Scarica in PDF le figure e tabelle relative agli articoli
E’ del progettista la responsabilità di stabilire se esiste il rischio che in caso di incendio i cavi possano produrre fumi, gas tossici e corrosivi (figura 1). Sempre il progettista, sulla base di tale valutazione, dovrà decidere se adottare o meno i cavi a bassa emissione, comunemente noti come Ls0h (Low Smoke Zero Halogen). Con le seguenti note si intendono sviluppare alcune considerazioni sulla necessità di utilizzo dei cavi Ls0h con particolare riferimento alle indicazioni normative in vigore (tabella 1).
La situazione normativa
La norma Cei 11-17 si occupa della necessità di adottare in particolari situazioni i cavi a bassa emissione lasciando però al progettista, che deve prendere in considerazione il pericolo che i cavi stessi bruciando possano sviluppare gas tossici o corrosivi, la valutazione dei vari fattori di rischio.
L’articolo 5.7.4, Provvedimenti contro il fumo, recita:
“Allorché i cavi siano installati in notevole quantità in ambienti chiusi con elevata presenza di persone e di difficile e lenta evacuazione, si devono adottare sistemi di posa atti ad impedire il dilagare del fumo negli ambienti stessi o, in alternativa, ricorrere all’impiego di cavi senza alogeni ( Ls0h) rispondenti alle norme Cei En 50266 (Cei 20-22), Cei En 50267 e Cei En 50268 (Cei 20-37) per quanto riguarda le prove. Le tipologie di cavo sopra riportate sono conformi alle norme Cei 20-13, Cei 20-38”.
All’articolo 5.7.5, Problemi connessi allo sviluppo di gas tossici o corrosivi, inoltre si legge: “Qualora cavi in quantità rilevanti siano installati in ambienti chiusi con elevata presenza di persone, oppure si trovino a coesistere in ambiente chiuso, con apparecchiature particolarmente vulnerabili da agenti corrosivi, deve essere tenuto presente il pericolo che i cavi stessi brucino sviluppando gas tossici o corrosivi. Ove tale pericolo sussista si devono utilizzare cavi senza alogeni (Lsoh) rispondenti alle norme Cei En 50266 (Cei 20-22), Cei En 50267 e Cei En 50268 (Cei 20-37) per quanto riguarda le prove. Le tipologie di cavo sopra riportate sono conformi alle norme Cei 20-13, Cei 20-38”. La norma Cei 11-17 si applica "agli impianti di produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica; si applica altresì agli impianti elet¬trici utilizzatori... quando non esi¬stano norme in merito".
Per gli impianti elettrici utilizzatori, una norma che entra nel merito della questione fumi è la norma Cei 64-8/7 che pure affronta l’argomento quando all’articolo 51.04.3, Prescrizioni aggiuntive per gli ambienti di cui in 751.03.02, recita: “Per i cavi delle condutture di cui in 751.04.2.6 b) e c) si deve valutare il rischio nei riguardi dei fumi, gas tossici e corrosivi in relazione alla particolarità del tipo di installazione e dell’entità del danno probabile nei confronti di persone e/o cose, al fine di adottare opportuni provvedimenti. A tal fine sono considerati adatti i cavi senza alogeni ( Ls0h) rispondenti alle norme Cei En 50266 (CEI 20-22), Cei En 50267 e Cei En 50268 (Cei 20-37) per quanto riguarda le prove. Le tipologie di cavo sopra riportate sono conformi alle norme Cei 20-13, Cei 20-38 e alla norma Cei 20-20/15.
(Nota – Si ricorda che devono essere rispettate le condizioni di cui in 751.04.2.8 b)”.
Della necessità di utilizzare questo tipo di cavi si parla anche nella Cei 20-40 “Guida per l’uso di cavi a bassa tensione” dove, a proposito degli effetti termici, rispettivamente agli art. 5.3.2 ed E.4.4.3 si dice:
Art. 5.3.2 - “ I cavi devono essere scelti, disposti e installati in modo da non ostacolare la dissipazione del calore e da non costituire un pericolo di incendio per i materiali
adiacenti.
a) Nel caso in cui un incendio non abbia origine nei cavi, i cavi stessi possono fornire
una fonte di combustibile e un mezzo di propagazione dell’incendio lungo il loro percorso.
In queste circostanze i materiali di isolamento e guaina dei cavi, bruciando, possono dare origine a fumi e gas tossici e corrosivi. Di questo si deve tener conto nelle scelte ed installazioni dei cavi. Nei casi in cui si ritiene che questi fatti costituiscano un rischio, ed in particolare quando è necessario assicurare un’evacuazione sicura dei locali, per es. edifici pubblici, uffici, alberghi, ospedali, ecc., si devono installare cavi con una bassa emissione di fumo e gas corrosivi. In alternativa, i cavi devono essere installati e posti in luogo separato in modo tale che qualsiasi emissione proveniente dai cavi durante un incendio non impedisca l’evacuazione dei locali. Un criterio guida dovrebbe essere richiesto dai costruttori di cavi per la scelta di cavi destinati ad assicurare l’integrità dei circuiti elettrici, quando ciò è necessario per la sicurezza della vita delle persone e dei beni in caso d’incendio”.
Art. E.4.4.3, “- È da evitarsi che i cavi siano coperti o conglobati negli isolanti termici negli edifici. - Nei casi in cui il fuoco costituisca un pericolo, la propagazione dello stesso lungo i cavi deve essere impedita mediante l’impiego di opportuni provvedimenti (sbarramenti antifiamma, segregazione) e/o di cavi non propaganti il fuoco nelle condizioni in cui sono installati (norma Cei 20-35 per cavi installati individualmente, cioè distanziati tra loro di almeno 250 mm, norma Cei 20-22 per cavi raggruppati) e la emissione di fumi o gas tossici o corrosivi deve essere evitata utilizzando cavi corrispondenti alla norma Cei 20-38 se non vengano presi opportuni provvedimenti nell’installazione (norma Cei 11-17). Quando la conservazione dell’integrità del circuito durante un incendio è essenziale per la sicurezza delle persone e delle cose si devono impiegare cavi resistenti al fuoco rispondenti alla norma Cei 20-36. Quando esiste o possa esistere un particolare pericolo per la presenza di atmosfere esplosive si applica la norma Cei 64-2 ove essa prescriva per i cavi criteri di scelta e di impiego più restrittivi di quelli della presente guida. - Anche il calore generato al passaggio di sovracorrenti deve essere valutato”.
In pratica, come si può ben capire, non esistono indicazioni normative precise per quanto riguarda l’utilizzo di cavi Ls0h ed è lasciata ampia autonomia di scelta al progettista stesso.
In ogni caso, indipendentemente da ciò che si può dedurre dalle indicazioni normative, l’impiego di questo tipo di cavi può essere ampiamente giustificato in molte situazioni impiantistiche in base ad alcune semplici considerazioni:
• la percentuale di incendi di origine elettrica negli edifici è piuttosto elevata e molti hanno origine dalle condutture elettriche;
• i cavi Ls0h sono molto utili nei luoghi affollati quando le condutture elettriche sono la principale causa di emissione di fumi (ad esempio se l'incendio ha origine nelle condutture elettrice);
• fumi e gas sviluppati dalla combustione anche di piccole quantità di materiale isolante possono essere molto dannosi per le persone e per le cose;
• la scarsa visibilità dovuta al fumo disorienta le persone e aumenta la difficoltà di evacuazione.
Luoghi e tipo di posa
Tutti quegli ambienti che, a differenza di quelli ordinari, presentano, nei confronti dell'incendio, un rischio maggiore sono definiti luoghi a maggior rischio in caso d’incendio. Un rischio d'incendio che può essere inteso come il prodotto della probabilità che si verifichi l’incendio per la presunta entità del danno a cose, persone o animali. In questi luoghi, dove il rischio d’incendio è elevato, si devono prendere provvedimenti nei confronti dell’impianto elettrico, per evitare che lo stesso possa diventare causa d’in¬nesco e propagazione dell'incendio. La norma Cei 64-8 lascia l’onere di stabilire qua¬li siano i luoghi a maggior rischio in caso d’incendio al proprietario dell’impianto stesso che, nei casi più complessi, può avvalersi della consulenza di esperti, spesso lo stesso progettista dell’impianto elettrico, e del parere dei Vigili del Fuoco.
In ogni caso la norma Cei 64-8 distingue tre tipi di ambienti a maggior rischio in caso d’incendio, nella pratica comune identificati come luoghi di tipo A, B e C. Un luogo si dice a maggior rischio in caso d’incendio di tipo A (art. 751.03.2) per l'elevata densità di affollamento o per l'elevato tempo di sfollamento in caso di incendio, oppure per l'ele¬vato danno ad animali o cose. Quando le strutture portanti sono combustibili si parla di luogo a maggior rischio in caso d’incendio di tipo B (art. 751.03.3). Un luogo è, invece, a maggior rischio in caso d’incendio di tipo C (art. 751.03.4) quando sono presenti elevate quantità di materiali infiammabi¬li o combustibili in lavorazione, convogliamento, manipolazione o depo¬sito.
La norma Cei 64-8 si occupa dei cavi Ls0h per i luoghi marci di tipo A dove il loro impiego può essere richiesto per i rischi connessi all'elevato numero di persone contemporaneamente presenti o per la difficoltà e l'elevato tempo di sfollamento o, ancora, per l'ele¬vato danno ad animali o cose. I fumi e gas tossici e corrosivi emessi da un cavo diventano pericolosi quando in presenza di un incendio la combustione degli isolanti determina l’immissione di sostanze dannose per gli esseri viventi e le cose.
La pericolosità si riduce notevolmente se il cavo è separato dall'ambiente, aumenta invece se la posa avviene senza alcuna protezione. I tipi di posa ammessi nei luoghi a maggior rischio in caso d’incendio sono descritti nella norma Cei 64-8/7 agli articoli 751.04.2.6 a, b, c. Le condutture di cui all'art. 751.04.2.6 - a, non presentano in genere rischi particolari nei confronti dei fumi, gas tossici e corrosivi.
Si tratta di condutture di qualsiasi tipo incassate in strutture non combustibili (ad esempio sotto traccia) oppure di cavi posati in tubo, o canale, metallico con grado di protezione non inferiore a IP4X o ancora di cavi ad isolamento minerale senza guaina isolante. Per tutte le altre condutture ammesse in questi luoghi particolari, indicate negli articoli 751.04. 2.6 b e c, il progettista deve valutare l’opportunità o meno di utilizzare cavi Ls0h. Per meglio chiarire quanto detto, la tabella 2 riassume le varie tipologie di posa ammesse e la necessità o meno di valutare il rischio connesso all’emissione di fumi e gas tossici e corrosivi.
Dove usare i cavi Ls0h
I cavi dell’ultima generazione presentano prezzi e prestazioni abbastanza competitivi rispetto ai cavi tradizionali ed in generale si può dire che trovino una adeguata e soddisfacente collocazione nella maggior parte degli ambienti di installazione (tabella 3). Nel residenziale i cavi Ls0h sono consigliabili nelle abitazioni private perché valorizzano e aumentano la qualità complessiva dell’impianto, anche ed in particolare quando occorre proteggere beni privati di particolare interesse affettivo, artistico o storico Quando si prevedono problemi per l’evacuazione in caso di incendio, nelle vie d’uscita comuni, soprattutto quando lo scorrimento delle persone risulta poco agevole. Nel terziario sono indicati in tutti i luoghi con un’elevata presenza di persone o elevato tempo di sfollamento. Ad esempio scuole e uffici con più di 100 persone presenti (negli uffici, secondo il DM 22/02/06, i cavi per energia e segnale non devono determinare rischio di emissione di fumi, gas acidi e corrosivi secondo le vigenti norme di buona tecnica), strutture alberghiere con più di 25 posti letto, ospedali, sale cinematografiche, discoteche, banche e centri commerciali con superficie maggiore di 400 m2, eccetera, dove si può avere perdita di beni culturali insostituibili come musei, biblioteche, edifici pregevoli per storia ed arte... e dove si prevede un danno economico inaccettabile. Nelle infrastrutture trovano utile impiego nei luoghi molto affollati come ad esempio nelle metropolitane, negli aeroporti, nelle stazioni, nelle strutture per manifestazioni sportive, eccetera. Nell’industria sono giustificati, oltre che per la sicurezza delle persone, anche quando si prevede un danno economico elevato e quando si devono preservare apparecchiature sensibili e costose o si gestiscono particolari processi produttivi.
I diagrammi di flusso riassumono in modo sintetico quando è richiesta la valutazione dell’opportunità o meno d’impiegare i cavi Ls0h (figura 2) e, se necessario, come procedere nella valutazione del rischio (figura 3).