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Rischio elettrico: manutenzione e incolumità

di: Alessandro Prati fonte: 'Elettricoplus'
Rischio elettrico: manutenzione e incolumità
07.09.2009
Scarica le tabelle e immagini relative all'articolo nel PDF qui a fianco

Fin dall’antichità gli uomini si sono preoccupati della loro sicurezza, nel libro del Deuteronomio (22,8), troviamo la frase: “Quando costruirai una casa nuova, farai un parapetto intorno alla tua terrazza, per non attirare sulla tua casa la vendetta del sangue, qualora uno cada di là.”
Questa citazione dall’antico testamento, dovrebbe farci riflettere in merito agli insegnamenti relativi alla cultura della prevenzione; ovvero che la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, nonostante siano passati oltre 3000 anni, è più che mai un obiettivo da perseguire, perché queste idee non si sono ancora radicate in maniera totale.
Gli infortuni e gli incidenti nei luoghi di lavoro rappresentano a tutt’oggi un problema rilevante; ad esempio, nell’anno 2007, nei quindici Stati membri dell’Unione Europea, si sono verificati oltre 4,4 milioni di infortuni sul lavoro, di cui circa 4.800 con esito mortale.

La percezione e la sottovalutazione del rischio
La percezione del rischio elettrico è un processo cognitivo che orienta i comportamenti delle persone di fronte a decisioni che coinvolgono dei rischi potenziali durante le fasi di un lavoro di natura elettrica.
La percezione del rischio coinvolge diverse dimensioni quali:
• le conseguenze immediate;
• le conseguenze future;
• le implicazioni su un piano razionale e oggettivo;
• le implicazioni su un piano emozionale e soggettivo.
Varie ricerche condotte da soggetti ed enti attendibili hanno sottolineato che nella gran parte dei casi in cui si è verificato un infortunio esisteva, nei soggetti infortunati, una discrepanza tra la percezione soggettiva del rischio e la valutazione oggettiva.
Ovvero: solitamente le persone temono attività che non sono in realtà pericolose e non temono, invece, attività che potrebbero avere conseguenze drammatiche.
Succede quindi che le persone tendano a sovrastimare o sottostimare il rischio a seconda che percepiscano un'attività più o meno pericolosa di quello che affermano le statistiche e le valutazioni di tipo oggettivo.   

Esistono poi altri elementi destabilizzanti in relazione a una efficace politica di perseguimento della sicurezza sul lavoro quali ad esempio:
• atteggiamento culturale sottovalutante il rischio elettrico;
• percezione che i Dpi non permettono di lavorare agevolmente;
• atteggiamento lassista dei colleghi più anziani in merito al rischio elettrico;
• impreparazione tecnico normativa degli adetti ai lavori.

Da una ricerca che Aias (Associazione italiana fra gli addetti alla sicurezza) e Aiman (Associazione italiana manutenzione) hanno congiuntamente condotto si è evidenziato che: 

• il 75% degli infortuni sono generati da azioni improprie dell’infortunato stesso; questo significa che la persona infortunata aveva eseguito qualcosa di errato o non era in grado di valutare esattamente ciò che stava eseguendo;
• l’11% degli infortuni è da considerarsi non prevedibile nell’ambito di azioni normali: è velleitario pensare di annullare completamente gli incidenti. Ogni procedura organizzativa evidenzia i suoi limiti e quindi è impossibile pensare di raggiungere l’obbiettivo “zero infortuni”;
• il14% dei casi è attribuito a organizzazione difettosa o a macchine e attrezzature non
adeguate.

Vari livelli di sicurezza
Per gli addetti ai lavori di tipo elettrico, ma non solo, il concetto di sicurezza spesso è percepito in maniera soggettiva, con entità dinamica.
Un concetto però dovrebbe essere lapalissiano, la sicurezza assoluta (probabilità zero, ovvero certezza assoluta che l’evento non si verifichi) non esiste; infatti nessuna norma sia relativa alla costruzione degli impianti sia alle procedure operative da adottare, per quanto accuratamente studiata, può garantire in modo assoluto l’immunità delle persone e delle cose da pericoli dell’energia elettrica.  

Esiste però un livello di sicurezza accettabile, che si può ottenere applicando le disposizioni e le indicazioni contenute nelle norme e nelle guide tecniche emanate dal Cei.
L’applicazione corretta delle norme Cei permette di diminuire le occasioni di pericolo, ma non assdicura di evitare che circostanze accidentali (casi fortuiti) possano determinare situazioni pericolose per le persone o per le cose.

La prevenzione degli infortuni di natura elettrica
Prima di descrivere quali metodi attuare per prevenire gli infortuni è necessario fare una distinzione di operatori elettrici; infatti esistono le persone comuni e gli addetti ai lavori.
Per le persone comuni, ovvero persone non idoneamente addestrate e puntualmente formate sul rischio elettrico, la prevenzione avviene sostanzialmente grazie alla costruzione e alla conservazione dell’impianto elettrico alla regola dell’arte.
Quindi avere impianti elettrici costruiti con componenti di qualità, marchiati Imq e installati da personale abilitato ai sensi di legge, costituisce garanzia di conformità alle norme edai criteri di sicurezza.

Deve essere sempre garantita:
• la protezione dai contatti diretti, che si attua solitamente attraverso la segregazione delle parti attive (componenti elettrici in tensione), attraverso schermi, custodie e barriere isolanti; oppure attraverso elementi di distanziamento che impediscono l’avvicinamento alle parti in tensione;
• la protezione dai contatti indiretti, che si attua solitamente attraverso l’utilizzo di dispositivi automatici, atti a monitorare la presenza delle correnti di guasto ed interrompere l’alimentazione al circuito elettrico guasto.
Per gli addetti ai lavori, il rischio legato al contatto diretto è notevolmente più alto spesso perché si trovano a operare con apparecchiature in tensione o in vicinanza di esse, specialmente nelle attività di ricerca guasti come metodi diagnostici strumentali.

Esiste poi un altro rischio contingente alle attività di manutenzione elettrica ed è quello delle ustioni, che possono avere due origini:
- arco elettrico: fenomeno fisico di ionizzazione dell’aria con produzione di calore intenso, di gas tossici e raggi ultravioletti, che si innesca a seguito di corto circuito. È un effetto tipico del corto circuito; è molto pericoloso in quanto provoca il raggiungimento di temperature elevatissime in grado di fondere anche materiali molto resistenti, con conseguente pericolo di innesco di incendio e produzione di gas tossici.
- elettrotermica: l’ustione viene provocata dal passaggio della corrente elettrica nel corpo umano

Il quadro normativo
Cei 11-27 - Lavori su impianti elettrici
Questa norma si applica alle operazioni e attività di lavoro sugli impianti elettrici, ad essi connesse e vicino ad essi ed eserciti a qualunque livello di tensione destinati alla produzione, alla trasmissione, alla trasformazione, alla distribuzione e all'utilizzazione dell'energia elettrica, fissi, mobili, permanenti o provvisori.
Questa norma fornisce le prescrizioni di sicurezza per attività sugli impianti elettrici, ad essi connesse e vicino ad essi.
Tali prescrizioni si applicano alle procedure di esercizio, di lavoro e di manutenzione.
Si applica a tutti i lavori elettrici edanche ai lavori non elettrici quali, ad esempio, lavori edili eseguiti in prossimità di linee elettriche aeree o in vicinanza di cavi sotterranei.
La norma non si applica ai lavori sotto tensione su impianti a tensione superiore a 1000 V sia in corrente alternata, sia in corrente continua.

Cei 11-48 - Esercizio degli impianti elettrici
È la norma quadro, e quindi di riferimento, che ha valenza europea, per tutti gli aspetti di indirizzo generale inerenti le modalità operative di attività di lavoro sugli impianti elettrici, ad essi connesse e vicino ad essi ed eserciti a livelli di tensione compresi tra la bassissima tensione e l’alta tensione estremi inclusi.

Il lavoro elettrico
Secondo la norma Europea EN 50110 (Cei 11-48) "Esercizio degli impianti elettrici", e la norma Cei 11-27 "Lavori su impianti elettrici" tutto il personale coinvolto in un'attività di lavoro sugli impianti elettrici e vicino ad essi deve possedere un'adeguata istruzione sulle prescrizioni e sulle regole generali di sicurezza e sulle procedure aziendali da adottare per lo specifico lavoro.

Definizione di lavoro elettrico secondo la norma Cei 50110-1
Lavori su, con o in prossimità di un impianto elettrico quali prove e misure, riparazioni, sostituzioni, modifiche, ampliamenti, montaggi ed ispezioni .

Definizione di lavoro elettrico secondo la norma Cei 11-27
Per lavoro elettrico si intende un lavoro su impianti elettrici con accesso alle parti attive e conseguente rischio di folgorazione o arco elettrico
In entrambi i casi si evince che si ha lavoro elettrico solo se si interviene su parti attive e quindi a rischio di folgorazione o arco elettrico.
Non sono da considerare lavori elettrici:
• l’installazione di un nuovo impianto;
• gli interventi che prevedono l’avvicinamento o il contatto con involucri o parti isolanti di impianti costruiti a regola d’arte

La formazione, i ruoli e le competenze degli addetti ai lavori
Negli addetti ai lavori (manutentori elettrici), a specifiche competenze corrispondono specifiche responsabilità.
In particolare, il personale addetto alla conduzione dell’attività lavorativa (preposto ai lavori) deve vigilare sulla corretta adozione e sul rispetto delle regole e procedure, nonché può essere chiamato a intervenire nel corso del lavoro per ribadire o ripetere alcune istruzioni, soprattutto nei casi in cui tale lavoro sia lungo e complesso.
In pratica è come se il preposto ai lavori fosse un “superelettricista” dotato di competenze specifiche.
Appare quindi chiaro che le figure professionali che eserciscono o lavorano sugli impianti elettrici in base alla:
• istruzione ricevuta (curriculum accademico e scolastico);
• esperienza lavorativa curriculum professionale);
• affidabilità (attitudine allo svolgimento dei compiti affidati, capacità di gestione delle risorse umane, competenze organizzative e gestionali.
• Vengono classificate secondo indicazioni espresse nella normativa vigente e in particolare:

• persona esperta (Pes): ha un adeguata istruzione in merito all’impiantistica e normativa elettrica ed esperienza tali da consentirgli di evitare i pericoli che l’elettricità può creare. Possiede quindi i requisiti inimi formativi dettati dalla norma Cei 11-27, è stato riconosciuto per iscritto dal proprio datore di lavoro;

• persona avvertita (Pav): ha caratteristiche analoghe alla persona esperta, ma ad un livello minore: può eseguire solo lavori di una precisa tipologia, seguendo le istruzioni fornite da un pes o da procedure di lavoro prestabilite;

• persona comune (Pec): è una persona non esperta e non avvertita la quale può eseguire lavori elettrici solo in assenza di rischio elettrico (lavori in prossimità con protezione almeno IPXXB) oppure sotto la sorveglianza di una persona esperta o avvertita (lavori fuori tensione o in prossimità a distanza di sicurezza).
È responsabilità del datore di lavoro individuare le persone Pes, Pav e Pei( persona idonea).

Lavori sotto tensione
La norma Cei 11-27 definisce il lavoro sotto tensione come “ogni attività in cui l’operatore entra deliberatamente nella zona di lavoro sotto tensione con qualsiasi parte del corpo o con utensili, apparecchi o dispositivi da lui maneggiati”.
Appare chiaro che questo tipo di lavoro è svolto volontariamente, nel senso che esistono procedure di lavoro ben definite e dettagliate.
Il lavoro sotto tensione deve essere eseguito da un Pes o Pav.
La norma ha previsto una distanza che dà luogo a un lavoro elettrico. Tale distanza prende il nome di distanza limite Dl, la quale aumenta con la tensione di esercizio dell’impianto, mentre la zona circostante la parte attiva a distanza Dl prende il nome di zona di lavorosotto tensione.
La zona che va oltre la zona di lavoro sotto tensione fino alla distanza Dv (distanza prossima) prende il nome di zona prossima.
La presenza di uno schermo, barriera, involucro, deforma la zona di lavoro sotto tensione e la zona prossima. Il lavoro svolto a riparo della protezione non è un lavoro non è un lavoro elettrico.

Il lavori elettrici in tensione possono essere eseguiti solo da Pei (persona idonea).
Un Pei come figura professionale è un Pes (persona esperta) o Pav (persona avvertita) in possesso di specifica formazione professionale e tecnica.
Nei lavori sotto tensione la sicurezza viene realizzata attraverso l’uso di specifici Dpi, rispettando una delle tre seguenti condizioni:
1. utilizzo di guanti isolanti e attrezzature isolanti;
2. utilizzo di guanti isolanti e tappetino isolante;
3. utilizzo di guanti isolanti e scarpe isolanti.
L’obbiettivo è quello di realizzare e garantire una doppia protezione isolante nei confronti delle parti in tensione su cui si deve operare.

Lavori fuori tensione
Un lavoro elettrico si definisce fuori tensione quando le parti attive sono prive di tensione e sono messe in sicurezza.
Mettere in sicurezza significa evitare che vi sia scambio di energie dannose dalla macchina o dall’impianto verso l’operatore.
I lavori elettrici non in tensione possono essere eseguiti solo da Pes (persona esperta) o Pav (persona avvertita), ovviamente anche dai Pei (persona idonea)
Prima di iniziare un lavoro elettrico fuori tensione occorre eseguire le seguenti azioni atte a garantire la messa in sicurezza dell’impianto.

1. Sezionare tutte le fonti di energia che alimentano le parti attive poste:
• all’interno della zona di lavoro;
• a distanza inferiore a Dv limite della zona di lavoro.
2. Prendere provvedimenti contro le richiusure intempestive dei dispositivi di sezionamento e apporre i cartelli monitori.
3. Verificare che le parti attive siano fuori tensione.
4. Mettere a terra ed in cortocircuito le parti sezionate su tutti gli impianti ad alta tensione e su alcuni impianti a bassa tensione.
5. Provvedere alla protezione contro le parti attive adiacenti, nel caso in cui vi siano parti di un impianto elettrico che non possono essere messe fuori tensione
Una volta messo fuori tensione l’impianto, si possono eseguire tutte le fasi di lavorazione vere e proprie in completa sicurezza.

Dal 626 al d.lgs.81 del 09/04/2008
Il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 ha abrogato e sostituito, a partire dal 15 maggio 2008, il precedente decreto sulla sicurezza sul lavoro 626/94.
Nel d.lgs. 81 diversi articoli sono dedicati all’argomento relativo al rischio elettrocuzione e ai lavori di manutenzione.
Al Capo III “Impianti e apparecchiature elettriche”, l’articolo 83 - relativo ai lavori in prossimità di parti attive - indica che “Non possono essere eseguiti lavori in prossimità di linee elettriche o di impianti elettrici con parti attive non protette, o che per circostanze particolari si debbano ritenere non sufficientemente protette, e comunque a distanze inferiori ai limiti di cui alla tabella 1 dell'allegato IX, salvo che vengano adottate disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi”.

Al Capo II “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota” l’articolo 117 recita: “Quando occorre effettuare lavori in prossimità di linee elettriche o di impianti elettrici con parti attive non protette o che per circostanze particolari si debbano ritenere non sufficientemente protette, ferme restando le norme di buona tecnica, si deve rispettare almeno una delle seguenti precauzioni:
a) mettere fuori tensione ed in sicurezza le parti attive per tutta la durata dei lavori;
b) posizionare ostacoli rigidi che impediscano l'avvicinamento alle parti attive;
c) tenere in permanenza, persone, macchine operatrici, apparecchi di sollevamento, ponteggi ed ogni altra attrezzatura a distanza di sicurezza”.

Riguardo alla distanza di sicurezza il comma 2 indica che “deve essere tale che non possano avvenire contatti diretti o scariche pericolose per le persone tenendo conto del tipo di lavoro, delle attrezzature usate e delle tensioni presenti”.

Fra le principali novità introdotte dal d.lgs. 81/2008 viene sancita l’abrogazione e l’esclusione delle prescrizioni tecniche, in buona parte obsolete, contenute nella precedente legislazione (d.lgs 626/94), ora riferite alla più dinamica normativa Cei e Uni (Allegato IX), salvo alcune recrudescenze negli allegati, dove permangono regole tecniche superflue e qualche contraddizione. Contraddittoria o perlomeno poco chiara è la disposizione dettata dall’art. 83, riguardante i lavori in prossimità di parti attive, stabilendo con la tabella 1 dell’allegato IX, per la stessa condizione, distanze differenti da quelle indicate dalla norma Cei 11-27.

Quindi…
Dopo aver letto questo articolo, appare evidente sottolineare l’importanza del fattore sicurezza nella realizzazione delle manutenzioni, poiché i manutentori sono soggetti ad infortuni due volte di più rispetto agli altri operatori aziendali.
Il comportamento personale e la professionalità, non disgiunti dalla conoscenza di un corretto modo di agire e da un impiego razionale dei mezzi previsti, possono contribuire alla riduzione dei rischi professionali.
La sicurezza, non può essere identificata solo con delle regole da rispettare, con obblighi da adempiere; è importante che si instauri una cultura della sicurezza, come consapevolezza del patrimonio irrinunciabile rappresentato dall’incolumità e dalla tutela del diritto alla salute dei lavoratori elettrici.

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