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CALCOLO PORTATA CAVI/3

Giancarlo Tedeschi
Giancarlo Tedeschi
122 domande 116 risposte 0 migliori risposte 2 commenti

29.02.2008 18.58Continuando a sviluppare quanto già detto in CALCOLO PORTATA CAVI e CALCOLO PORTATA CAVI/2 propongo di verificare quanto diversi possono essere i risultati del dimensionamento di una elettropompa antincendio di potenza pari a 90 kW, da raggiungere in tubazione interrata con lunghezza dei cavi ( FG7 ) pari a 120 m, tenendo conto naturalmente della normativa vigente, che da poco ha subito una rinfrescatina.
La pompa antincendio è derivata a monte dell'interruttore di macchina di un trasformatore da 1000 kVA.
Resto in attesa dei risultati di qualche dimensionamento, per confrontare e commentare le soluzioni.

20 RISPOSTE

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08.08.2008 22.39Abbiamo visto quanti soldi si possono risparmiare, ad esempio nel dimensionamento dei cavi di alimentazione di una pompa antincendio, con un po' di attenzione e di coraggio.
Ora sempre sulla linea del risparmio nella progettazione ci occuperemo di un'altra situazione: l'INTERRUTTORE DI BASSA TENSIONE A VALLE DI UN TRASFORMATORE MT/BT è veramente necessario ?

Giancarlo Tedeschi

30.06.2008 17.34Con riferimento alle considerazioni svolte sul tema delle diverse possibilità esistenti di determinare la portata dei cavi inserisco in allegato una tabella, che probabilmente uscirà a corredo di un articol che comparirà sulla rivista GIE di settembre che riepiloga le differenze di costo, che in relazione al dimensionamento del montante della pompa antincendio di cui ci siamo occupati, possono configurarsi a seguito dei diversi approfondimenti.

Giancarlo Tedeschi

30.06.2008 17.32Con riferimento alle considerazioni svolte sul tema delle diverse possibilità esistenti di determinare la portata dei cavi inserisco in allegato una tabella, che probabilmente uscirà a corredo di un articol che comparirà sulla rivista GIE di settembre che riepiloga le differenze di costo, che in relazione al dimensionamento del montante della pompa antincendio di cui ci siamo occupati, possono configurarsi a seguito dei diversi approfondimenti.

Giancarlo Tedeschi

06.05.2008 12.48Concludo le mie osservazioni sull'argomento del dimensionamento di una conduttura particolare come quella antincendio, promuovendo l'osservazione che i risparmi notevoli che possiamo registrare possono essere doppi: applicazione di considerazioni generali di uso non diffuso ( determinazione della portata dei cavi in relazione al numero di ore previste di utilizzo ) e rifiuto eventuale di disposizioni normative che non sembrano avere alcuna giustificazione tecnica ( sembra stupido dimensionare un circuito che costa migliaia di euro per una corrente che il motore può sopportare solo per qualche minuto ).
Ringrazio quanti hanno seguito con pazienza le mie note.
Noto che i colleghi hanno poco tempo per intervenire e ciò non gioca a nostro favore.
Penso di ordinare tutte osservazioni sull'argomento in uno o due articoli, che dovrebbero giustamente trovare spazio sulla rivista "Il giornale dell'Installatore Elettrico ", cui la community "filo elettrico " fa capo.

Giancarlo Tedeschi

21.04.2008 21.49Abbiamo risparmiato un sacco di soldi nel dimensionamento della conduttura di alimentazione della pompa antincendio ( non sono rare in BT lunghezze da superare anche di 200 m ) applicando la regola dell'arte o meglio conoscenze più approfondite di quanto ordinariamente disponibili e non applicando pedissequamente le disposizioni delle norme tecniche disponibili.
Comunque nel dimensionamento abbiamo rispettato la regola prevista dalla norma UNI che chiedeva genericamente il dimensionamento della conduttura elettrica per una corrente pari a 1,5 volte quella nominale, lamentandoci peraltro del fatto che la richiesta della norma risulta molto strana, in quanto è abbastanza noto che difficilmente un motore può sopportare una tale corrente per tempi significativi.
Una ricerca nella mia piccola biblioteca ( CEI 2-3 anno 1988, Macchine elettriche rotanti ) ci fornisce questa informazione da ben considerare: art. 18.2 "Sovracorrente occasionale dei motori a corrente alternata . I motori a c.a. trifase, la cui Pn è inferiore o uguale a 315 kW e la cui Vn è inferiore uguale a 1 kV, devono essere in grado di sopportare una corrente uguale a 1,5 volte la corrente nominale per almeno 2 min".
Per quale ragione mai dobbiamo dimensionare una conduttura per una corrente che il motore non sarà mai in grado di sopportare?
Misteri delle norme tecniche!!
Non sarà che i controlli tra i normatori sono carenti?
Non sarà che i contenuti delle norme tecniche devono essere un po' più controllati anche da noi poveri utenti?

Ma allora applicando ancora una volta la regola d'arte antispreco in linea con le nuove direttive europee potremmo risparmiare ancora una bella somma.
Certamente la nostra offerta si aggiudicherà la gara!
Non era questo l'obiettivo che ci eravamo posti all'inizio della conversazione?



Giancarlo Tedeschi

19.04.2008 15.30Verifica della caduta di tensione ( cdt ) all'avviamento
La cdt all'avviamento è dovuta alla corrente che il motore assorbe a rotore bloccato, cioè quando il motore parte da fermo.
Nelle condizioni peggiori la corrente assorbita vale 8 volte la corrente nonimale del motore ( 160 A ) e non 1,5 volte tale corrente.
La temperatura del rame resta bassa in quanto il tempo di avviamento non è confrontabile con la costante di tempo del motore.
Il cosfi di avviamento lo assumiamo pari a 0,2, come si può dedurre dall'esame dei diagrammi circolari di motori di media taglia.
Il calcolo si esegue con la formula tradizionale il risultato per una sezione del conduttore di 70 mm2 è pari a 22,8 V, cioè di circa il 10 %.
Un valore del tutto accettabile.
Resta solo da valutare la tenuta del cavo al corto circuito.
Tale verifica è necessaria in quanto la protezione da sovraccarico della conduttura non è attuata. Riteniamo che tale verifica non dia problemi.

Giancarlo Tedeschi

15.04.2008 22.34Riteniamo che la caduta di tensione del 5,6 %, che presenta il cavo da 70 mm2, sia accettabile per più di un motivo.
1. in generale non è scritto da nessuna parte che non sia accettabile e per di più tale caduta è riferita ad un funzionamento permanente pari a 1,5 volte la corrente nominale del motore ( 160 A ), che assolutamente il motore elettrico non è in grado di sopportare per più di qualche minuto !!!!!
2. è il progettista che deve decidere il da farsi in base alle condizioni al contorno
3. l'1,6% in più rispetto al 4%, solo raccomandato dalla norma CEI 64-8, non comporta alcun problema: non tanti anni fa era consentita una cdt del 6% per fm e del 4% per i circuiti di illuminazione
4. la potenza di 90 kW è già la massima potenza che il motore può assorbire nelle condizioni più sfavorevoli di funzionamento prevedibili per l'impianto antincendio
5. un eventuale funzionamento con una cdt del 5,6 % comporta un funzionamento con una tensione dell'1,6 % più bassa rispetto a quella che s avrebbe con un dimensionamento secondo la raccomandazione normativa: ciò comporta un piccolo spostamento del punto di funzionamento sulla sua curva coppia/velocità, un piccolo aumento dell'1,6% (? ) della corrente assorbita, sempre molto lontano da un eventuale punto di funzionamento instabile, cioè da quel punto per il quale diminuendo ancora la velocità la coppia esperssa dal motore comincia anch'essa a diminuire
6. se qualcuno ritiene che gli effetti della caduta di tensione supplementare sia pericolosa, deve pensare che non assolutamente così : si pensi agli avviamenti stella triangolo che prevedono una tensione di avviamento addirittura ridotta di 1,73 volte ( 42 % in meno e non 1,6 % ).
7. le pompe centrifughe presentano una coppia resistente che vale quasi 0 da quasi ferme e che aumenta più che linearmente all'aumentare della velocità, quindi del tutto non problematica
8. se il progettista è in grado di farlo può tenere in conto diversamente del fatto che l'alimentazione avvenga in BT lontano o vicino dalla cabina MT/BT dell'Enel, come ancora del fatto che sia alimentato da propria cabina di trasformazione e giocare sulle cadute di tensione totali: ciò può giocare ulteriormente a favore del risparmio sulla sezione del cavo di alimentazione della pompa antincendio se si pensa che l'uso del getto d'acqua è subordinato allo stacco di almeno una parte dei carichi elettrici dell'attività, che non possiamo certo in questa sede approfondire.
Per concludere la scelta della sezione di 70 mm2 sembra nel caso specifico più che consigliabile, con un risparmio notevolissimo sui cavi della conduttura.
ALTRI NOTEVOLI RISPARMI SI POSSONO REALIZZARE NELLA PROGETTAZIONE DEGLI IMPIANTI.
Mi attendo controsservazioni.

Giancarlo Tedeschi

14.04.2008 14.04Affrontiamo il dimensionamento per la caduta di tensione.a regime
Pn 90 kW, L 120 m, maggiorazione genericamente/indirettamente imposta (? ) dalla norma UNI (che non condivido ) 1,5, tensione nominale 400 V.
Abbiamo tenuto conto nella valutazione della resistenza, se non abbiamo commesso errori, di una temperatura di funzionamento dei conduttori del circuito pari a 160 °C ( ! ).
Per S = 50 mm2 la cdt è pari al 7,9%.
Per S = 70 mm2 la cdt è pari al 5,76 %.
Per S = 95 mm2 la cdt è pari al 4,5%.
Per S = 120 mm2 la cdt è pari al 3,67%.
Sembra a prima vita accettabile solo la sezione pari a 120 mm2, in quanto la norma CEI 64-8, la più recente, nell'articolo 525 raccomanda di non superare il 4% della tensione nominale.
Personalmente nella situazione in cui ci troviamo sostengo che addirittura la scelta di 70 mm2 e 95 mm2 sono accettabil, per tutta una serie di ragioni, che sarebbe troppo pesante per noi descrivere adesso, ma sulle quali potremo certamente ritornare. La scelta tra 70 e 95 può essere fatta in base ad altre condizioni al contorno, in base cioè a valutazioni probabilistiche che tutte le norme ormai e quindi anche la regola d'arte, pongono a loro fondamento.
Invito i colleghi che seguono questo dimensionamento a rileggersi il paragrafo 525 della norma CEI 64-8. A mio avviso la norma su un argomento che costituisce un pilastro della progettazione degli impianti elettrici industriali offre un aiuto ben misero. Anche sulle riviste troviamo comunque ben poco aiuto e approfondimenti.
Pertanto possiamo sostenere che rispetto alla conduttura prevista dal collega ( 3 x 2 x 95 m2 ), che ritengo abbia fedelmente seguito gli imput normativi, siamo in grado di optare per una conduttura (3 x 1 x 70 mm2 senza neutro ), senz'altro molto meno costosa.
Abbiamo sotto agli occhi un preventivo per una conduttura per una pompa antincendio il cui valore è di 15.000 euro solo per la posa dei cavi ( fase+neutro +terra ).
Il risparmio che si può conseguire è In linea con le moderne teorie antispeco e di rispetto dell'ambiente.
Daremo più avanti giustificazione del perchè sono accettabili le cadute di tensione superiori al 4% e diremo due parole sulla caduta di tensione durante il transitorio di avviamento, che, ricordiamoci, va effettuata sulla corrente nominale dell'elettropompa ( 160 A e non su 240 A ).

Giancarlo Tedeschi

12.04.2008 22.43L'approfondimento che stiamo portando avanti si configura come uno strumento di lotta allo spreco.
In un prossimo futuro anche la progettazione e non solo i prodotti ( è stata pubblicata da poco una direttiva europea in proposito ) dovrà confrontarsi con lo sviluppo sostenibile, il risparmio e la protezione delle risorse ambientali, con concetti cioè che vanno ben oltre a quello della sola efficienza, di cui oggi solo sembra si debba tener conto.
L'approfondimento pertanto tenta un approccio più moderno al problema, evidenziando indubitabili incongruenze, come già abbiamo constatato, con i disposti vigenti proposti dalle norme tecniche.

Giancarlo Tedeschi

11.04.2008 19.02Tornando al nostro dimensionamento del circuito di alimentazione della pompa possiamo dire che la norma genericamente chiede di farlo per una corrente pari a 1,5 volte la corrente nominale.
Criterio termico
Su questo aspetto abbiamo già detto della peculiarità della situazione e che sembrerebbe proprio il caso di sfruttare la legge di Arrehenius per contenere dei costi che non avranno mai alcun ritorno.
Sempre dal punto di vista termico voglio anche ricordare che un comune relè termico per motori a 1,5 volte la sua corrente nominale interviene in un tempo che può oscillare tra 2 minuti e 12 minuti. L'ho verificato proprio oggi.
Anche alla luce di questo fatto sembra proprio esagerato dimensionare un circuito per 1,5 volte la sua corrente di impiego, visto che comunque il motore sicuramente in un range di 4 e 24 minuti è destinato a cedere.
Aggiungiamo l'osservazione che si spera, almeno così dovrebbe essere, che tutte le volte che saranno effettuati i test di prova sul sistema antincendio gli operatori controlleranno il corretto assorbimento del motore. L'assorbimento anomalo nel tempo della conduttura con riferimento alla legge di Arrehnius per il suo dimensionamento si riduce proprio di molto.
Pertanto per tutte le condutture "non lunghe" vale pertanto l'importante valutazione che abbiamo già fatto per quanto attiene al consistente risparmio che si può ottenere nel dimensionamento della conduttura.
Tornando a dire che la norma non è di grande aiuto come al solito, quando si entra nel dettaglio della progettazione, resta da verificare l'influenza del criterio della caduta di tensione.
La mia impressione è che il normatore almeno per quanto riguarda l'aspetto elettrico sia andato un po' troppo a naso, influenzato molto dal fatto che di solito poichè non è tollerata la presenza di un relè termico di protezione del motore, di conseguenza sia giustificato/lecito richiedere per la relativa conduttura un sovradimensionamento del 50%.
Caduta di tensione
Visto però che la norma si riferisce "al dimensionamento" in generale senza ulteriori precisazioni, dovremo continuare l'approfondimento anche sotto questo aspetto, che ricordo vale solo per le "linee lunghe" e sul quale qualche osservazione di carattere generale per capire quanto poco senso abbia forse la prescrizione si può ancora sicuramente portare.
Al momento ricordo quanti come me sono interessati all'approfondimento che per potenze fino alla taglia di 90 kW, che stiamo trattando, e per linee lunghe, se per la legge di Arrehnius potremmo dimensionare il cavo dal punto di vista termico puntando su sezioni inferiori, nell'eseguire il calcolo della caduta di tensione si deve considerare il possibile aumento di temperatura cui va incontro il conduttore. Poichè fino a a sezioni di 120 mm2 la resistenza del conduttore prevale sulla reattanza, questo fatto nei calcoli di verifica della cdt non va trascurato e non lo trascureremo.

Giancarlo Tedeschi

08.04.2008 18.39Mi viene il dubbio che la norma UNI quando chiede che la linea sia dimensionata per una corrente di 1,5 Ib si riferisca più ai problemi di caduta di tensione che di portata.
Non sembra infatti tecnicamente corretto che una norma chieda ai cavi di alimentazione di sopportare una corrente che mai il motore alimentato potrebbe sopportare? Non vi pare?
Forse il collega che aveva supposto la necessità dei due cavi da 95 mm2 per ogni fase aveva visto giusto.
Certo che le norme potrebbero essere più chiare e orientare di più e meglio i tecnici sui problemi.
Bene, dobbiamo pertanto rivedere le verifiche sotto il punto di vista delle cadute di tensione.

Giancarlo Tedeschi

01.04.2008 18.17C'è un evidente errore nell'ultimo mio intervento quando dico che una corrente doppia provoca una temperatura di funzionamento di 160 °C. La corrente che ho preso effettivamente in considerazione è solo 1,5 volte la nominale come la norma sembra chiedere e come si capisce dal contesto di quanto ho scritto.
Per il resto mi aspetto un minimo di contraddittorio.

Giancarlo Tedeschi

31.03.2008 20.05Scegliamo al momento un cavo dimensionato per la corrente che la elettropompa può assorbire nelle condizioni di massimo prelievo previsto ( 90 kW, 160 A ). Ipotizziamo inoltre che per qualche motivo poco sensato ( !) ogni volta che sia provato l'impianto la pompa elettrica assorba una corrente pari a 240 A ( visto che la norma UNI chiede che il cavo abbia portata 1,5 IB ( 160 A x 1,5 ).
Supponiamo che il cavo abbia una portata standard pari a 160 A. Se lo sollecito con una corrente doppia a regime dovrebbe portarsi ad una temperatura di funziionamento pari 160 °C.
Un diagramma sulla durata di vita dei cavi si può leggere che un cavo iisolato in Eprotex può subire tali cicli anche 1000 volte nella sua vita garantendo la sua prestazione. Poichè noi lo usiamo solo ( 20 anni x 2 volte all'anno ) 40 volte all'anno., lo sfruttiamo solo per un 40/1000 delle sue capacità. Direi quindi che un cavo dimensionato con i normali criteri sembra soddistfare la pretesa della norma che a nostro dire sembra anche esagerata.
Sembra pertanto che 3 cavi unipolari da 50 mm2 ciascuno possano soddisfare ai requisiti richiesti dalle norme CEI e UNI?
Si tratta di una scelta progettuale molto diversa da quella in precedenza proposta ; ( 2 x 95 mm2 x 3 ) . Fino a quando non entrano in gioco le cadute di tensione ,credo di aver dimostrato che si può ottenere un risparmio notevolissimo sul dimensionamento di questa particolare conduttura.
Qual'è il punto debole della mia dimostrazione ?
Ci possiamo fidare del modello di Arrhenius per dimensionare i cavi?
Queste considerazioni possono forse più di quanto non si creda farci vincere qualche gara?
Tenendo conto delle cadute di tensione direi che il cavo da 95 mm2 già ipotizzato potrebbe fare al nostro caso. Mi pare un buon risultato, senz'altro migliorabile se la conduttura fosse più corta.

Giancarlo Tedeschi

27.03.2008 20.03La norma UNI che tratta degli impianti antincendio pare chiedere che il cavo di alimentazione de4ll'elettropompa sia dimensionato per una corrente pari al 150 % di quella che la elettropompa può assorbire nelle condizioni più sfavorevoli.
La norma chiede di scegliere il cavo in base alla portata. Perchè non anche tenendo conto della caduta di tensione? Si tratta di un criterio altrettanto importante e non si capisce perchè non sia stato menzionato dalla norma. Citarne un solo sembra controproducente e un po' pericoloso per i più sbadati e meno preparati.
Si suppone che la pompa sia stata scelta da 90 kW, perchè nella situazione più sfavorevole debba erogare tale potenza.
Dai cataloghi, ma anche conoscendo i rendimenti e i cosfi di funzionamento di tali motori non piccoli, si ricava una corrente nominale di circa 160 A.
La prima domanda che ci possiamo porre è la seguente. Quanto può resistere un motore nelle condizioni di sovraccarico che gli impongono di assorbire 250 A? Certamente poco,:così mi ha risposto oggi un costruttore di motori. Io credo forse poco più di una decina di minuti : aspetto riscontri.
Che senso ha allora chiedere che il cavo sia dimensionato termicamente per una tale corrente? Qualcuno conosce la risposta?
A parte questa prima importante osservazione vedremo uno dei prossimi giorni, che portata si può attribuire ad un cavo che funziona solo due volte l'anno e per 25 anni.
E' accettabile pensare che l'impianto sia messo in azione 2 volte l'anno e che il transito della corrente di 240 A nel cavo da dimensionare possa ad ogni prova durare 30 minuti.
Possiamo pensare di far funzionare il cavo ad una temperatura tale da consentirgli di svolgere pienamente la sua funzione per una cinquantina di ore?
Se nessuno si fa vivo vuol dire che siamo tutti d0'accordo.

Giancarlo Tedeschi

20.03.2008 19.12Anche il problema della tenuta al corto circuito non sembra porsi. Lo trascuriamo anche se per norma la verifica si deve fare visto che la protezione da sovraccarico non deve essere attuata. La verifica deve essere fatta soprattutto per guasto a fine linea.
Il neutro della conduttura contrariamente a quanto si vede fare, può essere eliminato. Si risparmia un bel po' sulla conduttura e si hanno molto meno problemi con la verifica della tenuta al corto circuito per guasto a fine linea. La corrente di guasto aumenta notevolmente e il guasto è da riferire solo alla sezione piena di fase .
Risparmieremo anche un polo dell'interruttore di protezione del montante, che non è poco.
Della portata diremo dopo le Feste.
Quanto vale la portata di una conduttura che corre da sola e che non viene praticamente mai usata nella sua vita ?
Auguri a tutti!

Giancarlo Tedeschi

18.03.2008 19.05Siamo sicuri che problemi all'avviamento non ce ne sono?
Che caduta di tensione è ammessa all'avviamento della pompa?
Un 13-14-15 % è accettabile ? Io credo di sì.
La norma CEI 64-8 ci dà una mano ? Non mi pare. Le guide del CEI, ce ne sono tante, ci danno una mano? Non mi pare!
La norma sul dimensionamento del montante delle pompe antincendio ci da una mano? Non mi sembra che richiami il problema delle catute di tensione. Perchè ? Si tratta di una dimenticanza? Approfondiremo !!
Anche mettendo in conto una corrente di spunto pari a 8 volte la nominale, quale può essere per grossi motori, e un cosfi pari a 0,15-0,2, il problema del contenimento della cdt in avviamento non sembra comunque porsi almeno in questo caso.

Giancarlo Tedeschi

17.03.2008 19.22Ringrazio Roberto per aver, tra tanti invitati a farlo, individuato una scelta accettabile. Una scelta che forse anche tanti altri colleghi avrebbero dato. Mi chiedo se un tale dimensionamento tiene conto del fatto che la norma sugli impianti di alimentazione delle pompe impone di dimensionare il circuito per il 150 % della corrente che la elettropompa può richiedere nelle condizioni di massimo lavoro previsto. Credo di sì.
Io credo che la norma sbagli quando interviene così rigidamente nei dettagli progettuali.
Io comunque sarei orientato a usare un cavo solo da 95 mm2 e non 2 da 95 per ogni fase. risparmiando circa la metà del costo sulla voce cavi.
Sono veramente possibili risparmi così alti, come sostenevo nelle precedenti domande CALCOLO PORTATA CAVI/2 e in CALCOLO PORTATA CAVI?
Vedrò di darne ragione. Più interessante sarà percepire quanto saranno accettate le ragioni che porterò.

Giancarlo Tedeschi

15.03.2008 09.35UN CARICO DEL GENERE LO ALIMENTEREI CON DUE CAVI IN PARALLELO PER FASE ( 3x 2x1x95 mm2) CON I SEGUENTI DATI: CORRENTE IB=160 A, TARATURA INTERRUTTORE=300 A ( E' UNA POMPA ANTINCENDIO), TEMPERATURA LAVORO CAVO (A 180 A) =42° C, CADUTA DI TENSIONE 1.05 %

roberto

14.03.2008 19.27Per quanto riguarda la caduta di tensione tenderei a dire che il problema non si pone.
Comunque ritengo di poter dire che la conduttura va dimensionata contenendo a regime la cdt entro il 4%.
La corrente di impiego è quella che si ricava dalla potenza della pompa: 90 kW. La si può ricavare dalle tabelle dei costruttori dei motori o con il calcolo ipotizzando il cosfi di funzionamento a regime e il rendimento a regime ( abbastanza elevati per una macchina importante ).
160 A per una macchina a 2 poli o 180 A per una macchina a 4 poli.
La formula della cdt industriale riportata nei manuali va bene.
La resistenza e la reattanza per ogni metro di conduttura le ricaviamo dalle tabelle dei cavi o si possono facilmente determinare a naso con sufficiente precisione .
Un cavo da 70 mm2 dal punto di vista della cdt sembra accettabile.
E' accettabile anche dal punto di vista della sua portata?
E' accettabile anche per la cdt in fase di avviamento ?

Giancarlo Tedeschi

11.03.2008 19.06Nessuno propone una sezione. Provo a stimolare una risposta.
I criteri di dimensionamento da seguire sono più di uno.
a) Il criterio termico.
b) La caduta di tensione.
c) La tenuta al corto circuito.
d) Il criterio economico.
I primi tre devono essere tutti obbligatoriamente soddisfatti.
L'ultimo non è detto che sempre lo sia.
Quale sarà tra i primi tre il più restrittivo? Quello che alla fine decide la sezione sotto la quale non si dovrebbe andare.
L'esperienza potrebbe indicare che per sezioni importanti il criterio termico forse è prevalente. Ma la lunghezza nel caso specifico è importante.
La tenuta al corto di solito non crea problemi.
Ricordo che stiamo trattando una conduttura che solo di cavi ( fasi + neutro + PE ) può costare da 80 a 120 euro/m.
Chi ci aiuta ora a fare un passo avanti?

Giancarlo Tedeschi
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