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RIFASAMENTO INDUSTRIALE n. 2

Giancarlo Tedeschi
Giancarlo Tedeschi
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18.11.2009 19.13Tornando sull'approfondimento del tema già iniziato con la domanda RIFASAMENTO INDUSTRIALE n. 1 sarebbe interessante con l'aiuto di tutti sapere come i vari costruttori di apparecchiature di rifasamento hanno dato soluzione alla necessità di garantire la protezione dai contatti diretti agli operatori che aprendo l'interruttore generale hanno la possibilità di accedere all'interno quando i condensatori e quindi i circuiti sono ancora in tensione.
Un costruttore importante pone l'avviso sul fronte del quadro di aspettare cinque minuti prima di acceder all'interno dopo aver aperto l'interruttore generale. Altri costruttori possono aver affrontato e risolto diversamente il problema. Aspetto Vs. brevi segnalazioni.
E' interessante anche sapere che può ssere vietato manovrare l'interruttore generale quando l'impianto di rifasamento è in funzione. Ritorneremo sull'argomento.

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19.11.2009 22.31RIFASAMENTO INDUSTRIALE N. 1 - NORMA CEI 17-13
Considerazioni sugli schemi elettrici

Siamo stati chiamati a collaudare un impianto di media importanza. In cabina di trasformazione era presente una apparecchiatura di rifasamento a gradini. Tra i documenti a corredo dell’apparecchiatura abbiamo esaminato uno schema multifilare. Abbiamo notato che tale schema riportava solo i simboli degli apparecchi e dei componenti e le reciproche connessioni e non anche le loro caratteristiche nominali e i loro codici identificazione.
Se negli schemi elettrici esaminati, che pensiamo non differiscano da quelli normalmente forniti da altri costruttori, i vari componenti, quali fusibili, condensatori, regolatori, modulo di controllo e protezione, contattori e sezionatori sono identificati solo da segni grafici e sigle precise, che si rifanno alla normativa internazionale sui segni grafici, gli stessi costruttori non sono esonerati, secondo il nostro convincimento, dall’obbligo di definire con estrema precisione gli stessi apparecchi e componenti utilizzati. I motivi che richiedono tale puntuale identificazione sono molti. Citiamo tra questi in questa sede solo il fatto che in caso di contestazioni di qualsiasi natura sembra giusto ci sia testimonianza documentale dettagliata dell’equipaggiamento fornito e il fatto che i costruttori dei quadri tradizionali, cioè gli installatori, i quadristi e le grandi società elettrocommerciali da sempre forniscono tale identificazione. Infatti per regola il progettista negli elaborati di progetto non indica per i prodotti marche, ma taglie e regolazioni. L’installatore a sua volta scegliere su una rosa di marche eventualmente indicata dal progettista quella che intende utilizzare. L’installatore, i quadristi e le grandi società elettrocommerciali inoltre dovrebbero fornire, e di regola lo fanno, gli schemi con l’individuazione precisa sotto i vari aspetti di tutti gli apparecchi previsti e non solo di questi.
Volendo sintetizzare non ci sembra accettabile che gli schemi da fornire possano risultare diversi per i dettagli da presentare al cliente negli schemi a seconda che si tratti di quadri elettrici definibili secondo la norma vigente di tipo AS o di tipo ANS. Non ci pare che la norma tecnica per essi possa essere applicata in maniera diversa. Soprattutto ritengo che ragioni tecniche, di buon senso e di responsabilità non consentano la fornitura di documenti incompleti. Ragioni economiche e cioè di contenimento dei costi, certo ragioni di maggior peso nel caso delle costruzioni AS nei confronti di quelle ANS, non sembrano giustificare un comportamento diverso.
Ci chiediamo come da sempre sia in vigore e consolidata tale prassi nell'indifferenza generale.

Giancarlo Tedeschi

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