Variante V3 alla norma Cei 64-8
di: Andrea Gulinelli
21.12.2011
Con validità a partire dal 1° settembre 2011 è stata pubblicata nello scorso mese di febbraio la Variante V3 2001-02 alla norma Cei 64-8 - Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua1. È costituita da:
- nuovo Allegato A alla Parte 3 (norma Cei 64-8/3): “Ambienti residenziali - Prestazioni dell’impianto”;
- dalle modifiche alle Parti:
- 3: art. 314.1;
- 5: artt. 526.1; 53; 531.2; 531.2.1.4; 537.5 e 537.5.2.
Si applica a:
- nuovi impianti;
- rifacimenti completi di impianti esistenti in occasione di ristrutturazioni edili dell’unità immobiliare.
Non si applica:
- agli edifici di pregio storico e ambientale, soggetti al D. Lgs. 42/2004 - Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della l. 6-7-02, n. 37;
- alle parti condominiali.
Il carattere saliente del nuovo documento, che forse potrà suscitare perplessità circa l’opportunità di avergli attribuito a tutti gli effetti una valenza normativa, consiste nel fatto che non introduce prescrizioni riguardanti la sicurezza, ma integrazioni agli aspetti di funzionalità e di fruibilità degli impianti elettrici al servizio di unità immobiliari a uso residenziale, com’è in genere usuale alle guide piuttosto che alle norme. Con tale impostazione si consolida la concezione secondo cui la regola dell’arte deve essere sempre intesa come l’insieme dei requisiti di sicurezza e di funzionalità prestazionale dell’impianto. Sull’obbligatorietà di tutti o solamente di parte degli aspetti contenuti nell’Allegato A si ritornerà più avanti, a chiarimento dei rapporti di affidamento dei lavori da parte del cliente all’impresa installatrice.
Il presente articolo si prefigge di illustrare le predette novità, richiamando contestualmente i consolidati criteri di progettazione applicabili.
Dimensionamento dell’impianto
Essendo l’Allegato A normativo gli impianti elettrici al servizio di unità immobiliari di tipo residenziale, devono essere costruiti secondo tre livelli di prestazione e fruibilità le cui dotazioni minime sono rappresentate in tabella 1.

Tabella 1 - I livelli di prestazione e fruibilità degli impianti
Il dimensionamento dell’impianto elettrico è oggetto di accordo fra il progettista, l’installatore dell’impianto e il committente (cliente). Tuttavia, considerato che il dimensionamento secondo i livelli previsti attiene le prestazioni e la fruibilità, il committente può chiedere che l’impianto sia costruito tenendo conto solamente degli aspetti riguardanti la sicurezza rinunciando esplicitamente, totalmente o in parte, all’Allegato A (con precisa specifica delle dotazioni). La pattuizione di cui sopra dovrà essere riportata nella Dichiarazione di Conformità (DM n. 37/08) rilasciata al committente dall’impresa installatrice. A ogni buon conto, l’avere stabilito le dotazioni previste per i vari livelli d’impianto è da considerare un contributo a favore della trasparenza, perché consente una facile comparazione delle soluzioni permettendo ai professionisti più seri di valorizzare correttamente le loro proposte e nello stesso tempo agli utenti di valutare con oggettività quanto viene loro proposto. Le dotazioni per appartamento o unità abitativa previste per i tre livelli in funzione anche della superficie sono:
- il numero dei circuiti;
- il numero dei dispositivi per l’illuminazione di sicurezza;
- a protezione contro le sovratensioni secondo le norme Cei 81-10 e 64-8 V2;
- gli ausiliari e impianti per risparmio energetico.
Per dare esecuzione a quanto previsto dagli articoli 314.1 e 314.2 della norma Cei 64-8/3, in ordine alla necessità di suddividere l’impianto in più circuiti, la variante in argomento stabilisce il numero dei circuiti in funzione della superficie degli appartamenti (tabella 2). Tabella nella quale per circuito elettrico si intende l’insieme di componenti di un impianto alimentato da uno stesso punto e protetto contro le sovracorrenti da uno stesso interruttore. Sono esclusi dal conteggio eventuali circuiti destinati esclusivamente all’alimentazione di apparecchi (ad esempio scaldacqua, caldaie, condizionatori), di box e cantina; pertanto, tali eventuali circuiti si aggiungono a quelli indicati in tabella. La superficie considerata è quella calpestabile dell’unità immobiliare escludendo quelle esterne (terrazze, portici...) e le eventuali pertinenze (garage, cantine, eccetera).

Tabella 2 - Numero di circuiti per unità immobiliare
Nella tabella 3, con le annesse note, è completato il quadro delle dotazioni per appartamento o unità abitativa con riferimento al numero dei dispositivi per l’illuminazione di sicurezza, di protezione contro le scariche atmosferiche, secondo le norme Cei 81-10 e 64-8 V2, gli impianti ausiliari e per il risparmio energetico. Con riferimento a detta ultima tabella va tenuto presente che:
- Servono a garantire la mobilità delle persone in caso di mancanza dell’illuminazione ordinaria. Sono ammessi gli apparecchi estraibili, anche se non conformi alla norma Cei 34-22 (ad es. torce estraibili ricaricabili ad accensione automatica installate nelle scatole portafrutti). Non sono ammessi gli apparecchi alimentati con prese a spina;
- Spd all’arrivo linea se necessari per rendere tollerabile il rischio 1 (rischio per le persone);
- Spd nell’impianto per la protezione contro le sovratensioni impulsive;
- campanello, citofono o videocitofono;
- campanello, videocitofono, antintrusione, controllo carichi, ad esempio relè di massima corrente;
- campanello, videocitofono, antintrusione, controllo carichi, interazione domotica.

Tabella 3 - Numero dispositivi illuminazione/Protezione scariche atmosferiche/Domotica (per unità immobiliare)
L’impianto domotico è l’insieme dei dispositivi e delle loro connessioni che realizzano una determinata funzione utilizzando uno o più supporti di comunicazione comune a tutti i dispositivi ed attuando la comunicazione dei dati tra gli stessi secondo un protocollo di comunicazione prestabilito. Per considerare l’impianto elettrico di livello 3, l’impianto domotico deve gestire almeno 4 delle seguenti funzioni: antintrusione, controllo carichi, gestione comando luci, gestione temperatura (se non è prevista una gestione separata), gestione scenari (tapparelle, eccetera); controllo remoto, sistema diffusione sonora, rilevazione incendio (Uni 9795) se non è prevista gestione separata, sistema antiallagamento e/o rilevazione gas.
Le tipologie delle dotazioni per ogni singolo locale previste per i tre livelli in funzione anche della superficie degli stessi sono (tabella A della variante V3):
- punti luce;
- punti presa;
- prese radio/TV;
- prese telefono e/o dati.
Per “punto presa” s’intende il punto di alimentazione di una o più prese all’interno della stessa scatola. I punti presa devono essere distribuiti in modo adeguato nel locale, ai fini della loro utilizzazione.
Nella figura 1 è riportata a titolo indicativo la disposizione dei punti luce, presa, televisione e telefono nei locali da bagno e della camera da letto (superficie compresa fra 8 e 12 m2) di un impianto di livello 1.
Le dotazioni sono uguali o superiori a quelle minime della suddetta tabella A.

Figura 1 - Esempio indicativo della disposizione di punti luce, punti presa d’energia, TV e telefono per un impianto di Livello 1 & per bagno e camera da letto
Prescrizioni generali comuni a tutti i livelli
La potenza contrattualmente impegnata con la quale va dimensionato l’impianto in funzione della superficie è di 3 kW per unità abitative ≤ 75 m2 e di 6 kW per unità abitative > 75 m2.
La sezione del montante che collega il punto di consegna (vedi box 1 in fondo) del distributore all’unità abitativa non deve essere inferiore a 6 mm².
Per sezioni minori, nel caso di non adesione all’Allegato A, occorre tenere comunque presente che la norma Cei 64-8 raccomanda che la caduta di tensione fra l’origine dell’impianto (contatore) e un qualsiasi punto dell’impianto non superi il 4% della tensione nominale di alimentazione.
Il calcolo di verifica va condotto con riferimento alla ed. III della tabella Cei Unel 35023 relativa ai cavi in gomma, rispondenti alla norma Cei 20-131, e ai cavi in pvc, rispondenti alla norma Cei 20-142. Per quanto riguarda la protezione del montante contro i c.c. la futura norma Cei 0-21, art. 7.4.6.1, generalizza la possibilità di utilizzare l’interruttore automatico (limitatore dell’energia prelevata dall’utente) presente nel gruppo di misura purché sia verificata la condizione K2S2 ≥ I2t.
Premesso che il montante, se realizzato in assenza di masse, non deve essere protetto contro i contatti indiretti, qualora si faccia ricorso a un interruttore differenziale alla base dello stesso deve essere garantita la selettività totale nei confronti delle protezioni differenziali a valle.
Le tubazioni entro le quali i cavi devono risultare sfilabili devono avere:
d ≥ 1,5·f
dove:
- d diametro interno (tubo rigido o flessibile);
- f diametro del cerchio circoscritto del fascio dei cavi.
Il diametro esterno deve essere tale da soddisfare la suddetta condizione in funzione del numero, della sezione, della tipologia dei cavi utilizzati (per i valori unificati di tensione nominale d’isolamento Uo/U), della lunghezza delle tratte e del numero delle curve (Cei 64-100/2, art. C. 1).
In generale, gli interruttori differenziali da utilizzare devono caratterizzarsi per una elevata resistenza contro gli scatti intempestivi secondo le indicazioni del costruttore e/o essere dotati di Srd (Self-Reclosing-Devices, dispositivi di richiusura automatica).
Al riguardo, in particolare per scongiurare il malfunzionamento degli interruttori differenziali per effetto delle correnti di guasto non sinusoidali dovute alla presenza negli apparecchi utilizzatori di circuiti elettronici non lineari, l’articolo 531.2.1.4 (commento) della norma Cei 64-8/5 consigliava già l’utilizzo dei differenziali di tipo A o di tipo B.
Ora tale articolo è stato completamente riscritto: “Apparecchi utilizzatori isolati in Classe I (sono tali quelli caratterizzati da isolamento principale e provvisti di un dispositivo di collegamento delle masse a un PE con masse collegate a terra e con protezione contro i guasti d’isolamento affidata ai dispositivi di protezione dei circuiti, ndr), che incorporano circuiti elettronici non lineari, come ponti raddrizzatori, possono dare luogo, in caso di guasto verso terra, a correnti differenziali di tipo non alternato sinusoidale, che possono compromettere il funzionamento degli interruttori differenziali posti a protezione dei corrispondenti circuiti di alimentazione. In questi casi, nell’ambito della protezione dai contatti indiretti per interruzione dell’alimentazione, è raccomandabile l’installazione di interruttori differenziali di tipo A o di tipo B in base alle possibili forme d’onda delle correnti di guasto dei vari apparecchi elettrici utilizzatori protetti dall’interruttore differenziale. Gli interruttori differenziali sono classificati secondo la loro attitudine ad assicurare la protezione contro diverse forme d’onda della corrente differenziale come di seguito indicato…”.
L’articolo appena citato è completato con la descrizione degli interruttori differenziali di tipo AC, A e B, riportata nel box 2 in fondo.
I criteri di scelta degli interruttori differenziali in funzione della forma d’onda di una corrente di guasto non sinusoidale sono indicati nella Guida Cei 23-98 (ed. I 11/2007) - Guida all’uso corretto d’interruttori differenziali per installazioni domestiche e similari. Nell’ambito domestico e similare la distribuzione e i sistemi di raddrizzamento sono monofase (generalmente riconducibili ai circuiti alimentanti le lavatrici e i condizionatori) e la forma delle correnti di guasto è di tipo pulsante. Di conseguenza, gli interruttori differenziali di tipo A garantiscono nella maggioranza dei casi la richiesta protezione delle persone.
Per quanto attiene gli interruttori differenziali dotati di Srd si tratta d’interruttori differenziali associati a dispostivi conformi alla prima edizione della Norma Sperimentale Cei 23-101 - Dispositivi di richiusura automatica per interruttori automatici, interruttori differenziali con o senza sganciatore di sovracorrente per usi domestici e similari. Essa si applica ai dispositivi di richiusura automatica per usi domestici e similari destinati a richiudere interruttori automatici per la protezione dalle sovracorrenti conformi alla norma Cei EN 60898-1 e/o Cei EN 60898-2, interruttori differenziali senza sganciatori di sovracorrente conformi alla norma EN 61008-1 e interruttori differenziali con sganciatori di sovracorrente conformi alla norma EN 61009-1 dopo un intervento di apertura di detti dispositivi. Sono previste le seguenti funzioni di richiusura:
- dopo la valutazione sia della corrente presunta tra i conduttori attivi sia della corrente presunta verso terra;
- solo dopo una valutazione della corrente presunta tra i conduttori attivi;
- solo dopo una valutazione della corrente presunta verso terra;
- senza alcuna valutazione.
La caratteristica di funzionamento degli Srd si può così sintetizzare: a seguito dell’intervento dell’interruttore (detto in genere Ddp - Dispositivo di Protezione Principale), la richiusura di quest’ultimo è subordinata ad una verifica della presenza di eventuali guasti dell’impianto. Quindi, se l’apertura del Ddp è avvenuta a seguito di un intervento intempestivo (per es. disturbi fuggitivi) il dispositivo di richiusura, non rilevando nessun tipo di guasto dell’impianto, richiude immediatamente l’interruttore differenziale, continuando a garantire l’alimentazione dell’impianto. Diversamente, se l’apertura del Ddp è dovuta a un guasto “permanente” (per es. guasto all’isolamento), l’Srd rilevando l’anomalia nell’impianto non richiude l’interruttore differenziale ma segnala all’utente, con degli indicatori luminosi, la presenza di un guasto per eliminare il quale occorre un intervento manutentivo.
In relazione alla persistenza del guasto permanente gli Srd si suddividono in quelli che vanno in condizioni di blocco e quelli che invece rimangono in condizione d’intervento anche dopo il rilevamento dell’avaria dell’impianto.
Sempre a proposito di scelta degli interruttori differenziali è richiesto, al fine di garantire un livello sufficiente di continuità di servizio dell’impianto, che la protezione stessa sia suddivisa su almeno due interruttori (in parallelo - selettività orizzontale). Per la realizzazione della selettività la Variante V3 rimanda all’art. 536.3 (commento) e all’art. 531.2.1 (commento) della norma Cei 64-8/5.
Ogni unità abitativa deve essere dotata di uno o più quadri di distribuzione (da installare in luogo facilmente accessibile) e di un interruttore generale per la manovra in caso d’emergenza, quindi facilmente accessibile all’utente. L’interruttore generale, qualora sia differenziale, deve essere selettivo (selettività totale differenziale) nei confronti degli interruttori differenziali a valle o dotato di Srd.
Onde permettere successivi ampliamenti, i quadri devono essere dimensionati per il 15% in più dei moduli installati, con un minimo di due moduli. Il quadro di arrivo (principale) dell’unità abitativa deve essere raggiunto direttamente dal conduttore di protezione proveniente dall’impianto di terra dell’edificio, al fine di permettere la corretta messa a terra degli eventuali Spd tramite un opportuno mezzo di connessione. Alla luce di quando detto, nella figura 2 si riporta a titolo esemplificativo uno schema indicativo di un impianto di livello 1 conforme all’allegato A per un’abitazione fra 50 e 75 m² di superficie. La protezione con Spd è da stabilire in funzione della valutazione del rischio, e per quanto riguarda il valore della corrente nominale differenziale d’intervento degli interruttori differenziali è da ritenere preferibile il valore di Idn = 0,03 A.

Figura 2 - Schema indicativo di un impianto di Livello 1
Note
1 Le precedenti sono state: la Variante V1 2008-09 e la Variante V2 2009-05.
2 Al riguardo, si ricorda che la Guida Cei 64-53 2007-06 proponeva già una suddivisione degli impianti in tre tipologie: economico, comfort e lusso.
3 314 Suddivisione dell’impianto.
314.1 Ogni impianto deve essere in genere suddiviso in diversi circuiti, secondo le esigenze, per:
• evitare pericoli e ridurre inconvenienti in caso di guasto;
• facilitare le ispezioni, le prove e la manutenzione in condizioni di sicurezza;
• tenere conto dei pericoli che potrebbero derivare da un guasto di un singolo circuito, come per esempio un circuito di illuminazione.
314.2 Per le parti dell’impianto che è necessario vengano comandate separatamente devono essere previsti circuiti separati, in modo tale che quei circuiti non vengano influenzati da un guasto di altri circuiti.
Box 1
Il montante può anche corrispondere con il cavo di collegamento secondo la definizione che di quest’ultimo viene fornita dall’ormai prossima norma Cei 0-21 - Norma
per connessioni attive e passive alla rete di BT. La definizione è la seguente: "Cavo di collegamento - Tratto di cavo di proprietà e pertinenza dell’utente che collega il contatore (gruppo di misura) con il(i) primo(i) dipositivo(i) di protezione contro le sovracorrenti dell’utente (DG o DGL)".

Box 2
Interruttore differenziale di tipo AC (norme EN 61008-1, EN 61009-1) il cui sgancio è assicurato per correnti differenziali alternate sinusoidali applicate improvvisamente o lentamente crescenti.
Interruttore differenziale di tipo A (norme EN 61008-1, EN 61009-1) come per il tipo AC, e inoltre:
• per correnti differenziali pulsanti unidirezionali con o senza controllo dell’angolo di fase;
• per correnti differenziali pulsanti unidirezionali sovrapposte a una corrente continua ondulazioni di 6mA, indipendenti dalla polarità, applicate improvvisamente o lentamente crescenti.
Interruttore differenziale di tipo B (norma EN62423) come per il tipo A, e inoltre:
• per correnti differenziali alternate sinusoidali sovrapposte ad una corrente continua senza ondulazioni di 0,4 volte Idn o 10 mA, scegliendo il valore più elevato;
• per correnti differenziali alternate sinusoidali differenziali fino a 1k Hk;
• per correnti differenziali pulsanti unidirezionali sovrapposte ad una corrente continua senza ondulazioni di 0,4 volte Idn o 10 mA, scegliendo il valore più elevato.
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