L’Agenzia delle Entrate ligure continua con controlli a tappeto sul settore dell’edilizia e scopre che imprese edili, società immobiliari italiane ed estere e costruttori di box evadono il Fisco per oltre 2 milioni di euro tra Iva complessivamente evasa dai diversi soggetti coinvolti, imposte non versate e quelle indebitamente detratte.
I funzionari tributari hanno, infatti, riscontrato che alcune società francesi non versavano l’Iva su fatture emesse ad imprese liguri per lavori edili presso strutture alberghiere in diverse località turistiche della Riviera e della Sardegna. Le strutture sono di proprietà di due società milanesi che ricevevano fatture per le stesse prestazioni da parte dell’impresa edile. Il tutto senza alcun contratto di appalto, polizze fidejussorie a garanzia dei lavori o documentazione attestante le modalità di pagamento per i lavori eseguiti.
Il Fisco ha, inoltre, intercettato oltre 40 operazioni di compravendita immobiliare in evasione dell’imposta di registro che porterà al recupero di oltre 600mila euro. Infatti, per assoggettare ad IVA l’operazione deve esserci “ristrutturazione” e non semplici opere di manutenzione ordinaria o straordinaria: al fine di eludere il tributo la società venditrice ha “giocato” con le parole, dichiarando in atto l’avvenuta “risistemazione” delle aree. Con questo termine ambiguo si è tentato di assoggettare ad IVA l’intera operazione, recuperando indebitamente l’imposta pagata sugli acquisti. Dai controlli i funzionari tributari hanno riscontrato inoltre l’insufficiente dichiarazione di valore per le compravendite: i valori dichiarati negli atti sono risultati infatti addirittura inferiori ai mutui ipotecari contratti dalla società venditrice per la loro acquisizione e manutenzione.
Operazione recupero anche sull’evasione generata da box auto sottovalutati: un costruttore genovese reclamizzava la vendita di box auto a partire da 35.000 euro. La cifra si è rivelata ben inferiore di quella reale perché i controlli effettuati, e gli incroci con i dati degli acquirenti, hanno permesso di riscontrare che il valore indicato nei rogiti era in media inferiore del 50% al prezzo pattuito. Anche in questo caso l’azione di controllo ha fatto incassare al Fisco oltre 600mila euro di imposte non pagate superiore.