Il Rapporto Italia è un
appuntamento importante poiché, dal 1989 ad oggi conta 21 edizioni con
l’unica eccezione del 1993, anno che ha segnato la nascita del Mercato
unico europeo e la trasformazione del nome dell’Istituto da ISPES in
EURISPES. Da allora, dato il particolare momento storico e politico,
l’analisi del Rapporto è stata ampliata al contesto europeo attraverso
le pagine del Rapporto Europa.
Alcuni dati colpiscono più
di altri, come quello che il disavanzo della spesa sanitaria nazionale
del Lazio nel 2008, pari a 1,67 miliardi di euro, rappresenta da solo
il 49,5% di tutto il disavanzo nazionale. Esaminando i dati relativi
l’indebitamento totale degli enti del Servizio sanitario nazionale da
parte della Corte dei Conti, si evidenzia “l’esplosione” dei debiti del
Lazio (+62,5%): da 8,4 miliardi di euro del 2004 a 13,7 miliardi di
euro nel 2007, ossia poco più di un quarto (27,8%) dell’indebitamento
totale nazionale del servizio sanitario nazionale nel 2007. Il debito
verso fornitori della Regione Lazio è cresciuto considerevolmente nel
periodo 2004-2006 (+66%), per stabilizzarsi negli anni 2006 e 2007
intorno al valore di circa 11miliardi di euro, pari al 34,1% del totale
nazionale dei debiti verso fornitori del servizio sanitario nazionale
nel 2007.
Inoltre ci sono troppi “soldi nel cassetto”, risorse
che ogni anno non si riescono a spendere per il Ministero dei beni
culturali.
Sono 106 gli omicidi compiuti dalle organizzazioni
criminali nel 2008, il 17,6% del totale degli omicidi volontari in
Italia. Il Rapporto dell’Eurispes sottolinea che più della metà dei
crimini (59 omicidi, pari al 55,7%) si sono verificati in Campania.
Il
nostro Paese si attesta nei posti bassi della graduatoria tra i Paesi
dell'Ocse per salari percepiti e nella top ten per il cuneo fiscale.
Secondo il rapporto, ogni Italiano guadagna circa 14.700 euro netti
l'anno - drammaticamente sotto ma la media OCSE (circa 18mila euro) -
piazzandosi così agli ultimi posti in classifica. La laurea, oltre ad
essere un miraggio per molti, non è più garanzia di impiego stabile o
adeguatamente retribuito ed ha, invece, conseguenze negative
sull'occupazione. Peggio di noi solo poche nazioni, in particolare
quelle con economie più arretrate, come Repubblica Ceca, Turchia,
Polonia, Slovacchia, Ungheria e Messico. Vanno molto bene, al
contrario, la Germania, la Francia e la Spagna.
Come si diceva, resta grave situazione del cuneo fiscale, cioè la differenza tra costo del lavoro e retribuzione netta.
Fari
puntati anche sulla pressione fiscale, altra bestia nera per gli
italiani. Infatti, un italiano su due, arriva con difficoltà a fine
mese, tagliando in modo drastico tutte le spese per beni secondari o
superflui, a volte anche beni primari.
La crisi continua ad
influire negativamente sugli italiani, per i quali la situazione
economica del Paese è di molto peggiorata, ma allo stesso tempo le
prospettive di ripresa spingono verso una maggiore fiducia per il
futuro. Infatti, secondo l’Eurispes, è cresciuta la percentuale di
cittadini che esprimono una visione ottimistica circa il futuro (dal
10,9% del 2008 al 18,3%).