Attualità

Luci e ombre sulla Smart City

Le applicazioni di Smart City continuano ad avere un peso limitato nel mercato IoT: 230 milioni di euro, pari all’8% del totale. Fatta eccezione per alcuni ambiti circoscritti, il potenziale italiano della città intelligente resta ancora bloccato

“La Smart City in Italia è ancora in cerca d’autore: sono tante le sperimentazioni avviate, ma rimangono poco integrate tra loro e in molti casi senza una chiara strategia di sviluppo del territorio – afferma Giulio Salvadori, Ricercatore dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.

 

Fatta eccezione per alcuni ambiti circoscritti – ad esempio il trasporto pubblico con 200.000 mezzi monitorati da remoto e l’illuminazione intelligente con 650.000 pali della luce connessi – il potenziale italiano è ancora in larga parte inespresso.

I possibili ambiti applicativi dell’Internet of Things, da cui tutti trarrebbero benefici, riguardano la gestione dei parcheggi, con il monitoraggio delle strade che possa poi guidare l’automobilista verso il posto libero più vicino, lo smart building, per controllare funzionamento e regolazione di sistemi di riscaldamento, raffreddamento e illuminazione, con riscontri positivi in termini di risparmio. Poi la raccolta rifiuti, per organizzare la fase di raccolta sulla base delle effettive esigenze evitando dunque procedure inutili, e l’illuminazione, che prevede il passaggio al led e il telecontrollo in modo da ridurre i consumi.

Tutti questi progetti, inoltre, ripagherebbero l’investimento iniziale grazie all’entità dei benefici conseguenti.

 

L’indagine svolta sui comuni italiani ha però messo in luce come gli ostacoli posti a realizzazioni di questo tipo siano sempre i medesimi: risorse economiche scarse, mancanza di competenze adeguate e, soprattutto, modelli di governance poco chiari.

La maggior parte delle iniziative, dunque, si arena dopo la prima fase di sperimentazione.

 

Inoltre la frammentazione delle soluzioni proposte e la difficoltà di integrazione dei dati che provengono da diverse sorgenti non incoraggiano il successo di questi progetti.

A questo scenario si aggiunge il fatto che ancora oggi circa il 40% degli abitanti delle città medio-grandi non ha mai sentito parlare di Smart City.

Per superare questa situazione di stallo si dovrebbe partire non solo da un’attenta analisi delle esigenze specifiche del territorio, ma, in primo luogo, da quelle dei cittadini.

È poi necessario mostrare loro il valore, i vantaggi e i benefici derivanti da una città intelligente, per incentivarne la fiducia. Gli abitanti devono quindi diventare la fonte di innovazione, e i servizi intelligenti non devono cambiare le abitudini, ma piuttosto imparare e svilupparsi da esse.

 

Per Giulio Salvadori, dunque, “perché la Smart City diventi realtà è necessario formulare una strategia nazionale condivisa: bisogna stabilire impegni e priorità per i comuni cercando di trovare il giusto compromesso tra l’attuale ‘anarchia’ dei progetti e un’eccessiva centralizzazione”.