L’installatore nelle due Italie
di: di Roberto Morelli
fonte: 'Elettricoplus'
24.07.2009
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Dopo avere verificato (Il Giornale dell’Installatore Elettrico n. 8, 25 maggio 2009) l’andamento del mercato dell’installazione elettrica, puntando a cogliere, più che gli aspetti quantitativi dei fenomeni, il vissuto soggettivo degli attori, le loro valutazioni, le attese, i timori e le speranze che li animano, approfondiamo ora l’argomento utilizzando la metodologia della segmentazione in base alla localizzazione geografica e alla forza lavoro delle imprese campionate, al fine di verificare come questi fattori influiscono nella formazione delle opinioni. Nel fascicolo precedente, infatti, abbiamo analizzato le valutazioni espresse da un insieme di individui che operano nello scenario competitivo con strutture, risorse e modalità assai differenziate. Poiché la partizione in gruppi più omogenei, sulla scorta di specifiche caratteristiche, consente di verificare in quale misura queste ultime influenzino la formazione delle opinioni, abbiamo voluto testare due fattori, scelti in modo arbitrario: l’ubicazione geografica e la forza lavoro.
Relativamente alla prima, si è riscontrata una sostanziale coincidenza delle risposte rese dagli attori insediati nelle regioni settentrionali e centrali del Paese, con un forte scostamento rispetto quelle fornite dagli installatori attivi in meridione. I dati, pertanto, sono stati compendiati in due sole classi, la prima composta dalle aziende presenti dal Nord a tutto il Lazio, la seconda dalle realtà censite nel Mezzogiorno e nelle isole. Il possesso di una forza lavoro fino a sette unità o superiore ha costituito il criterio per un’ulteriore segmentazione delle imprese. Tale procedura è stata attuata allo scopo di fare emergere eventuali differenze che contraddistinguono le realtà artigiane dalle organizzazioni più strutturate, in merito alla percezione del trend di mercato e al vissuto soggettivo.
La ripartizione per area geografica Il sottocampione delle aziende insediate nelle regioni del Centro-Nord è formato per il 65 per cento da soggetti dotati di forza lavoro inferiore alle sette unità e per il 32 per cento da organizzazioni di media o grande dimensione; quello costituito dalle imprese meridionali è composto per il 77 per cento da aziende artigianali e per il 23 per cento da realtà di taglia maggiore. Le valutazioni rese dai due gruppi si discostano per molti versi. Nell’ambito della variabilità delle risposte, che usualmente si registra nelle rilevazioni, occorre distinguere quanto è dovuto all’azione di specifici fattori d’influenza. A questo scopo, fissato un intervallo di confidenza, ovvero un livello di accettazione dell’errore, si utilizzano strumenti statistici, quali il test di Student e del x2. Riportiamo, di seguito, soltanto gli aspetti in cui gli scostamenti di frequenza nelle risposte dei due campioni non possono essere ricondotti a fenomeni di mera casualità, poiché risultano significativi ai test. In primo luogo si deve segnalare che gli installatori elettrici meridionali presidiano aree territoriali più vaste: soltanto l’undici per cento di essi, a fronte del 40 per cento dei colleghi del Nord, limita la propria attività all’ambito provinciale. Oltre un terzo di loro, inoltre, afferma di operare anche al di fuori della regione di appartenenza. La mobilità non appare correlata alla dimensione organizzativa, poiché molte piccole imprese dichiarano di aver acquisito commesse sull’intero territorio nazionale e addirittura all’estero, in virtù della competitività di prezzo e della disponibilità ad eseguire i lavori in tempi serrati. In particolare, alcuni artigiani riferiscono di aver colto interessanti opportunità di business nel Paesi arabi ed in quelli nordafricani, dove è in forte sviluppo la costruzione di strutture ricettive destinate al turismo.
Profondamente diversa risulta la percezione dell’andamento del mercato. Il 53 per cento degli installatori stanziati nelle regioni centrosettentrionali valuta che la domanda abbia subito una flessione compresa tra il 5 ed il 15 per cento e soltanto poco più di un decimo degli interpellati reputa che il calo superi il 30 per cento. Gli operatori attivi al Sud, per converso, sperimentano una crisi d’intensità assai più elevata: il 40 per cento degli interpellati stima di aver perso oltre un terzo del volume d’affari ed un’analoga percentuale registra una contrazione quantificabile tra il 15 ed il 30 per cento. I due sottogruppi esprimono un giudizio nettamente divergente riguardo alla durata temporale del trend, sebbene, in entrambi, un quarto dei soggetti ritenga che si manifesti fin dal 2007. La maggioranza degli appartenenti al sottocampione Sud, infatti, sostiene che la crisi perdura dal primo semestre dell’anno passato mentre la maggior parte degli installatori del Centro-Nord ne sposta l’esordio al semestre successivo. Pur concordando che nel corso del 2009 la domanda sia destinata a contrarsi ulteriormente, le previsioni sugli sviluppi del mercato risultano contrapposte. Tra gli installatori che operano nelle regioni centrosettentrionali prevale l’ipotesi che la flessione si attesterà complessivamente al 15/30 per cento ed invece tra quelli insediati al Sud, la maggioranza paventa risultati peggiori.
Entrambi i sottocampioni individuano nel livello di risparmio e di reddito delle famiglie e nell’andamento del mercato immobiliare i fattori che maggiormente determinano la performance del comparto dell’installazione elettrica. Tutti gli intervistati, per altro, si dicono preoccupati per gli esiti che potrebbero scaturire da un collasso di fiducia degli utilizzatori finali, in seguito al dilagare di un clima psicologico negativo. Occorre segnalare che gli operatori del Sud assegnano punteggi costantemente più elevati a tutti i diversi item sottoposti a indagine. Questo atteggiamento appare motivato da un sentimento diffuso e consente di inferire che la recessione colpisce con maggiore intensità laddove la struttura economica è meno consolidata. Ciononostante, sono soprattutto gli installatori del Nord a prevedere che la recessione determini l’uscita dal mercato di una significativa quota delle imprese meno rimunerative. Gli attori del Sud, per converso, temono che la caduta dei livelli occupazionali induca la nascita di molte piccolissime imprese, potenzialmente in grado di esercitare un’azione destabilizzante sullo scenario competitivo.
L’intero campione riconosce che la congiuntura economica non comporta soltanto aspetti negativi, in quanto costituisce un formidabile stimolo al miglioramento dello standard prestazionale. È opinione condivisa, infatti, che la recessione si tradurrà in un vantaggio per le imprese a più elevata qualificazione professionale e che queste, se sapranno cogliere le opportunità di cambiamento, ne usciranno complessivamente rafforzate, a scapito di quelle meno competenti. Ben il 58 per cento delle aziende ubicate nelle regioni centrosettentrionali ed il 37 % di quelle presenti al Sud ritiene di essere destinata a cambiare la condotta di mercato nel medio/lungo periodo.
Nel breve termine, per contro, gli imprenditori indirizzano il massimo sforzo ad abbattere le diseconomie attraverso l’ottimizzazione delle procedure gestionali ed amministrative e a conseguire i massimi risparmi nella fase di approvvigionamento dei prodotti e dei materiali. La maggior parte degli intervistati individua nella qualificazione professionale la leva competitiva più idonea a contrastare gli effetti della crisi. Come raffigurato nelle tabelle 1 e 2 e confermato dai colloqui non direttivi, gli installatori ritengono che né la riduzione dei compensi ai lavoratori dipendenti né la loro dismissione servano a difendere la rimuneratività aziendale, ma ammettono che i licenziamenti si prospettano come un doloroso rimedio in casi estremi. Quali obiettivi dello sforzo strategico, gli operatori del Nord individuano lo sviluppo delle forme associative, quali i gruppi d’acquisto e i consorzi, mente quelli del Sud prospettano la ricerca di nuovi target market e l’ampliamento di quelli esistenti. Tutti gli interpellati si propongono di far leva sulla diversificazione in settori contigui e identificano come aree di business più promettenti quella della videosorveglianza delle imprese del settore terziario e quella della produzione energetica mediante impianti fotovoltaici e solare/termici.
In conclusione, la segmentazione per area geografica ha permesso di evidenziare alcune differenze di valutazione che possono essere ricondotte all’influenza dell’ambiente mercato. Nel Mezzogiorno, in particolare, la situazione appare preoccupante poiché la crisi colpisce un tessuto economico più fragile. Il forte calo della domanda riscontrato dagli installatori non deriva soltanto da un atteggiamento di prudenza o dalla mancata fiducia dei consumatori finali, ma denuncia un reale impoverimento della società. Molti intervistati hanno sottolineato che, a fronte della complessità e della presenza di aree di scarsa trasparenza nella struttura economica delle regioni meridionali, l’informazione e le statistiche ufficiali risultano poco adeguate a rappresentare l’effettiva perdita di produttività e di reddito. Il quadro, in sintesi, potrebbe essere peggiore di quanto appare. La segmentazione per dimensione organizzativa L’entità del patrimonio umano è il secondo criterio utilizzato nella presente ricerca per segmentare le imprese d’installazione, allo scopo di suddividere quelle tipicamente artigianali dalle realtà dotate di struttura organizzativa più complessa. Per l’iscrizione al primo gruppo, arbitrariamente si è scelto di fissare a sette il numero massimo di lavoratori dipendenti. Le realtà con forza lavoro inferiore alle sette unità rappresentano in 72 per cento del campione totale e sono ubicate per il sessanta per cento nelle regioni centrosettentrionali e per il restante quaranta per cento nel Sud e nelle isole. Le imprese d’installazione con più di sette addetti, invece, sono insediate per oltre il settanta per cento nelle regioni del Centro e del Nord.
Le due tipologie organizzative agiscono nello scenario competitivo seguendo modalità di condotta assai diverse. Tra le imprese di piccola taglia il 41 per cento limita la propria attività al territorio provinciale, il 38 per cento lavora in ambito regionale e soltanto il 16 per cento opera al di fuori della regione di appartenenza. Il 55 per cento delle aziende con più di sette occupati, per contro, opera su scala nazionale e il 15 per cento acquisisce commesse anche all’estero. I due sottocampioni si differenziano nettamente in merito al giudizio sull’andamento del mercato. Il primo esprime una valutazione complessivamente più pessimista: circa un terzo degli intervistati denuncia un crollo della domanda superiore al 30 per cento e una frazione di poco inferiore sostiene di aver registrato un calo quantificabile tra il 15 e il 30 per cento. Nella classe d’imprese dotate di un patrimonio umano più numeroso, per contro, il 55 per cento dei soggetti dichiara di aver riscontrato una flessione inferiore al 15 % e meno di uno su dieci lamenta di aver perso oltre un terzo del proprio business. La maggior parte degli operatori associati a questa classe, inoltre, ritiene che il trend negativo sia iniziato nel secondo semestre dell’anno scorso e solo il 15 per cento reputa che risalga ad un periodo precedente.
Diverso parere mostrano gli installatori di tipo artigianale, poiché i due terzi di loro ritengono che la crisi perduri da oltre un anno. Minore distanza contraddistingue le previsioni sul risultato economico nei prossimi dodici mesi. La maggioranza degli interpellati preconizza un regresso tra 15 ed 30 punti percentuali, ma circa un terzo di entrambi i sottocampioni teme che la caduta del fatturato superi il trenta per cento. Tutti gli installatori consultati rapportano l’andamento del mercato dell’installazione elettrica a quello del comparto immobiliare e al livello di risparmio e reddito delle famiglie. Esprimono il timore, inoltre, che il diffondersi di un clima psicologico negativo all’interno del corpo sociale possa contribuire a deprimere la domanda. In modo distintivo, tuttavia, i membri delle organizzazioni più grandi individuano un importante fattore d’influenza nell’area dei lavori pubblici (tabella 3, voto medio 6,4).
Unanime è il giudizio sulle misure da adottare nel breve periodo per difendere la competitività delle aziende: occorre far leva sulla qualificazione professionale, contenere i costi e perseguire le massime economie nel processo di approvvigionamento dei prodotti e dei materiali, incrementando la quota degli acquisti diretti. Le aziende con più di sette occupati, per altro, puntano ad ottimizzare l’interazione con i fornitori grossisti. La crisi, a parere del campione, determinerà un’evoluzione strutturale del comparto: saranno emarginate le imprese meno remunerative e, al contempo, si rafforzeranno quelle a più elevata qualificazione professionale. Le realtà con forza lavoro superiore alle sette unità ipotizzano che possa emergere una tendenza alla concentrazione, mediata da eventi di acquisizione e di fusione tra competitor, che porti ad un aumento della dimensione aziendale media (voto 5,6). Ritengono, tuttavia, improbabile l’avvio di un processo d’integrazione verticale che accorpi l’impresa d’installazione ad organizzazioni dei comparti produttivo e distributivo o a studi tecnici di progettazione (3,7). Ad ogni modo, la maggioranza degli attori è convinta che la recessione spinga al cambiamento della condotta di mercato finora attuata.
Sotto il profilo strategico, trova spazio l’idea che occorra ricercare sinergie, sia perseguendo con maggiore determinazione la strada dell’associazionismo, sia sviluppando accordi con imprese di altri settori, al fine d’offrire una gamma completa di servizi ad una più vasta tipologia di utilizzatori. La conquista di nuovi target market, infatti, rappresenta un obiettivo primario, tanto importante da spingere a diversificare il campo d’attività e a ricercare opportunità di business in aree ad elevata crescita potenziale, quali, ad esempio, la produzione energetica per mezzo degli impianti di tipo fotovoltaico e solare/termico e la sicurezza (anti intrusione e videosorveglianza) degli edifici privati e pubblici. A conclusione della presente ricerca, si può ricordare quanto hanno sostenuto alcuni installatori nel corso dei colloqui non direttivi: le crisi non determinano esclusivamente ricadute negative, poiché impongono un miglioramento dell’efficienza e della performance e incidono profondamente nella cultura delle imprese. In particolare, nel comparto dell’installazione elettrica, l’attuale congiuntura può promuovere un più radicato orientamento al marketing e alla customer satisfaction.
Piuttosto che nascondere la gravità del momento dietro un ottimismo illusorio e irresponsabile, occorre prendere consapevolezza delle opportunità che esso offre e concentrare gli sforzi per fari sì che le imprese ne emergano rafforzate in competenze, abilità, capacità di management e risorse umane.
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