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Le nuove sezioni della norma Cei 64-8: parte seconda

fonte: 'Elettricoplus'
Le nuove sezioni della norma Cei 64-8: parte seconda
29.01.2008
In occasione di Livinluce 2007 (nuova Intel) l'8 febbraio scorso è stata presentata la nuova edizione della norma CEI 64-8. Con riferimento ai sette fascicoli di cui si compone la norma, si riportano le principali modifiche introdotte dalla nuova edizione che, almeno formalmente, entra in vigore a far data dal 1-05-2007. In realtà la data del 1-05-2007 riguarda solamente le novità contenute in quella che doveva essere la variante V5, divenute ufficiali con l'edizione VI della norma nel suo complesso. Quelle contenute nelle varianti dalla V1 alla V4 sono in realtà in vigore dalle relative date di validità riportate nei corrispondenti documenti ora assorbiti dalla nuova edizione. In particolare:
• Variante V1, dicembre 2004: contiene una modifica al capitolo 473 "Protezione contro le sovracorrenti" - Parte Commento e all'articolo 702.520.1;
• Variante V2, febbraio 2005: introduce le nuove sezioni 711 "Fiere, mostre e stand", 714 "Impianti d'illuminazione situati all'esterno" e 753 "Sistemi di riscaldamento per pavimento e soffitto";
• Variante V3, gennaio 2006: introduce le nuove sezioni 703 "Locali e cabine contenenti riscaldatori per sauna", 708 "Aree di campeggio per caravan e camper" e 754 "Caravan e camper";
• Variante V4, settembre 2006: contiene tre nuove Sezioni della Parte 7 "Ambienti ed applicazioni particolari", la modifica all'articolo 751.04.2.7 della Sezione 751 "Ambienti ed applicazioni particolari" e modifiche editoriali ad alcuni articoli delle Sezioni 708, 751 e 754 pubblicate nella Variante 3. Le tre nuove Sezioni riguardano in particolare: la Sezione 712 "Sistemi fotovoltaici solari (PV) di alimentazione"; la Sezione 715 "Impianti di illuminazione a bassissima tensione"; la Sezione 717 "Unità mobili o trasportabili".

Oltre al recepimento delle varianti emesse dal maggio 2003 (data di emissione dell'edizione V) ad oggi, il nuovo testo assorbe il progetto C. 967 posto in inchiesta pubblica come variante V5, ma mai pubblicata, e contiene aggiornamenti tecnico editoriali. L'aggiornamento si è reso necessario per seguire l'evoluzione normativa intervenuta in sede Iec e Cenelec, in particolare per recepire i documenti Iec 60364 e Cenel Hd 384 e Hd 60364.
Più in particolare:
• il capitolo 41 è stato modificato a seguito del documento HD 60364-4-41;
• i capitoli 51 e 55 derivano dal recepimento dei documenti HD 60364-5-51 e HD 60364-5-559;
• la parte 6, è stata modificata a seguito dell'emissione del documento HD 30364-5;
• nella parte 7, le sezioni 701, 704 e 706 derivano dalla necessità di adeguarsi ai documenti: HD 60365-7-701, HD 60364-7-704 e HD 60364-7-706.

Scopo del presente articolo è quello di fornire un'illustrazione ed un primo commento a riguardo di alcune novità rilevanti, in particolare quelle risultanti dall'inchiesta pubblica del richiamato progetto, senza dubbio le più significative per la vastità degli argomenti e delle modifiche.
Il contenuto delle varianti sopra citate sì da pertanto, in questa sede, già noto.


Scarica in PDF le figure relative all'articolo

Il quadro delle modifiche
Per comprendere meglio il riordino che è stato effettuato giova ricordare che la norma è strutturata in parti (fascicoli), capitoli, sezioni ed articoli. Ad esempio per rintracciare l'articolo 413.1.3.5, occorre andare alla parte 4, capitolo 41, sezione 413. Diversamente dalla precedente edizione le prescrizioni normative si trovano sulle pagine di destra, mentre i commenti sono riportati su quelle di sinistra. Le modifiche intervenute, oltre ad essere indicate nelle relative premesse delle singole parti (fascicoli), sono generalmente evidenziate con una linea verticale a margine.

Parte 1 - oggetto, scopo e principi fondamentali
L'articolo 11.1 (commento) implementa con il richiamo alla Guida CEI 64-56 l'elenco delle normative per la realizzazione degli impianti elettrici negli ambienti medici;
L'articolo 11.3 (commento) precisa che la norma per gli impianti di illuminazione pubblica in serie, a tensioni superiori e inferiori a 1000 V, resta ancora la norma CEI 64-7, mentre per gli impianti in derivazione il riferimento diventa la parte 7, sezione 714;
L'articolo 134.2 (commento), rinvia alla Guida CEI 64-14, seconda edizione febbraio 2007, i dettagli operativi attinenti le verifiche degli impianti.

Parte 2 e 3 - definizioni e caratteristiche

Nell'articolo 23.3 la prescrizione rimane immutata, ma nel commento è stato aggiunto, relativamente ai locali uso medico, di gruppo 2, sotto quale valore di resistenza (0,5 MΩ), verso terra, una parte metallica deve essere considerata massa estranea;
Nell'articolo articolo 27.1 nel commento è precisato, con specifica nota, che i morsetti per conduttori di protezione passanti sono ammessi solamente per gli apparecchi di classe II; è stata inoltre eliminata la seconda nota al commento stesso.
Nella parte 3 - caratteristiche generali - non sono state introdotte modifiche rispetto alla precedente edizione.

Parte 4 - prescrizioni di sicurezza

Parte del capitolo 41 è stata riformulata ricomprendendo la vecchia sezione 471.
Nel commento dell'articolo 422 è stata modificata (eliminate le passerelle, le torrette sporgenti nel pavimento o scatole affioranti, nonché aggiornati i riferimenti normativi ) la tabella relativa ai criteri di prova, ai fini della protezione contro gli incendi, per i componenti elettrici costruiti con materiali isolanti.
Per gli articoli 422.2 e 422.3, nel commento, sono stati inseriti i riferimenti anche ai Decreti Ministeriali del Ministero degli Interni 10-03-2005 e 15-03-2005 inerenti le classi di reazione al fuoco. La sezione 443 riguarda ora la protezione contro le sovratensioni: aggiornati i riferimenti alla normativa specifica ossia alle norme CEI 81-10/1, 81-10/2, 81-10/3 e 81-10/4 (serie CEI EN 62305);
Nell'articolo 481.3.1.1 sono stati eliminati i riferimenti alla vecchia tabella 41 B (come sarà meglio approfondito nel seguito) e modificati alcuni simboli utilizzati nelle formule che fissano le condizioni di sicurezza da rispettare nei sistemi TT e IT.

Scarica in PDF le tabelle relative all'articolo

Parte 5 - scelta ed installazione dei componenti elettrici

Il capitolo 51 prevede l'aggiornamento e l'estensione a riguardo dell'identificazione e dei parametri di scelta delle condutture e di altri apparecchi. Nelle tabelle 52D, 54B, 54C e 54D sono stati eliminati i cavi con isolamento in gomma G2 ormai fuori produzione ed introdotti quelli con isolamento in PVC/Termoplastico e HEPR (Hard-Ethylene-Propylene-Rubber);
La sezione 559 - di nuova introduzione - è dedicata agli apparecchi e agli impianti di illuminazione (novità assoluta in materia normativa).


Parte 6 - verifiche

Questa parte della norma ha subito un notevole rimaneggiamento riassunto nella sotto riportata tabella 1 dove sono indicate le corrispondenze fra i vecchi e nuovi articoli, capitoli, sezioni ed allegati.

Parte 7 - ambienti ed applicazioni particolari

Come detto in precedenza si riportano solamente le varianti introdotte con il consolidamento dell'inchiesta pubblica C. 967 (sezioni 701, 704 e 706), indicando inoltre la corrispondenza, fra la quinta e la sesta edizione (tabella 2), dei vari articoli interessati. Le disposizioni normative di cui alla parte 7 hanno, rispetto alle prescrizioni generali delle altre parti, un carattere integrativo. Di conseguenza esse sono ordinate seconda la medesima successione con cui sono esposte nelle varie parti. Quindi quando manca il riferimento ad un capitolo, sezione o articolo, in difetto di specifica precisazione, valgono quelle generali contenute nelle relative parti.
Ad esempio nella sezione 701 si salta dall'articolo 701.413.1.2 (protezione contro i contatti indiretti) all'articolo 701.413.3 (protezione mediante locali non conduttori) senza passare attraverso gli articoli della serie 701.413.2... (protezione mediante componenti di classe II od equivalenti), ciò significa per quest'ultima misura di protezione anche in ambito sezione 701 si applicano le prescrizioni di cui alla corrispondente parte 4.


Parte 4 - capitolo 41

Nell'ambito della sezione 411, relativa alla protezione combinata per la protezione contro i contatti diretti ed indiretti, all'articolo 411.1.3.3 sono stati soppressi i divieti secondo cui le spine dei circuiti Selv non potevano entrare nelle prese dei circuiti Pelv e viceversa.
Si ricorda che Selv, Pelv e Felv sono gli acronimi di: Safety-Extra-Low-Voltage (bassissima tensione di sicurezza), Protection-Extra-Low-Voltage (bassissima tensione di protezione) e Functional-Extra-Low-Voltage (Bassissima tensione funzionale).
Per le prescrizioni riguardanti solo i circuiti Selv nell'articolo 411.1.4.2, è sta eliminata l'eccezione che prevedeva la possibilità di collegare intenzionalmente le masse alle masse estranee.
Relativamente alla protezione contro i contatti diretti ed in particolare alle misure addizionali costituite dall'uso di interruttori differenziali, è stato inserito un nuovo articolo, il 412.5.3, che specifica i casi in cui è richiesto l'impiego di tali dispositivi con corrente nominale di intervento fino a 30 mA:
• circuiti in abitazioni che alimentano prese a spina con corrente nominale O 20 A;
• circuiti che alimentano le prese a spina con corrente nominale O 32 A; quest'ultime quando destinate all'alimentazione di apparecchi mobili utilizzati all'esterno.

Tale prescrizione può essere derogata per specifiche prese a spina previste per la connessione a particolari componenti elettrici. Pur ribadendo il carattere addizionale della protezione differenziale, quale protezione contro i contati diretti, per la riconosciuta inefficacia contro i contatti diretti simultanei con due parti attive e anche in considerazione del fatto che la caratteristica d'intervento degli interruttori differenziali con Idn ï‚£ 30 mA non è sempre in grado di "coprire" tutta la curva di pericolosità prevista per il corpo umano (figura 1), la norma ne ha reso obbligatorio l'impiego in caso d'insuccesso delle altre misure di protezione.
A riguardo della protezione contro i contatti indiretti mediante l'interruzione automatica del circuito è stata modificata, relativamente ai sistemi TN, con l'aggiunta dei valori da utilizzare nei sistemi alimentati in corrente continua (la norma IEC60364-1 caratterizza i sistemi di distribuzione in corrente continua in modo analogo alla corrente alternata - figura 2), la tabella 41A che fornisce i tempi massimi d'interruzione in funzione della tensione nominale verso terra del sistema. Tali tempi si applicano (articolo 413.1.3.4) ai circuiti terminali protetti con dispositivi contro le sovracorrenti aventi corrente nominale ï‚£ 32 A, indipendentemente (e questa è la novità) che alimentino, tramite o senza prese a spina, componenti (apparecchi utilizzatori) di classe I, mobili, portatili o trasportabili. In altri termini l'elemento di rischio è individuato nella piccola taglia degli apparecchi e non già nel loro livello di isolamento o di mobilità. Spariscono quindi le precedenti distinzioni in base alle quali l'applicazione dei tempi d'interruzione, di cui alla tabella 41A (riportata in tabella 3) ovvero fino a 5 secondi, nei confronti dei dispositivi che proteggono i circuiti terminali dipendeva essenzialmente dall'alimentazione di componenti mobili o di classe I ovvero di componenti elettrici fissi, giudicati probabilisticamente più sicuri, ma a condizione che un guasto su di questi non si trasferisse sugli apparecchi trasportabili, mobili e portatili.


Tempi d'interruzione fino a 5 secondi sono ammessi per i circuiti di distribuzione e comunque diversi da quelli appena detti (sono state eliminati i requisiti e le condizioni, già previste dall'articolo 413.1.3.5, per i circuiti terminali grazie alle quali era consentito elevare i tempi d'interruzione fino a 5 secondi).
Per i sistemi TT la modifica apportata all'articolo 413.1.4.2 costituisce, almeno sul piano normativo, una fra quelle più significative in quanto stabilisce che la protezione contro i contatti indiretti, mediante l'interruzione automatica dell'alimentazione, può essere effettuata solamente ricorrendo a dispositivi a corrente differenziale. Era noto, per altro, che sul piano pratico la protezione di massima corrente era di scarso impiego perché in caso di guasto fra una fase e massa si crea la circolazione di una corrente che, dipendendo anche dal valore della resistenza di messa a terra del neutro della rete pubblica, ovviamente non predeterminabile, può essere anche di valore modesto e quindi non in grado di far intervenire in tempi certi detta protezione.



Senza contare che con l'impiego di dispositivi di massima corrente la resistenza del dispersore di messa a terra delle masse deve essere di un valore molto basso e pertanto non sempre facilmente garantibile nel tempo. Conseguentemente d'ora in poi la condizione che deve essere soddisfatta diventa:


                                                                      ReIdn< Ul


Dove RE è solamente il valore della resistenza, in ohm, della messa a terra degli apparecchi utilizzatori e Idn la corrente nominale d'intervento del dispositivo a corrente differenziale, in ampère. UL è la tensione limite di contatto che è possibile mantenere a tempo indeterminato in condizioni ambientali specificate. La nota di nuova introduzione chiarisce che la protezione è assicurata anche quando l'impedenza di guasto risulta elevata.
Relativamente alla protezione contro i contatti indiretti dei sistemi IT non sono intervenute variazioni degne di nota; si tratta quasi sempre di riformulazioni o di inserimento nel testo di parti prima previste in nota o in commento o ancora dell'eliminazione di alcune parti dei commenti. Nell'articolo 413.5.2 per la condizione che deve essere soddisfatta per non eliminare il primo guasto sono cambiati alcuni simboli (RE in luogo di RT e UL invece di 50 V) per cui è diventato:

                                                                      ReId< Ul

Nulla di nuovo sostanziale anche per quanto riguarda l'interruzione automatica del circuito all'apparire del secondo guasto, salvo che per l'aggiunta della condizione da soddisfare in presenza di circuiti alimentati in corrente continua, analoga a quella dei circuiti alimentati in corrente alternata. Nell'ipotesi più conservativa viene considerato che il secondo guasto interessi il conduttore di neutro ovvero il conduttore mediano se si tratta di circuiti in corrente continua (figura 3), con le masse interconnesse collettivamente da un conduttore di protezione allo stesso impianto di terra. La novità importante sta invece nel fatto che è stata eliminata la tabella dei tempi d'interruzione 41 B che distingueva, in ragione della pericolosità del guasto (era considerato più pericoloso il doppio guasto a terra in caso di neutro non distribuito per il quale quindi erano imposti dei tempi d'interruzione minori, rispetto a quelli per guasto doppio in presenza di neutro distribuito, nell'ipotesi d'impiego di dispositivi con caratteristica d'intervento a tempo inverso), le durate dei tempi d'interruzione in funzione della distribuzione o meno del neutro. D'ora in poi, come ben specificato nella nota 1 dell'articolo 413.1.5.4, si applicano i tempi di cui alla tabella 41A previsti per i sistemi TN, indipendentemente dalla distribuzione o meno del neutro o del conduttore mediano. Distinzione che invece resta in vigore nel caso degli impianti o parti d'impianto per i quali la corrispondente sezione della parte 7 (sezioni 704, 705 e 710) limita la tensione di contatto a 25 V in c.a. e a 60 V in c.c. (articolo 481.3.1.1). La tensione nominale di riferimento (ai fini delle condizioni da soddisfare per il controllo del rischio contro i contatti indiretti) nel caso di sistemi elettrici in corrente continua è quella fra il conduttore di linea e il conduttore mediano ovvero fra i conduttori di linea quando il conduttore mediano non è distribuito (figura 2).

Per quanto concerne la protezione mediante componenti di classe II o con isolamento equivalente, anche per questo argomento si è trattato per lo più di una sistemazione/riordino fra testo, commento e note. C'è comunque da segnalare un aspetto significativo costituito dal trasferimento fra le prescrizioni (articolo 413.2.4) del contenuto del commento al cessato articolo 413.2.1.1 riguardante la specificazione dei requisiti richiesti ai cavi, con tensione nominale non superiore a 690 V, perché sia possibile equiparali ai componenti di classe II. Si tratta, come noto, dei cavi:
• con guaina non metallica, aventi tensione nominale maggiore di un gradino rispetto a quella necessaria nell'impianto elettrico servito e che non comprendano un rivestimento metallico;
• unipolari senza guaina, installati in tubo protettivo o canale isolante, rispondenti alle rispettive norme;
• con guaina metallica aventi isolamento idoneo per la tensione nominale del sistema elettrico, fra la parte attiva e la guaina metallica e tra questa e l'esterno.

Per queste condutture non è obbligatorio l'applicazione del segno grafico del doppio isolamento e le parti metalliche a contatto con esse non sono da considerare masse.
Infine, la protezione mediante separazione elettrica è stata distinta nettamente la prescrizione per l'alimentazione di un solo apparecchio utilizzatore da quella per l'alimentazione di più di un apparecchio utilizzatore allo scopo di sottolineare che la soluzione da privilegiare nel limite del possibile deve essere la prima. In ogni caso la novità è data dal fatto che la separazione elettrica richiesta d'ora in poi è quella semplice offerta da un normale trasformatore. Non è più obbligatoria la separazione di protezione ossia quella fornita da un trasformatore d'isolamento che garantisca il doppio isolamento o un isolamento rinforzato fra i circuiti separati e verso terra. Il presupposto normativo su cui si fondava in passato la necessità dell'impiego del trasformatore d'isolamento stava nell'ipotesi che potesse verificarsi contemporaneamente un doppio guasto: uno sul trasformatore d'isolamento (perdita d'isolamento fra primario e secondario o perdita d'isolamento verso terra) ed uno sul circuito separato (figura 4). Se si considera solo il guasto G2 il rischio è sotto controllo in quanto, come noto, la limitata capacità C verso terra del circuito separato determina una circolazione di corrente, nella persona in contatto con una parte conduttrice dell'apparecchio utilizzatore, piuttosto bassa quindi non pericolosa. Nel caso invece del solo guasto G1 l'isolamento funzionale dell'apparecchio utilizzatore garantisce l'incolumità della persona che lo maneggia. La tensione del circuito separato non deve superare 500 V. È ammesso collegare intenzionalmente le masse del circuito separato ad un impianto di terra a cui non siano però collegate né masse o conduttori di protezione di altri circuiti, né masse estranee che possano introdurre tensioni pericolose.



Quando invece sono alimentati più apparecchi utilizzatori i rischi aumentano (a causa della possibilità che si possano verificare due guasti contemporanei - afferenti polarità diverse - di due apparecchi utilizzatori e per la maggior estensione dell'intero circuito separato - figura 5) e la norma consente l'utilizzo della separazione elettrica solamente a condizione che l'impianto sia controllato da o sotto la supervisione di persone addestrate (nota 2 all'articolo 413.6). Inoltre il prodotto della tensione nominale del circuito separato, in volt, per la lunghezza, in metri, della relativa conduttura elettrica non deve essere superiore a 100000 V●m; la lunghezza della conduttura non deve superare 500 metri. Nella precedente edizione detto requisito costituiva una raccomandazione applicabile alla generalità dei casi che si possono presentare nell'utilizzo della misura di protezione mediante separazione elettrica. Ora riguarda solo la fattispecie di alimentazione di più di un apparecchio utilizzatore. Il principio informativo che si ricava dalla riforma di quest'ultima misura di protezione contro i contatti indiretti si fonda essenzialmente sul fatto che la sicurezza in massima parte dipende dal mantenimento dell'integrità dei componenti, in particolare dei cavi flessibili dai danneggiamenti meccanici, e dal buon isolamento dei circuiti separati. Tutto ciò è affidato alla possibilità di esaminare costantemente a vista l'impianto da parte di una persona professionalmente in grado di verificare l'insorgenza di eventuali criticità contro la sicurezza.
Parte 5 - Capitolo 51

La sezione 514 si occupa dell'identificazione che a riguardo di quella concernente le condutture impone di segnalare alcune modifiche d'importante ricaduta pratica: i conduttori di neutro o di punto mediano devono essere identificati dal colore blu per tutta la loro lunghezza. I conduttori di protezione devono essere identificati dalla combinazione bicolore giallo/verde e questa combinazione non deve essere usata per altri scopi, per tutta la loro lunghezza. Nell'articolo 514.3.8 sono anche elencate le condutture per le quali è consentita l'omissione dell'identificazione. Nell'apposito Allegato A (nuovo) sono riportati i colori con cui identificare le anime dei conduttori isolati nei cavi rigidi e flessibili aventi da 2 a 5 conduttori conformemente alla Tabella Cei Unel 00722.
Novità di rilievo è costituita dalla nota inserita a margine dell'articolo 514.5.1 a proposito delle informazioni che devono essere riportate sugli schemi, ossia:
• tipo e sezione dei conduttori;
• lunghezza dei circuiti;
• natura e tipo dei dispositivi di protezione;
• corrente nominale o di regolazione dei dispositivi di protezione;
• correnti di cortocircuito presunte e potere di interruzione dei dispositivi di protezione.

Aggiornato il riferimento alla normativa riguardante i simboli da usare (CEI EN60617-3-7-8-11).



Parte 6 - capitolo 61

Modifiche importanti sono state introdotte alla parte 6 riguardante le verifiche. Queste attengono principalmente:
• le prove;
• il rapporto di verifica iniziale;
• le verifiche periodiche;
• il rapporto della verifica periodica.

Il numero delle prove da eseguire passa da otto a dieci. Ora sono previste anche le prove:
• di verifica dell'efficienza della protezione addizionale mediante interruttore differenziale;
• dell'ordine delle fasi;
• della caduta di tensione che prima era allo studio; verifica che può essere effettuata anche mediante calcolo utilizzando l'apposito Allegato D.

Per le prove d'isolamento sono cambiati i valori di resistenza (articolo 61.3.3) richiesti per gli impianti elettrici fino a 500 V, secondo quanto riportato nella tabella 6A, riprodotta in tabella 4.


È raccomandato che per i componenti elettrici riutilizzati siano disponibili, all'atto della verifica, documenti contenenti informazioni riguardanti almeno il costruttore ed i risultati dell'esame a vista e delle prove eseguite. Ultimata la verifica iniziale deve essere redatto un rapporto (articolo 61.4), da rendere disponibile al committente, che deve contenere e specificare:
• l'oggetto della verifica;
• l'esito dell'esame a vista;
• i risultati delle prove;
• le raccomandazioni per le riparazioni e i miglioramenti.

Nell'allegato B, il metodo B2 per la determinazione della resistenza dell'anello di guasto d'ora in poi prevede solamente la prova della caduta di tensione (per le cui modalità operative è richiamata la Guida CEI 64-14 - Guida alle verifiche degli impianti elettrici utilizzatori - 2007-02) e non più anche quella caratterizzata dal ricorso ad un'alimentazione separata con l'impianto fuori servizio e con il primario del trasformatore in corto circuito. Tutta la materia delle verifiche periodiche, che nel vecchio testo costituiva un allegato informativo, è diventata oggetto di prescrizione. Con le verifiche periodiche s'intende far controllare nel tempo il mantenimento dell'efficienza dell'impianto rispetto:
• alla sicurezza delle persone e degli animali domestici contro i contatti elettrici e le ustioni;
• alla protezione contro i danni alle cose dall'incendio e dal calore prodotto dai guasti nell'impianto; nonché
• la conferma che l'impianto non è danneggiato o deteriorato in modo da ridurre la sicurezza;
• l'identificazione dei difetti dell'impianto e lo scostamento dai requisiti della norma CEI 64-8, che possono dar luogo a pericolo.

La norma affronta altresì il problema della frequenza delle verifiche periodiche e precisa che gli intervalli devono essere stabiliti di volta in volta in funzione delle sollecitazioni, specialmente di natura esterna, che investono l'impianto. Fatta eccezione per gli impianti ubicati nei luoghi di lavoro, in quelli aperti pubblico, nei cantieri e per gli impianti di sicurezza, per i quali possono necessitare intervalli più brevi, la frequenza consigliata è di 4 anni. Per gli edifici residenziali possono essere considerati adeguati intervalli di tempo maggiori (per esempio 10 anni). A seguito della verifica periodica di un impianto esistente, deve essere preparato un rapporto periodico (62.3.1). Il rapporto deve riportare almeno:
• la descrizione dell'impianto o delle parti d'impianto oggetto di verifica;
• l'esito dell'esame a vista;
• i risultati delle prove;
• l'elencazione dei difetti riscontrati.

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