06.01.2008
E' impegnativa la vita di chi si occupa di classificazione delle zone con pericolo di esplosione. Non si fa in tempo a digerire una norma che subito viene sostituita e modificata. Infatti dal 1 aprile 2007, è in vigore la terza edizione della guida Cei 31-35 "Guida all'applicazione della norma Cei EN 60079-10 (Cei 31-30). Classificazione dei luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di gas, vapori o nebbie infiammabili". La riedizione si è resa necessaria a causa delle modifiche intervenute nell'ultima edizione della Cei EN 60079-10 (Cei 31-30) del 2004 (la seconda edizione della Cei 31-35 è infatti precedente, del 2001). Il Cei ha colto l'occasione, oltre che per allinearsi con la 31-30 del 2004, anche per correggere alcuni errori della precedente edizione e per definire meglio alcune situazioni utili per i tecnici incaricati della classificazione dei luoghi con pericolo d'esplosione per la presenza di gas, vapori o nebbie infiammabili, per i costruttori di prodotti, per i datori di lavoro, per i progettisti degli impianti elettrici e non elettrici, per gli addetti alla sicurezza, per i verificatori e per quanti altri sono interessati alla salvaguardia ed al miglioramento della salute e della sicurezza dei lavoratori che possono essere esposti al rischio d'esplosione, nonché alla salvaguardia delle opere. Ecco alcune delle modifiche più significative introdotte: • l'aria cambia velocità: riguardo alle condizioni ambientali degli luoghi aperti, la nuova guida effettua una distinzione che nella precedente edizione non esisteva: la Cei 31-35 del 2001 assumeva per la velocità dell'aria in ambienti aperti, in assenza di informazioni più dettagliate, il valore di 0,5 m/s. Ora la terza edizione, pur riconoscendo la velocità minima di 0,5 m/s (1 nodo circa) come un valido riferimento per le installazioni sulla terra ferma nell'intero territorio nazionale, specifica tuttavia che, in particolari casi, specialmente in prossimità del suolo, può essere inferiore a 0,5 m/s. In questi casi, in assenza di dati, la terza edizione della guida Cei 31-35 consiglia 0,25 m/s fino a 3 m dal suolo; • sicurezza più flessibile: nella vecchia edizione, all'articolo 2.2.5.1 venivano forniti, per il fattore di sicurezza k, applicato al lel per calcolare la minima portata d'aria di ventilazione, i valori di 0,25 per le emissioni di grado continuo e primo e 0,5 per le emissioni di grado secondo. La nuova edizione non li considera più come valori fissi, ma come degli intervalli, da 0,25 a 0,5 per le emissioni continue e prime, e da 0,5 a 0,75 per le emissioni seconde; • cubo più flessibile: nel calcolo della grandezza L0 (lato di un ipotetico cubo corrispondente al volume da ventilare), la vecchia guida "sparava", nella formula 2.2.1 un coefficiente moltiplicativo 2 corrispondente al fattore di sicurezza applicato alla distanza dz per arrivare alla "quota a". Ora questo coefficiente, chiamato k0, può variare da 1 a 2;
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• è nato un nuovo parametro: per la valutazione della distanza dz (distanza dalla sorgente di emissione a partire dalla quale la concentrazione di gas non è più pericolosa perché inferiore a Lel), la terza edizione della Cei 31-35 introduce un coefficiente tutto nuovo, che non esisteva nella seconda. Il suo nome è kdz ed i valori sono gli stessi del precedente parametro k; • la distanza si accorcia: un'altra variante riguarda le sostanze con temperatura d'infiammabilità Ti maggiore della massima temperatura ambiente Ta ed emesse a temperatura Tu maggiore della loro temperatura d'infiammabilità ma minore delle loro temperatura di ebollizione Te. In questi casi la nuova Cei 31-35 considera il raffreddamento che le sostanze subiscono, quando fuoriescono nell'ambiente e, considerando tutti i fattori condizionanti, ipotizza che sia possibile caso per caso valutare l'opportunità di assumere zone pericolose di estensione inferiore di quelle determinate con i procedimenti utilizzati per le sostanze con temperatura d'infiammabilità Ti inferiore alla massima temperatura ambiente Ta. Per queste situazioni, la distanza dz calcolata può essere ridotta mediante un coefficiente R calcolato attraverso un apposito grafico; • il volume non esiste: attorno ad ogni sorgente di emissione viene calcolato il volume Vz di possibile atmosfera esplosiva. Se questo volume è di dimensioni molto contenute (trascurabile), l'emissione non risulta pericolosa e la zona pericolosa può essere ignorata. A tale proposito nella nuova guida viene introdotto un nuovo parametro chiamato Vex e definito come il "volume ipotetico di atmosfera esplosiva a meno del coefficiente di sicurezza k" e descritto come il volume della miscela effettivamente presente attorno alla sorgente di emissione. La guida, all'art. 5.10.3.5, ci dice che: "In generale, in ambienti aperti, il volume Vz, può essere considerato trascurabile (VzNE) se il corrispondente volume Vex, rispetta le condizioni seguenti: - per la zona 0: Vex < 1 dm3 ; - per la zona 1: Vex < 10 dm3; - per la zona 2: Vex < (100 x k) dm3, inoltre Vz < 100 dm3. In generale, in ambienti chiusi, il volume Vz, può essere considerato trascurabile (VzNE) se il corrispondente volume Vex rispetta le condizioni seguenti: - per la zona 0: Vex < 1 dm3 - per la zona 1: Vex < 10 dm3; - per la zona 2: Vex < 10 dm3. inoltre, sia per zona 0, sia per zona 1 e 2, il volume Vex < 1/10000 del volume dell'ambiente Va." • le forme prendono forma: per la prima volta vengono fornite tracce riguardo alla forma delle zone pericolose che si possono formare attorno ad una sorgente di emissione • A completamento del lavoro, la Guida comprende alcune appendici da GA a GF. Segnaliamo in particolare l'appendice GD, dove è fornito un esempio di relazione tecnica di classificazione dei luoghi. Le appendici GE dove sono riportati "Esempi di classificazione dei luoghi con pericolo di esplosione" relativi alle realtà impiantistiche più diffuse, già presenti nell'appendice GD dell'edizione precedente e GF, dove sono riportati esempi di " luoghi particolari" che non presentano pericoli d'esplosione quando siano rispettate alcune condizioni specificate, sono pubblicate in un fascicolo separato Cei 31-35/A, anch'esso in nuova edizione.
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Torniamo all'appendice GD che presenta uno scheletro di quella che dovrebbe essere una relazione tecnica di classificazione delle zone. L'esempio si snoda attraverso i seguenti quindici punti: 1. Oggetto e scopo della classificazione dei luoghi • Dati sullo stabilimento oggetto della classificazione 2. Dati del committente • Dati sull'azienda che ha commissionato la classificazione 3. Dati del datore di lavoro (eventuali) • Dati sul proprietario e datore di lavoro dell'azienda 4. Presupposti della classificazione dei luoghi • Elenco delle ipotesi e presmesse sotto le quali si esegue la classificazione, come ad esempio la non prevedibilità di guasti catastrofici 5. Vincoli contrattuali • Indicazioni di tutela del classificatore quale ad esempio la richiesta di tenere un corso sulla classificazione effettuata ai lavoratori del reparto interessato 6. Descrizione schematica dello stabilimento (opera) e del reparto oggetto della classificazione dei luoghi e limiti di competenza • Descrizione del processo produttivo che porta ad utilizzare gas infiammabili e quali sono 7. Procedimento di classificazione dei luoghi con pericolo d'esplosione • Indicazione delle norme seguite e della sequenza logica di azioni intraprese durante la procedura di classificazione 8. Sostanze presenti in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito • Quantità e stato delle sostanze infiammabili presenti 9. Definizione del tipo di pericolo • Tipo di pericolo negli ambienti, in relazione all'utilizzo delle sostanze infiammabili 10. Sostanze infiammabili e loro caratteristiche • Caratteristiche delle sostanze infiammabili presenti 11. Ambienti e dati ambientali • Caratteristiche quali la temperatura, la pressione, l'altitudine, la velocità dell'aria, etc. 12. Sorgenti di emissione • Individuazione delle sorgenti di emissione all'interno dell'ambiente considerato 13. Tipo di zona pericolosa determinato dalle sorgenti • Tipi di zone individuate dalle varie sorgenti di emissione trovate 14. Estensione della zona pericolosa determinato dalle sorgenti • Individuazione della distanza dz, del volume Vz e della forma delle zone pericolose 15. Documentazione di classificazione dei luoghi • Elenco della documentazione allegata, quali disegni e planimetrie con l'indicazione delle zone
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