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L’installatore in tribunale: quando il danno si paga alla “romana”

Aggiungi un posto al tavolo… degli imputati. Già perché di fronte a un vizio o a un malfunzionamento dell’impianto, scatta spesso la responsabilità solidale. Ma in questi casi chi paga? Scopriamo in un caso realmente avvenuto

L’installatore opera di regola in un contesto che vede coinvolti più soggetti. A titolo esemplificativo, si può dovere confrontare con progettisti, direttore dei lavori, appaltatori, subappaltatori… il che può implicare effetti anche significativi in termini di responsabilità legali. Perché in effetti tutti coloro che partecipano alla realizzazione di un’opera si assumono una serie di responsabilità, le quali possono generare ricadute a cascata sulle varie fasi del lavoro. È pertanto importante sapere valutare le varie fasi di attività, in modo tale da delineare correttamente le proprie responsabilità… e soprattutto evitare di assumersi quelle degli altri! Il che non sempre risulta di facile gestione, un po’ perché nella realtà operativa gli interventi finiscono con il sovrapporsi, ma soprattutto anche in quanto si può essere tentati di considerarsi esentati da responsabilità in quanto la “colpa” a prima vista è di qualcun altro. Con il rischio di trovarsi coinvolti in spiacevoli situazioni, come vedremo ne caso che ci interessa questa settimana.

A ciascuno il suo

Tutto cominciò quando si decise di effettuare una serie di interventi di progettazione ed installazione di un impianto da eseguirsi presso un edificio. I soggetti coinvolti sono i committenti, il progettista, direttore dei lavori, appaltatore, fornitore dei materiali installati. Di fronte al non corretto funzionamento dell’impianto e sul presupposto dell’erroneità del progetto, il committente chiama in giudizio (civile) il progettista, al fine di ottenere il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) subiti. Questi, costituendosi in giudizio, chiede ed ottiene la chiamata in garanzia anche degli altri partecipanti ai lavori, pertanto l’appaltatore, il direttore dei lavori nonché il fornitore dei materiali in quanto – a suo dire – diretti responsabili dei danni lamentati dal committente. Tutti i terzi chiamati – parimenti al progettista – escludono la propria responsabilità in relazione ai vizi ed ai malfunzionamenti denunciati dal committente, indicando come responsabili le altre parti e formulano comunque eccezione di prescrizione e di decadenza in relazione alla tardiva denuncia dei vizi stessi. La consulenza tecnica ordinata dal giudice evidenzierà che i vizi ed i malfunzionamenti dedotti dal committente sono certamente esistenti, tanto che neppure il convenuto principale ed i terzi chiamati in garanzia la contestano, limitandosi ad affrontare la quantificazione dei vizi e la loro addebitabilità alle singole parti processuali.

Di chi è la colpa?

Di tutti, a quanto pare. Sulla base dell’assunto di cui sopra, si viene a ritenere che tutti soggetti in giudizio siano, a vario titolo ed in misura diversa, direttamente o indirettamente responsabili della causazione dei vizi. Il progettista viene identificato quale principale responsabile, avendo errato sia inizialmente nel valutare le caratteristiche dell’impianto, sia successivamente nel convalidare le modifiche impiantistiche non idonee al corretto funzionamento dello stesso. Tuttavia anche l’installatore (appaltatore) non va esente da responsabilità. E questo in quanto con la propria opera avrebbe convalidato scelte palesemente in contrasto con le buone tecniche impiantistiche, senza mai sollevare eccezioni di sorta, anche quando le carenze funzionali risultavano palesemente evidenti. Ma ne abbiamo anche per il fornitore dei prodotti installati, il quale a seguito di sopralluogo effettuato per rilevare le carenze funzionali lamentate, non metteva in evidenza il palese difetto di installazione, venendo così a non sollevare a propria volta eccezioni. Abbiamo scordato il direttore dei lavori? Certamente no, anche quest’ultimo si trova ad essere responsabile per avere fornito indicazioni sulla collocazione di parti dell’impianto in contesti incompatibili ad un corretto funzionamento delle stesse.

Il ruolo dell’installatore…

Se il progettista deve rispondere per gli errori dell’opera progettuale a lui direttamente riconducibili, con lui risponde in solido l’installatore sia nel caso in cui egli si sia accorto degli errori e non li abbia tempestivamente denunciati al committente, sia nel caso in cui lo avrebbe potuto fare con l’uso della normale diligenza e delle normali cognizioni tecniche. E questo in ossequio a quel margine di autonomia dell’appaltatore che residua anche in presenza di un progetto redatto da un terzo, per cui l’installatore deve attenersi alle regole dell’arte e di assicurare alla controparte un risultato tecnico conforme alle esigenze, eliminando le cause oggettivamente suscettibili di inficiare la riuscita della realizzazione dell’opera. Di regola infatti l’appaltatore è esentato da responsabilità solo ove dimostri che gli errori non potevano essere riconosciuti con l’ordinaria diligenza richiesta all’appaltatore stesso – ovvero nel caso in cui, pur essendo gli errori stati chiaramente prospettati e denunciati al committente, questi ha comunque imposto (anche indirettamente, tramite il direttore dei lavori) l’esecuzione del progetto ribadendo così le istruzioni date. Con la conseguenza che degli errori progettuali risponde anche l’appaltatore.

… E degli altri

Analoghe considerazioni sono state svolte con riferimento al fornitore del materiale il quale non si è limitato a venderlo ma ha anche proceduto ad un sopralluogo senza segnalare le evidenti carenze funzionali e l’impossibilità del corretto funzionamento dei prodotti stessi. (Se lo avesse saputo non sarebbe andato…) Ed anche il direttore dei lavori – il quale non risponde nei confronti del committente solo nel caso in cui i vizi derivino dal mancato rispetto del progetto, in quanto anche nel caso in cui i vizi derivino da carenze progettuali ha l’obbligo di controllare che le modalità dell’esecuzione dell’opera siano in linea con le regole della tecnica – dovrà conseguentemente rispondere per quanto di propria competenza.

E se si fosse prescritto il tutto?

Nel caso che qui interessa non sono ritenute fondate le eccezioni di prescrizione e decadenza. In particolare, l’impegno dell’appaltatore di provvedere all’eliminazione dei vizi dell’opera, implica il riconoscimento unilaterale dell’esistenza dei vizi stessi e costituisce un’obbligazione nuova rispetto a quella ordinaria, svincolata dai termini di decadenza e di prescrizione di cui all’art. 1667 c.c. (rammentiamolo, di 2 anni) e soggetta invece al termine ordinario di prescrizione decennale. Prudenza pertanto, perché tale impegno potrebbe essere assunto anche tramite comportamenti concludenti (e pertanto senza riconoscimento formale).

Le responsabilità

Alla luce delle disposizioni codicistiche, ed in particolare dell’art. 2055 c.c., qualora il danno sia provocato da più soggetti per inadempimenti rispetto a diversi contratti intercorsi tra ciascuno di essi ed il danneggiato (in questo caso, il committente) in base alla responsabilità solidale dei debitori, il creditore può rivolgersi a ciascuno dei danneggianti per ottenere il risarcimento di tutto il danno. Ovviamente il debitore escusso ha successivamente regresso verso ciascuno degli altri responsabili per la ripetizione della parte da ciascuno di essi dovuta, che in mancanza di un accertamento contrario deve presumersi uguale per tutti. Ma quando scatta la responsabilità solidale? Al fine di configurarla è sufficiente che le azioni o le omissioni di ciascuna delle parti abbiano concorso in modo efficiente a produrre l’evento, senza che rilevi il fatto che costituiscano autonomi fatti illeciti o violazioni di norme giuridiche diverse. In questo caso, tuttavia, il committente aveva convenuto in giudizio il solo progettista, senza estendere la domanda anche agli altri soggetti chiamati in garanzia. Di conseguenza il progettista deve essere condannato a risarcire il danno patito dal committente, ed avrà poi diritto di regresso verso le altre parti in una misura calcolata sulla base del contributo causale di ciascuno alla produzione dell’evento.