La Corte di Cassazione ha preparato un bel regalo di Natale agli imprenditori ed ai professionisti: negli accertamenti fiscali gli studi di settore non possono essere l’unica prova di una presunta evasione fiscale.
Questo, in sostanza, il contenuto della sentenza 26635 del 18 dicembre 2009 nella quale la Cassazione afferma che gli studi di settore sono “un’elaborazione statistica, il cui frutto è una ipotesi probabilistica che, per quanto seriamente approssimata, può solo costituire una semplice presunzione semplice” e, quindi, i dati così raccolti non possono essere le uniche prove utilizzate in una procedura di accertamento fiscale.
Tra l’altro, la Suprema Corte afferma anche che per aversi violazione, lo scostamento rispetto alle tabelle Gerico deve determinare una grave incongruenza tra i ricavi dichiarati e le risultanze degli studi di settore, ciò perché a imporlo è l'articolo 62-sexies, comma 3, del Dl 331/1993.
Come si ricorda, gli studi di settore furono introdotti nel 1993 e, da allora, sono sempre stati contrastati dalle Associazioni di Categoria come uno strumento iniquo e poco affidabile date le variabili che non vengono considerate o sottovalutate.
Quindi, da adesso, saranno dichiarati nulli gli aggiornamenti fiscali basati esclusivamente su indicazioni provenienti da studi di settore mentre è stabilito il principio che, anche nelle cause con il Fisco, la prova si deve formare nel corso di un dibattimento. Il contribuente potrà, pertanto, dimostrare l’inapplicabilità degli standard al suo caso specifico e gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate, nel corso delle loro indagini, avranno il dovere di valutare la situazione complessiva del contribuente.
Positivi i commenti di tutte le Associazioni di Categoria. Andrea Trevisan, responsabile del settore tributario di Confartigianato, ha affermato che la sentenza della Cassazione “contribuisce a svelenire il clima in materia di studi di settore e pone nella giusta centralità il contraddittorio. Ci deve essere un momento di dialogo vero tra l'Agenzia delle Entrate e il contribuente”.