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27.07.2007
La valutazione dei rischi
Ogni studio di valutazione dei rischi mira a stabilire, mediante esperimenti diretti, l'effetto che un'assegnata causa ha su una determinata tipologia di individui (ad esempio l'effetto di particolari molecole sui bambini, o sugli individui già affetti da un determinato tipo di patologia). Per la natura statistica insita nel concetto di rischio, gli esperimenti devono essere sempre condotti su campioni significativi di persone e mai su singoli individui. É, inoltre, necessario che i risultati siano confermati da repliche indipendenti delle indagini. Tutto ciò vale a maggior ragione nella valutazione degli effetti dei campi elettromagnetici (Cem) sulle persone, ove i risultati degli studi sono caratterizzati da grandi variabilità. Sulla base di tali considerazioni vengono ritenuti attendibili (o come si suol dire accreditati) solamente i lavori pubblicati da riviste che prevedano un vaglio critico preventivo da parte di esperti di riconosciuta competenza (è il cosiddetto processo di peer review). Possono anche essere inclusi, previo giudizio di valore, rapporti di istituti nazionali o internazionali di riconosciuto prestigio. L'insieme delle pubblicazioni accreditate costituisce la letteratura scientifica di riferimento su un argomento.
Come nascono i falsi allarmi
Nel caso dei rischi prodotti dagli effetti sanitari dei Cem le pubblicazioni che riportano le ricerche eseguite sono moltissime, vertono su argomenti variegati e risultano a volte non esaustive. I risultati di molti esperimenti sono, infatti, riferiti a studi condotti una singola volta (quindi senza peso statistico) oppure su un limitato numero di soggetti, o ancora solo su cavie, in condizioni difficilmente riproducibili o addirittura poco chiare e non documentate. Anche se simili studi possono in alcuni casi fornire indicazioni per ulteriori ricerche, essi non autorizzano conclusioni definitive sui possibili rischi derivanti dall'uso di radiotelefoni essendo sempre necessario basarsi sull'insieme di lavori scientifici pertinenti, e mai su dati di singole ricerche. Per questo motivo, almeno in prima battuta, tali lavori non vengono quasi mai inseriti nella letteratura scientifica di riferimento. Accade, invece, che a volte essi vengano raccolti da qualche giornalista senza scrupoli (e senza adeguata preparazione scientifica) il quale, bypassando tout court il processo di peer review, procede alla pubblicazione generando preoccupazioni nel lettore non esperto. Esiste purtroppo una seconda categoria di falsi allarmi: quella dovuta agli "apprendisti stregoni" campioni del mondo nel generare, completamente dal nulla, ogni sorta di deduzione che non abbia il minimo fondamento scientifico.
False credenze
Ecco un elenco delle più comuni leggende metropolitane diffusesi sui Cem.
1. Le coccinelle assorbi radiazioni. In passato era possibile trovare nei negozi di telefonia piccoli accessori a forma di coccinella da applicare ai telefonini ed ipoteticamente in grado di assorbire le onde elettromagnetiche proteggendo l'utente dall'irraggiamento. Un minimo di logica porta a concludere che un tale accessorio, qualora realmente funzionasse, impedirebbe il corretto funzionamento del telefono. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha condannato, per pubblicità ingannevole, alcune società che commercializzavano in Italia prodotti simili, con la seguente motivazione: "Gli accertamenti sperimentali, effettuati da primari istituti di ricerca, hanno escluso che il dispositivo in questione produca una diminuzione significativa di energia assorbita da un utente di telefonia mobile ed hanno verificato la non idoneità del dispositivo stesso ad agire come assorbitore di onde elettromagnetiche".
In allegato: specifiche su sicurezza in aereo e in ospedale
2. I cactus della salute. Sempre più in voga la credenza secondo la quale cactus e piante grasse siano in grado di assorbire le radiazioni elettromagnetiche Non vi è ormai ufficio nel quale qualche acuta mente abbia posto il cactus della salute accanto al monitor del proprio pc. Ancor oggi è possibile leggere su riviste, siti internet e pubblicità frasi del genere: "I cactus sono piante del deserto, abituate a vivere sotto un sole fortissimo. Il fatto che vivano costantemente alla luce solare e siano quindi pesantemente bombardati dalle radiazioni ionizzanti provenienti dal sole, fa ipotizzare che queste piante assorbano bene le frequenze più alte delle radiazioni elettromagnetiche e di conseguenza proteggano egregiamente dall'elettrosmog di origine artificiale, presente nelle nostre abitazioni e nei nostri uffici. Collocarne uno vicino a ciascun apparecchio elettrico presente in casa servirà a ridurre l'inquinamento elettromagnetico..."
Le considerazioni sono sempre uguali: si provi a telefonare con il cactus vicino al telefonino o a qualsiasi distanza da esso per sincerarsi che si continua a sentire e ad essere sentiti benissimo (a riprova del fatto che il nostro apparecchio continua a ricevere e trasmettere come prima). Quanto ai monitor dei pc dotati di tubo a raggi catodici, basta tener presente che le radiazioni elettromagnetiche, qui di frequenza ben diversa da quella dei telefonini, sono per lo più emesse dal retro e raggiungono livelli trascurabili già alla distanza di pochi centimetri.
3. Le oem (onde elettromagnetiche) inquinano l'acqua. C'è anche chi crede a questo solo perché l'acqua risulta l'elemento conduttivo per eccellenza della natura (con buona pace di tutti i metalli) o addirittura che essa conservi una sorta di memoria "geo-elettromagnetica" che gli consentirebbe di immagazzinare energia dopo essere stata esposta al campo delle antenne. Non vi è traccia, in tutto ciò, del più basilare concetto fisico di energia. Ogni tentativo di spiegazione è, in casi come questo, del tutto superfluo. Tuttavia, molti continuano a temere pericoli dalle antenne installate in cima ai serbatoi dell'acqua ed a fare petizioni alle autorità locali.
4. Pericolose risonanze. Qualcuno afferma che le finestre in profilato di alluminio sono pericolose perché l' ampia struttura metallica può entrare in risonanza con le onde elettromagnetiche provenienti dall'esterno e creare all'interno delle stanze intensi campi elettromagnetici permanenti. La risonanza potrebbe, al limite, aver luogo solo se le dimensioni della finestra sarebbero comparabili con la lunghezza d'onda dell'oem. Ma il telaio della finestra è un discreto dispersore verso terra... Sullo stesso principio fisico si basa la credenza secondo la quale è consigliabile togliere gli occhiali durante le telefonate poiché il metallo della montatura potrebbe comportarsi da antenna concentrando energia sugli occhi con conseguente riscaldamento e possibili danni. L'unica cosa da segnalare su tutte le finestre è che, sia aperte sia chiuse, risultano completamente trasparenti alle oem provenienti dall'esterno (e dall'interno): di conseguenza sono stati posti in commercio appositi tessuti per tende e vetri contenenti lastre o particelle metalliche in grado di offrire una discreta efficacia di schermatura.
In allegato: specifiche su telefonini e pacemakers
5. Antenne di sopra o di fronte? Le caratteristiche direzionali dell'emissione di un'antenna sono descritte dal diagramma di radiazione, il quale dipende in modo molto complesso dalla geometria dell'antenna e da come la stessa è alimentata dal trasmettitore. Le antenne direzionali sono quelle in grado di concentrare l'onda irradiata su una ben determinata zona e per questo il loro diagramma di radiazione è molto ristretto sia sul piano verticale sia su quello orizzontale. Il diagramma di radiazione è utilizzato per determinare l'orientamento dell'antenna al fine di assicurare la copertura del territorio di pertinenza (cellula). Anche se paradossale, l'apprensione di chi ha un'antenna piantata sul soffitto è meno giustificata di colui che la può osservare sul balcone di fronte. I diagrammi di radiazione di tali antenne indicano, infatti, che le direzioni nelle quali il campo emesso è minimo sono proprio quelle sotto l'antenna. Attenzione poi a non allarmarsi inutilmente come la lettrice di un noto settimanale la quale scriveva: "sono molto preoccupata poiché abito in un attico sopra il quale vi sono almeno 20 antenne" accludendo foto delle stesse. Queste riprendevano normali antenne per la ricezione televisiva, quindi solo riceventi, la cui differenza con le antenne trasmittenti è rilevante (figura 2).
6. L'antenna del telefonino. Molti si preoccupano molto più delle antenne fisse che del telefono in sé, nonostante quest'ultimo esponga l'utente a campi molto più intensi. Gli stessi credono che per limitare l'esposizione occorra non estrarre mai per intero l'antenna dal telefonino. Anche se oggi, tutti i terminali mobili sono dotati di antenna integrata è necessario sfatare anche questa falsa credenza. Ogni telefonino per funzionare correttamente deve irradiare un campo avente un livello sufficiente ad essere ben ricevuto dalla stazione locale (bts) alla quale è agganciato. Non estraendo l'antenna si limita evidentemente l'emissione. É, inoltre, utile sapere che è la stessa bts che regola la potenza d'emissione del terminale remoto in funzione dell'intensità del segnale ricevuto (al fine di garantire le condizioni minime per l'intelligibilità della conversazione). Nei casi in cui il telefono dell'utente sia in una zona di bassa copertura la bts ne regola la potenza al massimo. Quando il telefono ha l'antenna ritratta è in grado di produrre un campo meno intenso che giungerà alla bts con un livello basso. Questa, ritenendo il gsm in una zona di bassa copertura, aumenterà la potenza trasmessa. Ed il telefonino trasmetterà con potenza maggiore...
LA BUFALA DI INTERNET
Recentemente gira in internet la notizia secondo la quale alcuni non meglio precisati ricercatori, ponendo un uovo tra due cellulari in comunicazione, hanno osservato che dopo 25 minuti il guscio dell'uovo cominciava a scaldarsi. Dopo 40 minuti la parte bianca dell'uovo era solida. Dopo 65 minuti l'uovo era ben cotto (figura 3). Ecco come sono realmente andate le cose. Nel 2000 Charlie Ivermee mette in rete un articolo satirico nel quale due autrici immaginarie (S. Decantworthy e S. McCleanaugh) constatano come le nuove generazioni, pur non essendo abili in cucina, mostrano una eccezionale attitudine all'uso dei cellulari. Propongono così una guida per imparare a cucinare con il cellulare, nella quale spiegano come utilizzare due telefonini per cuocere un uovo. Nonostante la manifesta ironia ed il fatto che le due autrici neppure esistano, il pezzo inizia a diffondersi in rete.
In allegato: specifiche su telefonini e protesi acustiche
La notizia dell'effetto dei due cellulari desta preoccupazione: se è possibile cuocere un uovo, quali saranno gli effetti sul cervello? Continue riprese e rilanci contribuiscono ad un'evidente amplificazione e distorsione (si è arrivato a parlare di ricerche scientifiche) realizzando un tipico esempio di come una storia, che esprima una paura comune, riesca a fare breccia. Al solito, nessuno prova direttamente l'esperimento (nonostante ciò non presenti difficoltà di sorta) e tutti rimangono a contorcersi nel dubbio costruendosi un'opinione unicamente sulla base di quanto asserito da altri. Si aprono forum, nascono dibattiti. Lo stesso Ivermee, autore dello scherzo, dichiara di essere rimasto sorpreso di come il suo articolo sia stato preso sul serio e si sia diffuso.
In Italia la notizia appare sul Corriere della Sera On line nel febbraio del 2006, pochi mesi dopo sul blog di Beppe Grillo e quindi su numerosi siti di controinformazione. Nessuno, intanto, dice che la testa umana ha un volume maggiore di quello di un uovo (per fortuna), che simili esperimenti andrebbero condotti con l'ausilio di fantocci antropomorfi (vedasi ad esempio la guida Cei 211-7), che l'uovo può scaldarsi notevolmente anche al sole (al quale normalmente e naturalmente siamo esposti), che nessuno (o quasi) comunica contemporaneamente con due gsm, ed altre cose così. Una persona ragionevole, che non conosca la reale origine dei fatti e sia assalita dal dubbio, può evitare di far parte del gregge ed avere un atteggiamento costruttivo realizzando direttamente l'esperimento (con la convinzione della sua proficuità a fronte delle numerose ore inutilmente passate al cellulare). Tale strada deve, tuttavia, essere seguita prendendo diverse precauzioni.
Ad esempio, è necessario ipotizzare che i risultati ottenuti possano dipendere dal livello di campo presente e quindi effettuare l'esperimento in una zona di scarsa copertura onde costringere entrambi i telefoni a trasmettere alla massima potenza. È inoltre ragionevole supporre che anche la massa dell'uovo e la presenza o meno di un segnale audio in trasmissione possano modificare l'esito dell'esperimento. Monitorare esattamente queste condizioni ed annotarne i dati è fondamentale ai fini della ripetibilità dell'esperimento. Chi scrive ha tuttavia provveduto ad effettuare l'esperimento in maniera volutamente uguale a quella dei "ricercatori" di internet. Un uovo di circa 70 g è stato posto tra due cellulari (Nokia N70) in comunicazione reciproca. Per la valutazione del campo ci si è basati sul misuratore integrato nei due radiotelefoni. Nel luogo scelto per l'esperimento, prima dell'inizio di questo, esso indicava condizioni non ottimali ma sufficienti ad una conversazione (livello di 4 tacche su 7). L'audio della conversazione era fornito da un ricevitore radio fm, regolato a buon volume, posto nelle vicinanze dei cellulari mentre la temperatura dell'uovo è stata misurata con un termometro laser. Tra l'apprensione dei presenti, dopo un'ora e quindici minuti l'uovo aveva la medesima temperatura dell'inizio (figura 4). I cellulari non cuociono dunque le uova: con buona pace di tutti i maschietti che posseggono due cellulari ed hanno l'abitudine di tenerli nelle tasche destra e sinistra dei propri calzoni.
Se volessimo fare le cose per bene
Quando si parla di energia assorbita da materiale biologico occorre riferirsi ad un parametro noto come Tasso di Assorbimento Specifico sar (specific adbsorbtion ratio) misurato in Watt/Kg. Il sar viene determinato sperimentalmente mediante sonde miniaturizzate in grado di misurare il campo elettrico punto per punto all'interno di un assegnato volume di spazio. Nel caso del cervello umano occorre disporre di un fantoccio antropomorfo. Questo è costituito da un manichino, che realizza un contenitore anatomicamente simile alla testa umana, riempito con apposita soluzione semiliquida avente lo scopo di riprodurre le caratteristiche elettriche dei tessuti. Al fantoccio, in posizioni ben definite (figura 5), è accostato il telefono (figura 6) posto in condizione di irradiare la massima potenza su un canale prefissato mediante un simulatore di stazioni radio base (che ne imposta i parametri via radio). Durante l'esperimento, la sonda è collegata al ricevitore di misura e viene mossa nel materiale semiliquido posto all'interno della scatola cranica da un robot gestito da apposito software; il tutto avviene all'interno di una camera anecoica (figura 7).
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