà un leggero incremento e l'otto per cento preconizza una crescita sostenuta. Gli attori non sembrano, quindi, temere che il rallentamento dell'economia legato alla recente crisi americana determini ricadute significative sul loro settore.
La segmentazione per area geografica, tuttavia, fa emergere una considerevole variabilità dei giudizi. Le aziende insediate nelle regioni del Nord-Est esprimono l'opinione più ottimista: soltanto il 35 per cento prevede una fase di stabilità mentre il 65% ipotizza un trend di sviluppo positivo.
Tra le imprese operanti al Sud, per converso, una frazione quantificabile nel 28% ritiene che interverrà un andamento riflessivo.

La ricerca delle risorse umane

Il settore dell'installazione elettrica ha sempre registrato una costante crescita dei livelli di occupazione poiché offre uno sbocco lavorativo non solo interessante e soddisfacente sotto il profilo professionale, ma anche allettante in termini di remunerazione.
Ciononostante, molti tra gli imprenditori consultati lamentano che, nel corso degli ultimi anni, è divenuto sempre più raro trovare giovani inclini ad intraprendere il mestiere d'installatore.
Gran parte di loro attribuisce le motivazioni del fenomeno ad una prospettiva culturale che enfatizza il primato del terziario avanzato e porta a depauperare o addirittura ad eclissare l'attrattiva del lavoro materiale. In altre parole, i giovani preferiscono dedicarsi ad un impiego da "colletto bianco" e tendono ad evitare tutte le posizioni lavorative che possono comportare fatica fisica.
Tale convincimento impronta il giudizio sulla disponibilità di forza lavoro. Secondo il campione, non si riscontrano difficoltà a conseguire risorse umane per le mansioni amministrative e contabili o per le funzioni di marketing e vendite. Risulta assai più problematico reperire operatori qualificati nel campo della progettazione o dell'installazione degli impianti elettrici. L'opinione, benché espressa con particolare vigore dalle imprese che operano nel comparto industriale, appare condivisa da tutti gli interpellati ed affatto univoca, dal momento che le risposte si polarizzano sull'estremo superiore della scala di valutazione e presentano un indice di variabilità molto basso.

Come ricaduta, la carenza di manodopera specializzata genera una tensione sul livello delle remunerazioni: il 41% degli intervistati giudica elevata l'intensità di tale pressione, ma una frazione all'incirca uguale (38%) ritiene che abbia effetti modesti. Le risposte dei sottocampioni presentano nella distribuzione di frequenza una differenza significativa a livello statistico tale da autorizzare l'ipotesi che la spinta al rialzo dei salari si manifesti in misura preponderante nel comparto dell'installazione elettrica per uso civile e nelle regioni meridionali.
L'intreccio delle circostanze esposte induce le aziende a reclutare prevalentemente apprendisti inesperti, il che comporta il carico aggiuntivo degli oneri necessari alla loro formazione professionale.
Negli ultimi dodici mesi, circa un quarto delle imprese d'installazione analizzate ha perfezionato almeno una nuova assunzione.
Il maggior numero di posti di lavoro è stato creato nel comparto civile ed, in special modo, nelle realtà dotate di una forza lavoro variabile tra sette e quindici unità. Questo riscontro porta ad inferire che una simile combinazione si prospetti come un fattore critico di successo ed un volano dello sviluppo organizzativo, poiché salvaguarda la flessibilità e consente livelli di servizio e produttività adeguati alle istanze emergenti dal mercato.
Se si analizza il trend in rapporto al territorio, inoltre, si rileva che le regioni del Nord Est hanno prodotto maggiore occupazione, dato che il 32% delle imprese dichiara di aver incrementato la forza lavoro, mentre quelle del Nord Ovest hanno registrato una crescita contenuta, poiché soltanto il venti per cento delle aziende vanta un identico risultato.
Anche le previsioni per i prossimi dodici mesi appaiono piuttosto positive: oltre un terzo del campione e addirittura il 41% delle organizzazioni attive nell'area Nord Est si propone di accrescere il patrimonio umano.
L'individuazione e la selezione dei candidati avviene, nella maggioranza dei casi, seguendo le modalità di condotta tipiche delle piccole imprese di tipo artigianale.
Agli intervistati è stato domandato di valutare, su una scala crescente a cinque punti, l'importanza di alcuni strumenti o strategie per acquisire risorse umane. Gli indici di tendenza centrale delle loro risposte sono riportati nella tabella 8.
Si nota che, ad onta delle riforme mirate all'ammodernamento ed all'efficienza di cui sono stati oggetto, gli uffici di collocamento godono di scarsa fiducia presso gli installatori, al pari delle società private di ricerca del personale. I colloqui non direttivi hanno chiarito che esiste un diffuso pregiudizio nei confronti dell'utilità di tali istituzioni, pregiudizio che, per un verso, rimanda a preconcetti radicati nella cognizione comune, per un altro, trova sostegno in esperienze negative sperimentate in precedenza.
Poco diffuso e riservato in maniera quasi esclusiva alle organizzazioni di maggiori dimensioni appare l'utilizzo d'inserzioni su quotidiani o riviste periodiche specializzate. Ancor meno comune risulta il ricorso alla rete Internet; si deve sottolineare che, riguardo all'efficacia del web, le opinioni mostrano un tasso di variabilità molto elevato.

Un gruppo di pionieri esprime un giudizio estremamente favorevole, ma la maggioranza mostra scetticismo o vede nella rete uno strumento ancora futuribile e non commisurato alle esigenze correnti.
Un peso non trascurabile è attribuito ai titoli di qualificazione e agli attestati rilasciati dagli istituti di formazione professionale, tuttavia la principale referenza è rappresentata dalla conoscenza personale o dalla segnalazione da parte di soggetti accreditati. Ad ogni modo, l'assunzione per chiamata diretta è preferita perché è ritenuto necessario non soltanto accertare le abilità e le competenze tecniche dei candidati, ma anche ottenere garanzie sulle loro attitudini caratteriali.

I lavoratori di origine straniera
I lavoratori d'origine straniera rappresentano una risorsa imprescindibile per lo sviluppo economico del Paese, perché colmano una domanda non soddisfatta dall'offerta nostrana ed apportano nuove energie e competenze che possono essere validamente tesaurizzate.
Molti imprenditori, soprattutto nel settore manifatturiero, sostengono che se mancasse il loro contributo, oggi sarebbe impossibile realizzare molte produzioni industriali.
Sulla scorta di tali affermazioni, abbiamo voluto verificare se anche nel mercato dell'installazione elettrica si verifichi una situazione analoga.
Abbiamo, pertanto, domandato agli attori del comparto di esprimere un parere circa la penetrazione d'installatori di origine estera, sia europea, sia extracomunitaria.
L'intero campione si è dimostrato concorde nel ritenere che l'afflusso d'oltre frontiera abbia dimensioni molto contenute, tanto che il 15% lo considera pressoché nullo (tabella 11). La ripartizione per area geografica non produce scostamenti significativi dalla media, sebbene nelle regioni nel Nord Est la risposta assuma una valore leggermente più elevato.
Per esplorare gli atteggiamenti degli installatori, li abbiamo invitati a confrontare, nell'ambito di una rosa di opzioni, le motivazioni sottese alla decisione di assumere manodopera straniera (tabella 12).
La maggioranza ha individuato il fattore basilare nella propensione a ricoprire incarichi e mansioni rifiutate dagli italiani. Il convincimento appare tanto radicato da ottenere, in una valutazione su scala crescente a cinque punti, una votazione media pari a 4,6.
Un'importanza all'incirca identica (voto medio 4,3) è assegnata alla carenza di forza lavoro italiana.
È interessante notare che gli imprenditori che operano nelle regioni del Nord Est invertono i ranghi di priorità ed individuano nella penuria di candidati nazionali la causa principale del ricorso agli stranieri (voto medio 4,7).
Nel processo decisionale che guida il reclutamento, sembra rivestire un'influenza modesta la disposizione alla flessibilità delle mansioni e l'accettazione di contratti atipici o a tempo determinato.
Gli operatori intervistati, inoltre, pensano che la preferenza nei confronti dell'immigrato non dipenda dal suo basso grado di sindacalizzazione o dalla sua propensione a lavorare con orari flessibili o nei giorni festivi.

Come ultima annotazione, occorre rimarcare che la maggioranza degli installatori, seppure con un'ampia gradualità nei giudizi, afferma che l'assunzione degli stranieri non comporta un risparmio economico poiché vengono loro corrisposti salari uguali a quelli degli italiani.
Complessivamente, poco più del 17% delle imprese censite dichiara di avere in carico almeno un dipendente di origine estera. Tale percentuale può apparire piuttosto consistente, tuttavia il raffronto in termini numerici dimostra che in totale gli stranieri rappresentano una quota della forza lavoro inferiore al 3 per cento.
La loro penetrazione risulta inferiore a quella attesa in base all'entità della popolazione immigrata.
Si può dire, in sintesi, che a differenza di quanto avviene in altre aree d'affari, quali ad esempio l'edilizia, il settore dell'installazione elettrica non si dimostra adeguatamente ricettivo e non sembra trarre il massimo vantaggio dalla facile accessibilità ad una risorsa umana spesso dotata di alta qualificazione.
Il fenomeno riconosce una pluralità di concause, tuttavia risente di una impostazione culturale che orienta alla circospezione nei rapporti con gli apparati dello Stato.
Richiesti, infatti, di analizzare i fattori che scoraggiano l'assunzione di manodopera straniera, si rileva che gli installatori identificano l'ostacolo maggiore nella complessità degli adempimenti amministrativi e burocratici (voto medio 4,5 su 5; deviazione standard 0,65). A fronte della semplificazione delle procedure introdotta nel corso degli ultimi anni, si evince una carenza d'informazione che le istituzioni dovrebbero impegnarsi a colmare.
Un secondo impedimento è individuato nella lingua poiché, come hanno ribadito molti degli interpellati, la padronanza del linguaggio tecnico è indispensabile, dal momento che anche un banale fraintendimento delle istruzioni per l'esecuzione degli impianti può pregiudicarne la riuscita.
Poco significative, per converso, sono considerate le differenze relative alla cultura ed allo stile di vita, a dimostrazione che non esiste alcuna diffidenza dovuta a pregiudizi.
Ugualmente trascurabile è giudicata la difficoltà a verificare i titoli di qualificazione professionale o ad ottenere referenze, in quanto le competenze tecniche possono essere agevolmente testate nel corso della pratica lavorativa.
Gli stranieri attualmente impiegati in imprese d'installazione elettrica appartengono a diverse nazionalità, tuttavia, a livello generale, si rileva una leggera preponderanza degli albanesi e dei tunisini. Nelle singole realtà locali, inoltre, possono predominare altre provenienze; ad esempio, nelle regioni del Nord Est si regista una più elevata rappresentanza di sloveni e croati, mente al sud prevalgono gli albanesi.
Come ultima notazione, occorre registrare che, sebbene la maggioranza degli gli intervistati ammetta di non avere specifiche cognizioni al riguardo, Polonia e Romania sono accreditate come i paesi dai quali provengono i soggetti dotati di un più elevato livello di qualificazione professionale.

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