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Manovra correttiva 2011 senza misure per crescita economica

di: Roberta Leprotti fonte: 'Il Giornale dell'Installatore Elettrico'
Manovra correttiva 2011 senza misure per crescita economica
14.10.2011
La turbolenza dei mercati finanziari e lo stato dei nostri conti pubblici hanno obbligato al varo di una manovra correttiva che ci ha tenuto sulla corda per settimane in un’altalena di annunci e ritrattazioni. Una serie di misure sicuramente necessarie per il pareggio di bilancio nel 2013 che lasciano, tuttavia, inalterati gran parte dei nodi strutturali i quali, a quanto si dice, saranno affrontati già nelle prossime settimane. I tempi strettissimi dettati dall’Europa e dalla Bce hanno di fatto obbligato l’approvazione con il voto di fiducia sia al Senato sia alla Camera e la manovra, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 settembre scorso, è entrata in vigore lo stesso giorno. Resta il dubbio se le misure basteranno oppure, come dicono in tanti, dovrà essere varato un ulteriore provvedimento correttivo. Il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Economia dicono di no sostenendo che “la manovra va bene così”, mentre si interverrà con misure ad hoc per la crescita economica.



Le cause del debito pubblico

Partendo dalla considerazione che il debito pubblico è il primo grande problema italiano fin dagli anni ’70, si sarebbe dovuta cogliere l’occasione per intervenire in maniera più decisa sulle cause. Piaccia o non piaccia, si dovrebbe agire efficacemente sui quattro motivi principali che sono alla radice del problema e che conosciamo tutti: sanità, previdenza, pubblico impiego ed evasione fiscale. Tuttavia, se è vero che tutti conosciamo le cause, è altrettanto vero che, anche in quest’occasione, dobbiamo rilevare che il Governo e il Parlamento non hanno avuto il coraggio di intervenire.

Una situazione grave
La situazione è indubbiamente grave, tanto da fare intervenire anche il Capo dello Stato che invita tutte le forze politiche ad un atto di responsabilità per unire gli sforzi per introdurre“misure capaci di rafforzare l’efficacia e la credibilità”. Intervenendo al convegno “Rifare gli Italiani per restare n Europa” nell’ambito delle celebrazioni palermitane per il 150° dell’Unità d’Italia, il Presidente Napolitano è stato categorico: “È necessario un esame di coscienza collettiva che tocchi anche i comportamenti individuali degli italiani. Molti italiani di ogni parte sociale, politica e culturale non comprendono che non viviamo più negli anni Ottanta e Settanta. Il mondo è radicalmente cambiato e dobbiamo cambiare anche noi, in modo radicale, in maniera europea nelle aspettative. Dobbiamo cambiare, oppure il nostro Paese non ha le prospettive che invece può e deve avere… ”.

La manovra basterà?

Credo sia difficile che la manovra appena approvata si dimostri sufficiente proprio perché non interviene in maniera radicale sugli sprechi e sui privilegi. Anche quelli della politica che vergognosamente si ritiene fuori da coloro che devono fare sacrifici. Ma soprattutto non vedo come potrà creare un circolo virtuoso tra risparmi di spesa e crescita economica perché non contiene azioni e misure a sostegno delle imprese e del mercato del lavoro.

Il Ministro Tremonti, intervenuto al recente workshop Ambrosetti a Cernobbio, ha stigmatizzato l’atteggiamento di coloro che bacchettano anziché collaborare affinché si faccia fronte comune contro la crisi e, pur ammettendo che la manovra può contenere errori (per esempio sull’accorpamento delle festività), ha insistito soprattutto sui numeri del provvedimento: “A differenza di quanto si vuole fare credere ai cittadini, la manovra contiene più tagli che tasse: 14 miliardi di tagli e solo 6 di tasse… a saldi invariati)”.

Sulla lotta all’evasione fiscale Tremonti ha sottolineato con forza che il Governo intende cambiare totalmente rotta, mettendo in atto un’azione di contrasto all’evasione fiscale che preveda più prevenzione che repressione: “Siamo in un Paese in cui solo 3.641 contribuenti dichiarano più di 500mila euro e solo 796 dichiarano più di 1 milione…”. Effettivamente sono numeri che lasciano perplessi e che confermano la stima che un alto tasso di cittadini lasci pagare le tasse agli altri.



Iva al 21% e contributo di solidarietà

Sul fronte delle novità più rilevanti troviamo l’Iva, che passa dal 20 al 21%. La nuova aliquota interessa le cessioni di beni e le prestazioni di servizio effettuate nel territorio nazionale dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl 138/2011. Restano invariate, invece, le aliquote ridotte del 4 e del 10%. L’aumento interessa quasi tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (abbigliamento, mobili, computer, telecomunicazioni, servizi di professionisti, artigiani, artisti eccetera). Quindi, dall’entrata in vigore del provvedimento le fatture emesse dovranno caricare l’aliquota maggiorata e, per eventuali note di credito, dovranno portare l’aliquota vigente alla data dell’operazione cui si riferisce la variazione.

Nel caso di fatture emesse a carico della PA, queste avranno l’aliquota vigente al giorno di emissione anche se non sono state liquidate e sempre che siano state contestualmente registrate dal fornitore. In sostanza, il fornitore sarà tenuto a dimostrare che la data di emissione della fattura corrisponde alla data di registrazione ed è precedente l’entrata in vigore della norma. Le prime stime avanzate dal Ministero rilevano che la norma incrementerà il gettito di circa 4 miliardi di euro.

È stato ripristinato anche il contributo di solidarietà ma solo per i redditi superiori ai 300mila euro. Saranno circa 34mila i contribuenti che dovranno pagare un prelievo aggiuntivo del 3% e che interesserà il loro reddito complessivo (lavoro dipendente, lavoro autonomo, reddito d’impresa, reddito da capitale, reddito fondiario con esclusione della prima casa). Inizialmente la soglia di reddito era stata fissata a 500mila euro.

Sul fronte dell’evasione fiscale, il maxiemendamento ha reso meno stringente la norma relativa al carcere per gli evasori: mentre nella prima versione l’arresto era previsto in caso di evasione oltre i 3 milioni di euro, ora si stabilisce anche che la soglia dei 3 milioni corrisponda ad almeno il 30% del fatturato. Sempre parlando di evasione fiscale, la norma prevede che l’Agenzia delle Entrate possa svolgere indagini su liste di contribuenti i cui comportamenti e consumi siano da controllare in via preventiva. I Comuni, da alcuni anni coinvolti nella lotta all’evasione fiscale, potranno pubblicare sui loro portali i redditi dei contribuenti residenti nel loro territorio senza indicare i singoli nominativi.

Il Fisco potrà, inoltre, recuperare in maniera coattiva il gettito non riscosso grazie al condono tombale del 2002 (Finanziaria 2003): l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia potranno intervenire coattivamente per il recupero delle somme non riscosse con i condoni e le sanatorie previsti dalla legge finanziaria 2003. Le somme dovute dovranno essere iscritte a ruolo entro il 31 dicembre 2011 e, in caso di mancato pagamento delle somme dovute, è prevista una sanzione pari al 50% delle somme stesse e il controllo della posizione del contribuente (per i periodi di imposta successivi a quelli condonati) da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza entro il 31 dicembre 2012. È inoltre prevista la proroga di 1 anno anche per l’accertamento ai fini Iva. Finalmente anche le cooperative saranno parzialmente equiparate alle altre imprese. Infatti, la norma prevede un taglio alle agevolazioni fiscali.

Occasione mancata per le riforme
È indubbio che la situazione di crisi acuta si prestava ad essere l’occasione ideale per approvare una serie di riforme che da almeno un decennio restano al palo, quali che siano i governi in carica. Sebbene mi renda conto che si tratta più di un’utopia che di un desiderio attuabile mi sarebbe piaciuto vedere una manovra che, sebbene prevedesse una serie di sacrifici, fosse anche motivo di accrescimento.

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