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Locali ad uso medico-veterinario

Locali ad uso medico-veterinario
17.01.2008
I locali delle strutture veterinarie, ove possibile, possono essere assimilati ai locali ad uso medico. Questo è ribadito nell'art. 710.1.1 della norma Cei 64-8 dove si specifica che "la stessa norma può essere usata, in quanto praticamente applicabile, anche per cliniche ed ambulatori veterinari". L'articolo in questione è citato anche dalla variante alla guida 64-56, "Edilizia ad uso residenziale e terziario - Guida per l'integrazione degli impianti elettrici utilizzatori e per la predisposizione d'impianti ausiliari, telefonici e di trasmissione dati negli edifici - Criteri particolari per locali ad uso medico", sottoposta ad inchiesta pubblica e ritirata il 31-01-2007. La variante in questione, che sarà inserita nell'allegato P, locali ad uso medico-veterinario, ha visto la luce dopo un proficuo confronto fra il comitato 64 del Cei e l'Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi). La variante, pur non introducendo niente di sostanzialmente nuovo, mette ordine nella materia stabilendo alcuni criteri utili alla classificazione dei locali ad uso medico-veterinario. E' lasciata comunque al medico veterinario responsabile della struttura, in base alla discrezionalità riconosciuta al direttore sanitario, la libertà di scelta fra un gruppo o l'altro. Le strutture veterinarie prese in considerazione dalla guida sono state individuate fra quelle stabilite dall'accordo Ministero della salute, Regioni e Province autonome del 26 novembre 2003: 'Definizione dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi richiesti per l'erogazione delle prestazioni veterinarie da parte delle strutture pubbliche e private" (tabella 1).
Sono state identificate quattro tipologie di strutture:
• studio veterinario senza o con ingresso di animali;
• ambulatorio veterinario;
• clinica veterinaria;
• ospedale veterinario.


Classificazione dei locali

I locali ad uso medico-veterinario sono generalmente alimentati dalla rete di distribuzione pubblica attraverso un sistema di tipo TT. Con i sistemi di questo tipo si adotta, normalmente, la protezione dai contatti indiretti per interruzione automatica dell'alimentazione mediante interruttore differenziale con Idn non superiore a 30 mA associato ad un impianto di messa a terra delle masse e delle masse estranee. La tensione limite, trattandosi di locali a maggior rischio elettrico, in questo caso non è più di 50 V come per i locali di tipo ordinario, ma viene abbassata a 25 V. La sezione 710 della norma Cei 64-8 stabilisce i criteri per la classificazione dei locali ad uso medico e fornisce indicazioni sulla realizzazione degli impianti elettrici. La norma, precisamente con gli articoli 710.2.5, 710.2.6. e 710.2.7, individua tre gruppi di locali ad uso medico: 0,1, e 2. Nei locali del gruppo 0 non si utilizzano apparecchi elettromedicali con parti applicate. Nei locali del gruppo 1 si utilizzano apparecchi elettromedicali con parti applicate esternamente o invasivamente entro qualsiasi parte del corpo, esclusa la zona cardiaca.

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Nei locali del gruppo 2 si opera con apparecchi elettromedicali con parti applicate per interventi intracardiaci oppure s'impegano apparecchiature dalle quali dipende la sopravvivenza del paziente. Nelle strutture veterinarie è possibile trovare ambienti che presentano lo stesso rischio, inseriti in strutture veterinarie di tipologia diversa secondo la destinazione d'uso assegnata dal medico veterinario responsabile. Il paziente animale, infatti, nei confronti del pericolo di elettrocuzione, è soggetto a rischi diversi che dipendono dalla specie e dai trattamenti a cui è sottoposto. La classificazione dei singoli locali è effettuata in relazione alla particolare attività svolta, trascurando normalmente il pericolo di microshock perché si usano raramente apparecchi elettromedicali con parti applicate e perché da queste apparecchiature non dipende generalmente la sopravvivenza del paziente. Sulla base di queste considerazioni, gli ambienti veterinari possono, quindi, essere classificati come locali di gruppo 0 dove si pratica la clinica e la diagnostica non strumentale (anche i locali di degenza ad uso veterinario sono in genere considerati locali di gruppo 0) o di gruppo 1 dove si pratica clinica e diagnostica strumentale e dove si effettuano trattamenti chirurgici. Se per alcune prestazioni chirurgiche non può più essere trascurato il rischio di microshock o se la mancanza di alimentazione può comportare pericolo per la vita del paziente, è raccomandabile comunque adottare anche per i locali veterinari provvedimenti analoghi a quelli previsti per i locali ad uso medico di gruppo 2. In ogni caso, fatta salva l'autodeterminazione del medico-veterinario nella valutazione del rischio, è bene che le scelte operate siano sottoscritte dal responsabile sanitario prima della costruzione o dell'adeguamento dell'impianto elettrico (figura 2).

Locali di gruppo 0

Nei locali di gruppo 0 non si utilizzano apparecchi elettromedicali con parti applicate al paziente (ad esempio il locale visita dove le prestazioni medico-veterinarie non necessitano di strumentazioni elettriche applicate al paziente) e si tratta quindi di ambienti a basso rischio elettrico. Non esistono particolari accorgimenti da adottare e quindi agli impianti si applicano le norme elettriche generali. In questi locali è raccomandato un impianto di illuminazione di sicurezza o di riserva che può essere ottenuto anche mediante semplici lampade autoalimentate.

Locali di gruppo1
Diversa, rispetto a quelli del gruppo 0, è la cura da dedicare a questo tipo di ambienti nei quali risulta necessario adottare alcuni specifici accorgimenti impiantistici. Nei locali di gruppo 1 il paziente-animale viene sottoposto a diagnosi e/o trattamenti con l'ausilio di apparecchi elettromedicali con parti applicate. E' utile ricordare che un apparecchio elettromedicale è definito dalle norme come un "apparecchio elettrico munito di non più di una connessione ad una particolare rete di alimentazione destinato alla diagnosi, al trattamento o alla sorveglianza del paziente sotto la supervisione di un medico, e che entra in contatto fisico o elettrico col paziente e/o trasferisce energia verso o dal paziente e/o rivela un determinato trasferimento di energia verso o dal paziente" (norme Cei 62-5).

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In questi locali si possono praticare anche interventi chirurgici in anestesia generale ma si ritiene, come detto, generalmente trascurabile il rischio di microshock. Nei locali di gruppo 1 è sempre comunque possibile da parte del veterinario responsabile, anche se non espressamente richiesto, decidere di utilizzare un sistema di alimentazione di tipo IT-M (art. 710.413.1.5 - norma Cei 64-8) che solitamente viene installato nei locali del gruppo 2. L'alimentazione tramite trasformatore d'isolamento, oltre a garantire la continuità del servizio in caso di primo guasto a terra, limita le correnti di dispersione delle apparecchiature elettromedicali aumentando la sicurezza del paziente. Nei locali di questo gruppo è consigliabile prevedere un'alimentazione di sicurezza per le apparecchiature elettromedicali utilizzate, almeno per la lampada scialitica.
MISURE DI PROTEZIONE SPECIFICHE GRUPPO 1
Qualsiasi volume del locale in cui un paziente sotto trattamento con parti applicate può venire in contatto intenzionale, o non intenzionale, con apparecchi elettromedicali o con masse estranee, direttamente o per mezzo di altre persone in contatto con tali elementi, è definito dalle Norme zona paziente (in questo caso paziente-animale). All'interno della zona paziente le masse estranee e le masse devono far capo ad un nodo equipotenziale comune. S'intendono interne alla zona paziente tutte le masse e le masse estranee che si trovano in verticale (figura 3) a meno di 2,5 m dal pavimento o, in orizzontale, a meno di 1,5 m dal paziente (figura 4). Nel definire la zona paziente si devono considerare anche le eventuali diverse posizioni che il paziente, quando è in contatto con apparecchi alimentati dalla rete, potrebbe assumere se fosse spostato dal posto originario.
Alla base dell'edificio devono essere previsti i collegamenti equipotenziali principali (Eqp) e nei locali del gruppo 1 è sempre necessario effettuare i collegamenti equipotenziali supplementari (Eqs). All'interno del locale deve essere approntato un nodo equipotenziale al quale devono essere connesse tutte le masse a portata di mano e le masse estranee poste ad un'altezza inferiore a 2,5 m dal piano di calpestio. Le masse estranee sono elementi metallici, non facenti parte dell'impianto elettrico, in grado di introdurre il potenziale di terra (tubazione idrica, tubi dei termosifoni, del gas, condotte dell'aria, ferri del cemento armato...) o altro potenziale (ad esempio una finestra metallica comune ad altri ambienti che si estende al di fuori del locale). Anche le masse che non possono in alcun modo venire a portata di mano (installate ad un'altezza superiore a 2,5 m dal piano di calpestio) devono essere collegate a terra, ma non necessariamente al nodo equipotenziale. Le masse costituite dagli apparecchi elettrici utilizzati all'interno del locale e i morsetti di terra delle prese, alle quali potrebbero essere collegati gli apparecchi elettromedicali, devono essere collegati al nodo equipotenziale tramite un conduttore di protezione (figura 5).

I collegamenti equipotenziali possono essere effettuati una sola volta, senza ripetizioni, all'ingresso delle masse estranee nel locale, con un conduttore in rame di sezione almeno uguale a 6 mm2 (ad esempio i tubi che alimentano un termosifone possono essere collegati all'ingresso nel locale senza dover più collegare al nodo equipotenziale il termosifone stesso). I ferri del cemento armato è bene siano collegati al nodo equipotenziale, operazione abbastanza agevole in fase di costruzione dell'edificio ma che diventa molto difficoltosa se l'edificio è già esistente. In questo caso per motivi pratici si ritiene che tale collegamento possa essere omesso. Anche gli infissi metallici, all'interno del locale, che presentano una resistenza verso terra di 200 Ohm sono da considerare masse estranee e come tali devono essere collegati al nodo equipotenziale. Il collegamento equipotenziale non è invece necessario per gli elementi metallici con resistenza superiore a 200 Ohm o con resistenza inferiore a 200 Ohm ma che si trovano ad un'altezza superiore a 2,5 m dal piano di calpestio. Tutti i conduttori di protezione ed equipotenziali devono essere singolarmente scollegabili e far capo ad uno stesso nodo equipotenziale (figura 7).
Per agevolare il collegamento di più prese o di più masse estranee sono ammessi in un unico locale più nodi intermedi (subnodi) ma solo se tra il nodo equipotenziale e le masse o le masse estranee è interposto un solo subnodo (figura 8a). Il cavallotto fra una presa e l'altra deve essere considerato come un sub-nodo. Il collegamento entra-esci fra più di due prese non è perciò ammissibile (figura 8b).

Il conduttore, che collega il nodo equipotenziale al collettore principale di terra, deve avere una sezione non inferiore a quella del conduttore di protezione o equipotenziale di sezione maggiore fra tutti i conduttori collegati al nodo. Per quanto concerne la protezione contro i contatti indiretti nei locali di gruppo 1 alimentati con sistema TT, si ritiene sufficiente l'uso di interruttori differenziali di tipo A. Per l'alimentazione di apparecchi radiologici di tipo fisso, alimentati senza presa/spina, si possono impiegare interruttori differenziali con correnti differenziali superiori a 0,03 A, ma è consigliabile non superare 0,5 A. A titolo d'esempio, in figura 9 sono riassunti alcuni fra i tipi di locali che solitamente sono presenti in una struttura veterinaria. Di ogni locale, dove richiesto, è evidenziato il relativo nodo equipotenziale.
E' necessario ricordare che, i locali delle strutture veterinarie - in quanto ad uso medico - sono soggetti all'obbligo di progettazione. Spesso si tratta di locali inseriti all'interno di strutture con destinazioni anche diverse da quelle di uso medico-veterinario (ad esempio un appartamento di civile abitazione in cui sono ricavati alcuni locali adibiti ad ambulatorio); in questi casi, anche se non tutti i locali sono del gruppo 0 o 1, tutta l'unità immobiliare che ospita questi locali è soggetta all'obbligo di progetto (Dpr 447/91 art. 4).

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