Il Parlamento europeo sollecita sanzioni ed incentivi contro il sommerso introducendo la proposta di salari minimi, di più tutele ai lavoratori migranti e sollecitando sanzioni severe per i datori di lavoro che occupano manodopera in nero. La proposta si allarga anche guardando all’aumento dell’aliquota di reddito non imponibile (no tax area) e alla riduzione dei costi non salariali e degli oneri amministrativi che gravano sulle piccole e medie imprese.
L’obiettivo è, soprattutto, lanciare un “patto per l’emersione dal sommerso” tra gli Stati membri ed i soggetti sociali ed economici coinvolti nella lotta al lavoro non dichiarato. Un “patto” che permetta l’emersione graduale delle attività non dichiarate.
È questo, di fatto, l’invito del Parlamento europeo per una strategia comune contro il lavoro nero e la promozione dell’emersione, su proposta di Pier Antonio Panzeri (Pse), approvata lo scorso 8 ottobre con 479 voti favorevoli, 50 contrari e 47 astensioni.
Sulla questione del lavoro sommerso sono stati individuati i punti fondamentali affinché un approccio politico europeo sia veramente innovativo e incisivo. Tra questi la necessità di forti incentivi per chi si impegna a trasformare il lavoro sommerso in lavoro formale, la possibilità di ricorrere a contratti atipici per un periodo massimo di due anni, l'eliminazione dei regimi transitori alla libera circolazione dei lavoratori comunitari, fonte di lavoro sommerso e squilibri tra gli Stati europei.
Il Parlamento europeo accoglie, quindi, con favore l'approccio adottato dalla Commissione che pone il lavoro sommerso tra le priorità politiche dell'Unione e richiede importanti interventi a livello comunitario e nazionale. Si afferma, inoltre, che la lotta al lavoro nero deve essere affrontata predisponendo una strategia complessiva che imprima una maggiore operatività e incisività dell'azione comunitaria. La strategia dovrebbe essere basata su un coordinamento e una cooperazione amministrativa forti ed efficaci fra le istanze amministrative di controllo a livello nazionale, gli ispettorati del lavoro e le parti sociali, gli enti previdenziali e le autorità fiscali.