Le norme in tasca: Luoghi pubblici
08.01.2008
Negli ambienti frequentati dal pubblico o nei luoghi in cui si svolgono attività ad alto rischio, il mancare dell'illuminazione ordinaria può provocare dei gravi pericoli per le persone, immaginiamo un black-out in un cinema o in una sala di teatro, provocherebbe il panico tra gli spettatori, oppure in un ospedale, impedirebbe gli interventi dei medici durante le operazioni chirurgiche. Per prevenire ed eliminare tali rischi è necessario progettare ed installare sistemi d'illuminazione d'emergenza che rispettino le prescrizioni tecnico-normative relative all'ambiente specifico. La normativa riferita all'illuminazione di emergenza è formata da un insieme di norme, decreti e leggi sia in ambito europeo che nazionale, le quali ne dispongono gli obblighi e le prescrizioni progettuali. In questo articolo faremo riferimento alla norma Uni EN 1838 "Applicazione dell'illuminotecnica - Illuminazione di emergenza" la quale definisce i requisiti che devono possedere i sistemi illuminotecnici d'emergenza, installati nei locali o negli edifici con la presenza di pubblico e di lavoratori in modo da garantire la loro sicurezza. L'illuminazione d'emergenza è utilizzata quando viene a mancare l'illuminazione ordinaria, dovuta ad una interruzione improvvisa dell'alimentazione, a causa di un incidente o guasto all'impianto elettrico, o in caso di interruzione da parte del fornitore d'energia. La norma Uni 1838 definisce "illuminazione d'emergenza" ogni tipo d'illuminazione utilizzata in caso di assenza dell'illuminazione ordinaria. L'illuminazione d'emergenza è suddivisa in "illuminazione di riserva" ed in "illuminazione di sicurezza". L'illuminazione di riserva ha il solo scopo di far continuare o terminare le attività in corso. L'illuminazione di riserva, se utilizzata per continuare la normale attività dovrà garantire l'illuminamento ordinario, mentre per terminare le operazioni o le attività in corso, si può predisporre un illuminamento minore di quello ordinario. Ad esempio l'illuminazione di riserva è utilizzata per continuare l'attività di spettacoli teatrali o attività sportive. Nei requisiti illuminotecnici dell'illuminazione di riserva non è fatto alcun riferimento alla sicurezza delle persone. L'illuminazione di sicurezza ha il compito di illuminare le uscite, le vie di esodo, la segnaletica di sicurezza, i luoghi in cui è probabile l'insorgere del panico e i locali in cui si svolgono attività pericolose. L'illuminazione di sicurezza è suddivisa in: - illuminazione di sicurezza delle vie di esodo; - illuminazione antipanico; - illuminazione di aree ad alto rischio. L'illuminazione di sicurezza per l'esodo ha lo scopo di illuminare e segnalare adeguatamente tutte le vie di fuga sia interne che esterne, in modo da garantire l'uscita dall'edificio degli occupanti. L'illuminazione delle vie di esodo serve inoltre ad assicurare la facile localizzazione e l'impiego dei dispositivi di sicurezza, come attrezzature antincendio ed azionamenti degli allarmi posti lungo le vie di fuga.
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L'illuminazione antipanico ha lo scopo di ridurre la probabilità che insorga il panico nelle persone che possono trovarsi al buio a causa della mancanza dell'illuminazione ordinaria. L'illuminazione antipanico dovrà fornire le condizioni di visibilità idonee per l'individuazione delle vie di esodo che conducono in un luogo sicuro. L'insorgere del panico ha origine principalmente in presenza di un elevato numero di persone, per la loro scarsa familiarità nel luogo in cui si trovano e per la ristrettezza degli spazi. Ad esempio il panico può insorgere in ambienti come il teatro, il cinema, gli edifici ad uso sportivo eccetera. L'illuminazione delle aree in cui si svolgono attività ad alto rischio serve a garantire la sicurezza delle persone coinvolte in processi o condizioni potenzialmente pericolosi e a consentire le idonee procedure di ultimazione dei processi di lavorazione. Sono considerate aree ad alto rischio gli ambienti in cui sono in atto processi con sostanze pericolose, oppure in presenza di macchinari in movimento dove la mancanza dell'illuminazione ordinaria implicherebbe rischi per le persone che vi lavorano. Il diagramma di flusso illustra la suddivisione dell'illuminazione d'emergenza (vedi Figura 1). Nella Tabella 1 sono elencati alcuni luoghi in cui è necessaria l'illuminazione di sicurezza.
Illuminazione di sicurezza delle vie di esodo L'illuminazione di sicurezza delle vie di esodo consiste nel collocare nei punti sotto elencati gli apparecchi d'illuminazione di sicurezza e la relativa la segnaletica. a) per ogni porta di uscita utilizzata per l'emergenza; b) vicino alle scale in modo che ogni rampa riceva luce diretta (1); c) vicino ad ogni cambio di livello del pavimento (1); d) sulle uscite di sicurezza indicate ed in corrispondenza dei segnali di sicurezza; e) ad ogni cambio di direzione lungo le vie di esodo; f) ad ogni intersezione di corridoi; g) vicino o immediatamente all'esterno di ogni uscita che conduce ad un luogo sicuro; h) vicino ad ogni punto di pronto soccorso (1) e (2); i) vicino ad ogni dispositivo antincendio ed ogni punto di chiamata (estintori, pulsanti di allarme, manichette antincendio, telefoni d'emergenza ecc.) (1) e (2). Nel punto (1) per "vicino" si intende una distanza minore di 2 metri misurata in orizzontale, nel punto (2) queste zone devono avere un illuminamento minimo di 5 lx quando sono difficilmente individuabili (in aree estese, oppure quando non sono disposti lungo le vie di esodo, ecc.). Gli apparecchi d'illuminazione di sicurezza dovranno essere conformi alla norma EN 60598-2-22, essere posizionati ad almeno a 2 metri dal suolo in modo da risultare ben visibili e non essere nascosti dalle persone. Gli apparecchi collocati a soffitto sono meno soggetti a danneggiamenti dovuti ad urti, rispetto a quelli collocati a parete, ma risultano meno visibili in caso di presenza di fumo nel locale. La norma Uni 1838 richiede per le vie di esodo di larghezza fino a 2 metri, un illuminamento minimo ≥1 lx al livello del suolo in corrispondenza della linea mediana della via di esodo; mentre richiede un illuminamento ≥ del 50% del valore precedente, nella fascia centrale della via di esodo pari a metà della sua larghezza (vedi Figura 2).
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Nel calcolo illuminotecnico non sono tenuti in conto gli effetti della riflessione della luce sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto, inoltre si dovrà garantire un rapporto d'uniformità d'illuminamento tra il valore massimo e il valore minimo sulla linea mediana della via di esodo non maggiore di 40:1 ed una resa cromatica ≥ 40. Se la via di esodo è più larga di due metri, la si può scomporre in tante strisce parallele di larghezza pari a due metri ed applicare i criteri illuminotecnici precedentemente descritti, oppure fornire una illuminazione antipanico. La norma Uni 1838 per limitare l'abbagliamento "debilitante" provocato dagli apparecchi luminosi con una forte intensità luminosa, fornisce una tabella (Tabella 2) da cui si ricava, in funzione dell'altezza d'installazione degli apparecchi d'illuminazione, il valore della massima intensità luminosa che possono emettere nella zona di abbagliamento. L'abbagliamento è un fenomeno che diminuisce le capacità visive delle persone accelerando l'insorgere del panico, nelle figure 4 e 5 sono rappresentate le zone di abbagliamento prodotte dagli apparecchi luminosi collocati a parete o a soffitto. La durata dell'illuminazione di sicurezza nelle vie di esodo non deve essere inferiore ad 1 ora ed intervenire in un tempo ≤ 5 secondi, raggiungendo in tale tempo almeno il 50% dell'illuminamento richiesto e ottenendo il valore dell'illuminamento prescritto in un tempo ≤ 60 s. Si precisa che i valori d'illuminamento, i tempi d'intervento e di autonomia dei sistemi d'illuminazione d'emergenza variano in base alla tipologia degli ambienti alle leggi e ai decreti che li regolamentano. Ad esempio nei luoghi di pubblico spettacolo, l'illuminamento minimo lungo delle vie di esodo deve essere ≥ 2 lx e ≥5 lx in corrispondenza delle scale e delle uscite di sicurezza; i valori d'illuminamento sono riferiti ad 1 metro dal piano di calpestio. Illuminazione antipanico L'illuminazione antipanico ha lo scopo di garantire la visibilità minima dell'ambiente, affinché le persone presenti nel locale riescano ad identificare con facilità le vie di esodo così da potersi recare in un luogo sicuro. L'illuminazione antipanico è richiesta negli ambienti dove è presente un elevato numero di persone, nelle aree di superficie superiore a 60 m2 ed in tutte le zone in cui le indicazioni delle vie di esodo non risultano chiaramente identificabili. La norma Uni EN 1838 richiede un illuminamento antipanico minimo di 0,5 lx al suolo sull'intera area con esclusione della fascia perimetrale di 0,5 m. Per uniformare l'illuminamento, il rapporto tra illuminamento massimo e minimo non deve superare 40; l'autonomia degli apparecchi d'illuminazione d'emergenza dovrà avere una durata minima di un ora, raggiungendo un illuminamento pari al 50% di quello richiesto in 5 secondi e raggiungendo l'illuminamento richiesto entro 60 secondi. Per la resa cromatica e l'abbagliamento si può fare riferimento a quanto detto per l'illuminazione delle vie di esodo.
Illuminazione delle aree dove si svolgono attività ad alto rischio In queste aree in caso di interruzione dell'illuminazione ordinaria, si deve garantire una illuminazione di sicurezza, al fine di consentire lo svolgimento delle corrette procedure che portano alla chiusura delle attività nella completa sicurezza delle persone che vi lavorano e delle altre persone presenti. L'illuminamento richiesto sul piano di riferimento non deve essere minore al 10% dell'illuminamento ordinario, comunque non inferiore a 15 lx. Gli apparecchi d'illuminazione installati non dovranno produrre l'effetto stroboscopio soprattutto in presenza di macchine con organi in movimento (l'effetto stroboscopio provoca l'illusione che gli organi in movimento siano fermi). Si dovrà mantenere il valore di uniformità tra l'illuminamento massimo e minimo non inferiore a 10. Per evitare l'abbagliamento "debilitante" si dovranno installare gli apparecchi d'illuminazione d'emergenza rispettando i valori indicati nella Tabella 2. I tempi d'intervento e il livello dell'illuminazione antipanico devono essere raggiunti entro 0,5 s oppure utilizzando apparecchi d'emergenza di tipo permanente; mentre la durata dell'illuminazione di sicurezza è pari al tempo necessario ad eliminare il rischio per le persone.
Segnaletica di sicurezza La segnaletica di sicurezza è utilizzata per indicare le uscite di sicurezza e le vie di esodo in modo da condurre le persone fino ad un luogo sicuro. La segnaletica utilizza come messaggio una immagine (pittogramma) comprensibile anche a chi non comprende la lingua. C'è da precisare che la segnaletica ha solo il compito di indicare le uscite o le vie di esodo e non d'illuminarle, compito che spetta solo agli apparecchi d'illuminazione d'emergenza. L'illuminamento prodotto dalla segnaletica di sicurezza è visto solo come un ulteriore contributo all'illuminazione di sicurezza. L'efficacia della segnaletica di sicurezza dipende essenzialmente dalla dimensioni, dalla posizione, dal colore e dalla visibilità del segnale. La Direttiva del Consiglio 92/58 Cee recepita in Italia con il DL 493/96 definisce i requisiti minimi che deve possedere la segnaletica di sicurezza nei luoghi di lavoro, assegnandogli un formato rettangolare o quadrato e con pittogramma bianco su sfondo verde. Lo sfondo verde deve coprire una superficie non inferiore al 50% della superficie totale del cartello. I cartelli dovranno essere collocati lungo le vie di esodo, sulle uscite di sicurezza, vicino alle attrezzature di soccorso e agli allarmi antincendio, posizionandoli ad una altezza rispetto al suolo minima di due metri in modo da non essere nascosti dalle persone presenti. La visibilità della segnaletica è ottenuta illuminandola con apparecchi d'illuminazione d'emergenza, oppure utilizzando un apparecchio d'emergenza con all'interno un segnale di sicurezza trasparente (cartello retroilluminato).
La norma Uni EN 1838 per assicurare una buona visibilità della segnaletica di sicurezza da parte dell'osservatore, fornisce la seguente formula: d = s * p dove d corrisponde alla massima distanza di visibilità in metri, s è una costante uguale a 100 per i segnali illuminati esternamente, oppure pari a 200 per segnali illuminati internamente (retroilluminati) e p è l'altezza del pittogramma in metri. Ad esempio la massima distanza di visibilità di un cartello illuminato direttamente con una altezza p =0,15 m è pari a 15 metri. Il DL 493/96 è più restrittivo della Norma UNI 1838, calcola la massima distanza di visibilità L (in metri, max 50) con la seguente formula: L= √A*2000
dove A è la superficie in m2 del cartello. In questa formula non vi è distinzione tra cartello illuminato direttamente o retroilluminato. Ad esempio per ottenere la stessa distanza di visibilità precedente (d=L= 15 m) si dovrà installare un segnale di sicurezza con una superficie A = 0,112 m2 che corrisponde ad un cartello di altezza p=0,15 m e larghezza = 0,75 m.
Elementi per la progettazione Per eseguire la progettazione dell'impianto di illuminazione di emergenza si dovranno acquisire i seguenti dati: la destinazione d'uso dei locali, la localizzazione delle vie di esodo e degli eventuali punti di passaggio difficili, l'ubicazione delle uscite di sicurezza e delle aree esterne alle uscite di sicurezza, i punti in cui sono collocate le attrezzature d'emergenza, l'individuazione delle aree dove può insorgere il panico, la determinazione delle aree in cui si svolgono attività ad alto rischio, l'ubicazione della segnaletica di sicurezza, i locali tecnici, gli ascensori, ecc. In seguito si dovranno determinare i livelli minimi di illuminamento in base alla normativa vigente ed eseguire il calcolo illuminotecnico. Si consiglia di eseguire il calcolo "punto a punto" utilizzando le curve fotometriche messe a disposizione dal costruttore dell'apparecchio oppure facendo uso dei software per il calcolo illuminotecnico, i quali forniscono le isolux dell'ambiente e i rapporti d'uniformità, dato che il calcolo illuminotecnico tramite il metodo del "flusso globale" fornisce solo il valore medio d'illuminamento. Potranno essere utilizzati apparecchi d'illuminazione con alimentazione autonoma, con alimentazione centralizzata o mista. Il tipo di alimentazione dell'illuminazione dei servizi di sicurezza dovrà essere realizzata rispettando le prescrizioni fornite dalla norma Cei 64-8/3 cap. 35 e Cei 64-8/5 cap. 56.
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