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Energie rinnovabili in Italia, si torna a parlare di crescita sostenuta

Energy&Strategy Group, School of Management Politecnico di Milano ha presentato il Renewable Energy Report 2019

Energie rinnovabili in Italia: per la prima volta dopo diversi anni si torna a parlare di crescita sostenuta in Italia per il comparto delle rinnovabili, soprattutto per il fotovoltaico e l’eolico. A farlo è il PNIEC, il documento programmatico che il Governo ha messo a punto, sulla scorta degli obiettivi europei, per pianificare lo sviluppo del mercato dell’energia da qui al 2030. Le installazioni annuali previste sono nell’ordine dei GW, un’unità di misura che non si vedeva da tempo, e con un andamento di crescita nel periodo 2025-2030 decisamente superiore al passato.

Ci sono quindi tutti i presupposti per brindare al futuro? Non esattamente, mette in guardia il Renewable Energy Report 2019 presentato oggi dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. Le criticità sono molte e riguardano la reale fattibilità del piano: occorre gestire la volatilità dei prezzi attesi, lo storage è ancora lontano dall’essere economicamente competitivo e vi sono difficoltà concrete nell’intervenire sul “patrimonio” installato con azioni efficaci di revamping e repowering.

“Il PNIEC va corroborato con interventi normativi e regolatori che favoriscano la ripresa degli investimenti – commenta Vittorio Chiesa, Direttore dell’Energy&Strategy Group -. Il Rapporto fornisce un quadro ricco di dati, evidenze e stimoli alla discussione, anche grazie al contributo delle imprese partner che sempre più numerose collaborano alla stesura: ora la parola passa ai policy maker. La presenza del GSE, un’altra novità del 2019, sottolinea l’importanza della gestione dell’installato, determinante per raggiungere gli obiettivi”.

Il Renewable Energy Report 2019, alla quinta edizione, fotografa un momento molto particolare: l’attesa della nuova “corsa alle installazioni” che il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) fissa come obiettivo per l’Italia entro il 2030, una sorta di “allenamento” per una maratona che in oltre 10 anni dovrebbe portare a realizzare circa 40 GW di nuova potenza da rinnovabili.

La nuova potenza installata nel 2018 è stata di 1.162 MW, oltre 250 MW superiore (+28%) a quella dello stesso periodo del 2017: è l’eolico a fare la parte del leone con 511 MW, più del fotovoltaico che con 437 MW perde la leadership dopo anni; seguono l’idroelettrico con 140 MW e le biomasse con soli 74 MW. La potenza da rinnovabili supera dunque i 54 GW (37 GW se si esclude l’idroelettrico “storico”), ossia il 45% del parco di generazione italiano, pari a circa 118 GW e non incrementato nell’ultimo anno da fonti tradizionali.

Il PNIEC: gli obiettivi e le sfide per il futuro delle rinnovabili in Italia

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima  è il documento (non ancora definitivo) che determina le strategie dell’Italia per il periodo 2021-2030 in merito a decarbonizzazione, efficienza energetica, autoconsumo e generazione distribuita, sicurezza energetica ed elettrificazione dei consumi. Costituisce un aggiornamento rispetto a quanto previsto nella Strategia Energetica Nazionale, pubblicata a fine 2017, ma una volta approvato sarà vincolante.

Gli obiettivi di potenza installata per le diverse fonti rinnovabili al 2025 e al 2030 sono decisamente sfidanti: si punta fortemente su eolico (quasi il doppio rispetto al 2017) e soprattutto fotovoltaico (2,5 volte l’installato attuale). Questo comporta un aumento complessivo della potenza da fonti rinnovabili installata pari al 75%. Praticamente invariata la potenza idroelettrica (+2%), quella geotermica (+17%, ma su un contingente molto ridotto) e da biomassa, l’unica in calo (-9%).

Per quanto riguarda la generazione elettrica si prevede che questa aumenti del 65%, arrivando a coprire oltre il 55% dei consumi nazionali (stimati in 337 TWh al 2030). Per la generazione da fonte solare viene previsto un tasso medio annuo di crescita, nel medio termine, pari a +1,5 TWh/anno, accompagnato da circa 900 MW di nuove installazioni. Ancor più accentuato è l’incremento previsto tra il 2025 e il 2030: il tasso medio annuo di crescita delle installazioni dovrà essere pari a +4,8 GW/anno, mentre la generazione dovrà aumentare, in media, di 7,6 TWh/anno nel lungo termine. Sull’eolico si punta in modo deciso sin dai primi anni: +1,7 TWh/anno di energia prodotta nel 2019-2025, accompagnato da un aumento medio della potenza installata pari a +740 MW/anno. Nel secondo periodo si parla di +560 MW/anno per la potenza installata e +1,8 TWh/anno per la generazione.

“Sono obiettivi ambiziosi – commenta Chiesa – ma vanno raggiunti se si vuole ottenere il taglio delle emissioni di gas climalteranti stabilito a livello internazionale. Il Piano indica alcune misure: incoraggiare l’installazione di impianti di piccola taglia tramite quote minime di fonti rinnovabili nei nuovi edifici, con possibile estensione su quelli già esistenti; favorire l’autoconsumo attraverso l’evoluzione del meccanismo dello scambio sul posto e l’incremento della capacità installata di grande taglia; salvaguardare e potenziare gli impianti esistenti favorendo il repowering e il revamping; semplificare le procedure, ripartendo tra le regioni l’obiettivo nazionale”.

Il PNIEC: l’analisi critica della fattibilità

Nel Rapporto sono contenute simulazioni sull’evoluzione attesa del fotovoltaico e dell’eolico in assenza di strumenti normativi e regolatori addizionali rispetto a quanto oggi indicato nel PNIEC. Si tratta di due scenari per così dire “inerziali”, ottenuti sulla base di analisi numeriche condotte da Energy&Strategy Group e dall’articolato dibattito avuto con gli operatori del settore: il primo non prevede un apporto significativo delle attività di manutenzione, revamping e repowering; il secondo invece le considera.

Il quadro che emerge non è comunque positivo e si discosta notevolmente dagli obiettivi del PNIEC, soprattutto nel lungo periodo (2025-2030) e in modo particolare per il fotovoltaico. Secondo gli operatori, sono necessari provvedimenti che affrontino la sostenibilità economica degli investimenti, tenendo in debito conto anche la rischiosità legata all’andamento dei prezzi e la disponibilità di suolo necessaria a garantire l’installabilità della potenza prevista.

L’analisi del fabbisogno di suolo per le installazioni previste nel PNIEC

Oltre alla sostenibilità economica, che impatta in maniera differente su eolico e fotovoltaico (solo per impianti superiori a una certa caratura il primo è più conveniente del secondo), l’altra grande tematica da considerare negli scenari di sviluppo delle rinnovabili in Italia è il consumo di suolo, soprattutto prevedendo una forte crescita di impianti di grande taglia installati a terra. A dimostrazione dell’interesse per la tematica, si favorisce con incentivi l’uso di discariche chiuse e ripristinate, o cave non suscettibili di ulteriore sfruttamento estrattivo, o siti bonificati. Qualora queste non fossero sufficienti, il Rapporto ha calcolato quante aree agricole sarebbero necessarie.

Il potenziale reale delle aree dismesse potrebbe garantire tra i 5,3 e gli 8,4 GW per il fotovoltaico e meno di 1 GW per l’eolico, cioè rispettivamente tra il 20 e il 30% e tra il 7 e il 12% della nuova potenza prevista, senza operazioni di repowering. Bisognerebbe quindi attingere ad aree agricole, ma per l’eolico, considerando che nel Nord Italia difficilmente ci sarebbero siti disponibili, la superficie sarebbe ancora ampiamente insufficiente. Ciò dimostra ancora una volta l’importanza del repowering, soprattutto per l’eolico.

Lo scenario “desiderabile” per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia

“Le barriere che limitano lo sviluppo delle rinnovabili in Italia possono essere raggruppate in tre diverse categorie – spiega ancora il Direttore dell’E&S Group -: normative, di mercato/economiche, relative all’attuale configurazione del sistema elettrico.  Sia per le nuove installazioni sia per la gestione del parco installato sono presenti, in misura diversa, tutte queste criticità, che potrebbero essere superate attraverso provvedimenti di supporto. Anche solo una parte coordinata di essi darebbe vita, secondo le nostre stime, a scenari che abbiamo appunto voluto chiamare desiderabili, perché porterebbero al raggiungimento dell’obiettivo. In particolare, sono stati previsti due scenari di sviluppo, uno conservativo e uno più ottimistico: nel primo, si ha un forte apporto di revamping e repowering dell’installato attuale (50%) e nuove installazioni contenute; nel secondo, i rifacimenti hanno un peso ancora maggiore (fino al 70%) e le nuove installazioni sono più consistenti”.

Nello scenario 1 si superano gli obiettivi al 2025, ma poi non si tiene il passo con la ripida rampa di generazione prevista nel quinquennio successivo, arrivando a poco meno di 100 TWh al 2030 rispetto a 115 TWh. Nello scenario 2, l’ampio superamento al 2025 e una maggiore crescita nei 5 anni successivi permette il raggiungimento degli obiettivi al 2030 (poco meno di 120 TWh rispetto a 115 TWh).

“In entrambi gli scenari si può osservare l’importanza dell’apporto dei rifacimenti sulla generazione complessiva – conclude Chiesa -, praticamente equivalente a quello delle nuove installazioni e assolutamente necessaria al raggiungimento degli obiettivi. Agli operatori vanno dunque forniti gli strumenti, normativi, di mercato e più in generale di ‘sistema’, per effettuare revamping (in particolare per il fotovoltaico) e repowering (per l’eolico). Il potenziale per uno sviluppo delle rinnovabili in Italia è elevato, pochi Paesi possono contare su un parco così bilanciato. Al legislatore, soprattutto, e agli operatori la responsabilità di garantirne lo sviluppo futuro”.