Una notizia Associated Press del 1997 riferiva di un uomo che aveva sparato alcuni colpi difucile al suo personal computer, colpevole di non ubbidire ai suoi comandi. La polizia ha fatto ricoverare “l’assassino” per un controllo neurologico. Secondo il prof. Neil Gershenfeld, direttore del gruppo di fisica e medialità e codirettore del consorzio Things that think (Ttt) presso il Media Lab del Massachusetts institute of technology (Mit), la polizia avrebbe dovuto invece arrestare il computer per il suo comportamento irrazionale e antisociale.
Gershenfeld è infatti un altro ‘mago’ dell’informatica convinto che i computer e gli apparecchi ad alta tecnologia in genere siano troppo difficili da utilizzare e che sia necessario iniziare un nuovo corso nei rapporti che abbiamo con gli oggetti intorno ai noi. “Esiste una discontinuità - sostiene - fra quanto affermano i guru della cibernetica e l’esperienza delle persone comuni, costantemente impegnate a potenziare il loro hardware per rispondere alle esigenze del nuovo software (senza mai raggiungere il sistema informatico perfetto), o a chiedersi dove siano finiti i loro file, o a cercare di capire perché non riescono a collegarsi alla rete”. Il professore voleva forse accennare anche a coloro che non sanno utilizzare il telecomando del videoregistratore, ma temeva forse di offendere la maggior parte del suo pubblico.
Gershenfeld, insomma, ritiene che la rivoluzione digitale abbia riguardato finora i computer, le altre apparecchiature ‘intelligenti’ e il software più che le persone, trattate troppo spesso come soggetti passivi. Per questo, il consorzio Ttt punta a creare semplici capacità di interazione negli oggetti che ci circondano. Per esempio, un gruppo di ricercatori sta sviluppando dei piccoli sensori a risonanza magnetica nucleare (Nmr). Mettendo uno di tali sensori nel nostro frigorifero, esso potrà analizzare il latte che teniamo in fresco e accorgersi che sta scadendo o terminando. Quando passeremo nelle sue vicinanze, il frigorifero invierà un messaggio a un sensore collocato nel tacco delle nostre scarpe e, quando entreremo in un supermercato, dalle nostre scarpe partirà un messaggio che, attraverso conduttori integrati nei nostri vestiti, potrà avvertirci che dobbiamo comprare il latte. Fantascienza? No. Un frigorifero di questo tipo è stato presentato anche sul mercato italiano.
Un altro esempio è costituito dagli abiti in grado di riconoscere gli stati emotivi. Disponendo sul nostro corpo sensori capaci di rilevare la temperatura, la pressione arteriosa, il grado di sudorazione, eccetera, un sistema di controllo potrà accorgersi se siamo sotto stress, felici, tristi o confusi e inviarci informazioni in grado di rilassarci, calmarci, eccetera. Come? Attraverso conduttori talmente sottili da essere tessuti insieme al cotone o alla lana del nostro vestito.
È proprio questa forte interattività che porta Gershenfeld (coordinato, nella sua attività di ricerca, dal Nicholas Negroponte) a parlare di ‘oggetti pensanti’. Immaginiamo, insomma, che i bit siano essi stessi delle particelle fisiche e che possano combinarsi con gli atomi dei comuni elementi chimici per dare vita a nuovi materiali. Avremo creato, in questo modo, la materia prima fisico-informatica necessaria per costruire nuovi oggetti dall’intelligenza intrinseca… oggetti pensanti.
Le applicazioni di questi nuovi materiali potranno essere numerose, stando almeno ai molteplici progetti di ricerca gestiti dal consorzio Ttt. Per esempio, un tappeto ‘intelligente’ potrà scaricare da Internet le notizie sportive della giornata, trasmettendole alle nostre scarpe non appena lo calpesteremo. E, dalle scarpe, il percorso sarà quello già descritto. Una tappezzeria ‘intelligente’ è applicata sulle pareti della nostra abitazione potrà inviare comandi al sistema di riscaldamento o di illuminazione, in base alle condizioni rilevate nell’ambiente o alle parole che pronunceremo di fronte ad essa. Si risolverà in questo modo il problema della difficoltà di interazione con i supporti informatici: tastiera, mouse e monitor lasceranno il posto a ‘periferiche’ integrate nelle cose, in forme che dipenderanno dalla specifica applicazione.
In passato, questi argomenti sono stati spesso descritti come semplici ipotesi. Oggi, al contrario, siamo alle realizzazioni concrete. Tutti gli esempi che abbiamo riportato sono stati tratti da progetti reali, che sono già stati sintetizzati in prototipi. Il problema, semmai, sarà quello di trovare la massa critica per giustificare una produzione di serie: ma qui si fermano i ricercatori ed entrano in campo gli esperti di marketing.
Sensori e computer ovunque
Questa pervasività e miniaturizzazione dei computer rende quindi possibili molte nuove funzioni, che spesso troviamo inserite in oggetti nati per altri scopi. Un esempio di cui abbiamo parlato recentemente è il citofono dotato di segreteria telefonica, che registra i messaggi dei visitatori che non ci hanno trovato in casa. Altri esempi possono essere la tavoletta del wc riscaldata, molto diffusa in Giappone, il televisore che si collega a Internet o i telefonini con capacità di telecomando, che possiamo utilizzare per accendere o spegnere le nostre utenze domestiche. Gli stessi interruttori diventano sempre più ‘intelligenti’ e dotati di nuove funzioni e di un design tale da ‘nasconderli’ nell’ambiente circostante.
Una simile proliferazione di apparecchiature nuove e tradizionali, funzioni e tecnologie porta anche a un’evoluzione del design, che collega il cambiamento del gusto con le nuove possibilità. Così, cambiano gli ambienti e i loro arredi, cambiano gli elettrodomestici, cambia lo stesso impianto elettrico. Partiamo da quest’ultimo. Se in passato, per azionare le tapparelle da un punto centralizzato era necessario un impianto elettrico dedicato (poi semplificato grazie all’uso dei telecomandi), oggi questo non è più richiesto. È infatti sufficiente un semplice smart phone con le apps appropriate per consentirci di ottenere lo stesso risultato, garantendo nello stesso tempo la massima flessibilità di configurazione. O, ancora, la tecnologia Power over Ethernet, che permette di alimentare le apparecchiature collegate a una rete Ethernet senza cablaggi aggiuntivi, rende inutile l’impianto elettrico che prima era necessario per portare energia a stampanti, router, scanner, ecc.
Una conseguenza è che non occorre più pensare a un layout dei locali in cui le varie apparecchiature sono collocate vicino ai muri, perché è in questi che vengono posati i fili elettrici. Al contrario, una stampante può essere collocata nella zona più comoda per i suoi utilizzatori, grazie all’eliminazione dei vecchi vincoli fisici.
D’altra parte, ciò che ha già avuto successo nel campo dell’office automation e dell’automazione industriale, ha ottime probabilità di diffondersi anche nell’automazione degli edifici. È il caso, per esempio, della rete Ethernet, oggi usata sempre più spesso come mezzo trasmissivo per la comunicazione tra dispositivi di automazione. I vantaggi sono chiari: da una parte Ethernet facilita lo scambio dati veloci fra i singoli componenti, dall’altra i dati di automazione possono essere raccolti, in maniera relativamente semplice, per la loro gestione in programmi Erp. La rete Ethernet, infatti, offre il vantaggio sia di poter collegare i dispositivi sul campo, sia di potere accedere facilmente dal campo ai livelli superiori di gestione dell’azienda.
Il collegamento dei dispositivi di automazione al mondo dell’Information Technology tramite un’infrastruttura esistente o di nuova installazione, ha anche un altro effetto positivo: la possibilità di accedere ad allarmi o dati di supervisione impianto, indipendente dal punto di accesso, via Internet/Intranet.
Nel corso del tempo, le esigenze nel campo della Building Automation sono quindi aumentate, così come il numero dei punti dati necessari. La complessità in questo modo si è accresciuta, insieme alle distanze coperte. Per questo vengono spesso utilizzati in Building Automation router che offrono una comunicazione veloce fra dispositivi, linee e campo.
Il prossimo passo è l’utilizzo di dispositivi dotati di IP, quindi indirizzabili attraverso Internet da qualsiasi parte del mondo.
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